La Figc ha bisogno delle scommesse, richiesta al Governo – CdS

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25 Marzo 2020, 10:18
Gabriele Gravina presidente FIGC
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Il “Corriere dello Sport” riporta che la Figc vuole chiedere al governo una revisione del Decreto Dignità: servono gli sponsor del betting.

RICHIESTA AL GOVERNO – Le scommesse possono dare una bella mano al mondo del calcio. Sia quelle che vengono fatte dai singoli cittadini, che da una “puntata” azzeccata sperano di vincere un bel gruzzoletto, sia dalle aziende di scommesse in sé, che per anni hanno investito in sponsorizzazioni dei club per avere pubblicità. Il percorso che dovrebbe portare alla doppia svolta in aiuto del pallone è appena iniziato e serve un doppio assist da parte del Governo che comunque da venerdì inizierà a studiare il fascicolo in arrivo della Figc.

PROBLEMA DIGNITA’ – E’ noto che il Decreto Dignità (varato nell’agosto del 2018 dal primo Governo Conte, con Di Maio allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico), ha vietato in Italia qualsiasi forma di pubblicità, diretta o indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro. Tale divieto, applicato anche al calcio dall’allora governo gialloverde, ha creato parecchi malumori tra i presidenti oltre a non scoraggiare, dati alla mano, i veri ludopatici. Ecco perché è nata la richiesta all’Esecutivo di cancellare o quanto meno di rivedere quel decreto. Il sistema calcio nel suo complesso senza le partnership con il mondo delle scommesse ha avuto un danno stagionale di 100 milioni di euro. Più o meno. La cifra si raggiunge sommando alle sponsorizzazioni evaporate per i club di A a quelle di tutte le altre società, delle Leghe, della Figc e all’indotto generato con gli spazi pubblicitari in tv, periodici ecc legati a questo sport.

ESCAMOTAGE – I club qualche “scappatoia” per limitare i danni l’hanno trovata come per esempio quella di dare visibilità a dei portali di contenuti aventi però i nomi delle società stesse di scommesse (l’Inter con Bwin.tv) oppure con sistemi di pagamenti legali sempre alle aziende di betting (il Milan con Snai Pay). Altri, come per esempio la Juventus (Tenbet), la Roma (Awc-bet) e il Bologna (Jbo), invece, hanno stretto accordi con realtà operanti al di fuori del territorio italiano. Di certo però non poter fare contratti con aziende che lavorano in Italia ha tolto tutta una serie di opportunità che avrebbero magari fruttato bei soldi visto che sulle maglie sono stati ricavati spazi per partnership minori (sulla manica o sul retro).

ACCORDI ALTROVE – E le aziende di betting, non potendo più accaparrarsele in Italia, hanno deciso di andarle a cogliere l’occasione all’estero. Una conferma si ha dal Report Calcio 2019 presentato dalla Figc: al 31 dicembre 2018 i club di A con un accordo con aziende di betting erano 15, adesso zero. Nel 2019-20 la Roma ha dovuto togliere dalle maglie da allenamento il marchio Betway che garantiva 4 milioni a stagione, la Lazio ne ha persi 5 rinunciando a Marathonbet e il Torino ha tolto dal bilancio il milione di SportPesa. In tutto una decina di milioni solo limitandoci a queste 3 società. All’estero si fanno meno problemi, soprattutto in Inghilterra dove i club della Premier fanno autentiche fortune con le aziende di scommesse (Betway per esempio versa oltre 10 milioni di sterline a stagione nelle casse del West Ham; il totale stagione delle 20 formazioni si aggira sui 70 milioni).

FONDO PER GLI STADI – E poi c’è il capitolo delle scommesse: il calcio professionistico è il principale contributore del sistema sportivo visto che il volume delle giocate sul mondo del pallone tra il 2006 e il 2018 è addirittura quadruplicato superando quota 9 miliardi tra rete fisica (3) e on line (6). Il gettito per l’Erario è di 211 milioni (dato sempre di ReportCalcio). Una percentuale di questa cifra, è l’idea del sistema calcio, dovrebbe rientrare alle società che potrebbero destinarla a un fondo per la creazione di nuovi stadi. Sarebbe una specie di cassaforte da aprire per migliorare gli impianti e vendere un prodotto più attrattivo. Serve però l’ok del Governo a una richiesta che era stata avanzata, senza successo, anche in passato.


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