Avv. Grassani: “Taglio stipendi è legge! Oltre il 30 giugno? Buon senso”

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24 Marzo 2020, 10:23
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A seguito dell’emergenza Coronavirus (Covid-19), il discorso stipendi e crollo economico è uno dei temi che riguarda il mondo dello sport e in particolare del calcio, in Italia. Di questo, dei contratti e del campionato oltre giugno ne parla l’avvocato Mattia Grassani – esperto di diritto sportivo – nel corso di un’intervista al “Corriere dello Sport”. 

OLTRE GIUGNO – L’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, dice la sua riguardo il prolungamento della stagione oltre il mese di giugno: «Questa fattispecie non è codificata nello Statuto, nelle Noif e nel Codice di Giustizia Sportiva, trattandosi, quella che stiamo vivendo, di una situazione eccezionale. Come tale, il potere compete al presidente della Figc, con ratifica, preventiva o successiva, del Consiglio Federale. In presenza di circostanze straordinarie occorre intervenire con strumenti straordinari, e quello della extension della stagione dopo il 30 giugno lo è sicuramente. Il provvedimento, poi, dovrebbe essere trasmesso alla Uefa e alla Fifa, le quali potrebbero esercitare, in astratto, un diritto di veto per motivate ragioni, ma mi sento di escluderlo sin d’ora. Si può fare tutto in meno di una settimana. Serve il buon senso di tutte le componenti e il benestare di tutte le categorie di lavoratori sportivi per la prosecuzione, nel mese di luglio e, se necessario, di agosto».

STIPENDI – In riferimento al prolungamento della stagione e all’emergenza Coronavirus (Covid-19), l’avvocato Grassani parla inevitabilmente anche del tema stipendi per quanto riguarda i giocatori: «È la validità di contratti (al 30 giugno) a destare le maggiori preoccupazioni, soprattutto in presenza di prestiti o rapporti a scadenza. Per giocare fino a luglio va sottoscritto un protocollo di intesa tra Figc, Leghe e sindacati sportivi per condividere la proroga dei contratti sino all’esaurimento di tutte le gare. Il taglio degli stipendi è nella legge. Se tutte le attività sono state interrotte per provvedimento dell’autorità statuale, non vedo come un club possa essere tenuto a corrispondere l’intero emolumento ad un atleta che non si sia allenato, non sia andato in ritiro, non abbia giocato gare ufficiali, non abbia seguito riunione tecniche. Si tratta del classico esempio di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Per risolvere questo problema, che poi problema non è, basta davvero un tavolo, un foglio di carta ed una penna. Una mano firma ma rappresenta tutti. Chi ama il calcio sa cosa scriverci sopra. Sulla percentuale non entro in merito perché potrei anticipare strategie e giudizi futuri. La decurtazione però è già legittima adesso per il periodo di inattività e sarà applicabile sia qualora il campionato non riprenda sia qualora riprenda».

Fonte: Corriere dello Sport.


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