ESCLUSIVA- Rossi: “Tv, giocatori, Milan e Inter: la vedo così”

Articolo di
19 marzo 2015, 13:00

Ultima parte della chiacchierata, in esclusiva per Inter-news.it, con Gian Luca Rossi. Si parla ancora di Inter, comunicazione, televisione e espansione del brand. Tutto d’un fiato fino alla fine nello stile inconfondibile che lo ha reso famoso tra il popolo interista:

Tre giocatori che vorresti sempre in trasmissione e tre che non vorresti mai a meno che non ti puntassero una pistola alla tempia…

«Vorrei sicuramente Boban perché è uno che parla e dice le cose come stanno. Vorrei avere anche Vieri che mi fece fare un grandissimo scoop quando disse in diretta “non gioco perché Zaccheroni è un fallito”. Ci abbiamo lavorato per 15 giorni. A me piacciono quelli che parlano, un’altro che magari non era molto simpatico ma diceva le cose chiare era Cambiasso. I giocatori che vuoi in trasmissione sono quelli che fanno casino. Zanetti, pur essendo un mio idolo, un Milito o un Samuel…son persone che non ti danno il titolo. Giornalisticamente hai bisogno di gente che ogni volta che apre bocca faccia casino. Uno come Mourinho è la manna per qualsiasi giornalista mentre uno come Gigi Simoni, bravissimo uomo e lo chiamiamo spesso in trasmissione, non regge il confronto. La partita che si fa in trasmissione è come una partita di calcio e quindi è chiaro che se ti adagi sullo 0 a 0, sul “tu dici la tua e io dico la mia”, devi trovare chi comunque la trasmissione te la cambia da un momento all’altro. L’ospite che sogno è quello che mi incasina la scaletta e mi costringe a dire “porca miseria mi tocca rifare tutto”. Chi mi fa terminare la trasmissione così come l’avevo pensata è “normale”. I calciatori li vorrei tutti perché sono competenti mentre tendo a volere meno il tifoso perché reagisce ogni cinque minuti e non è competente. Questo è un paese di sportivi seduti, di gente che non fa sport e quindi pensa che il portiere, ad esempio, sia sempre infallibile e che l’allenatore bravo è quello che vince sempre la Champions»

107 anni di Inter e una vita da tifoso: se chiudi gli occhi e pensi all’Inter qual’è il momento, il flash istantaneo, che ti viene subito in mente?

«Sicuramente l’inizio della mia carriera nell’ ’88- ’89. Prima trasferta di lavoro a Verona, 16 ottobre 1988. Gli anni eroici in cui tutto era più umano ma è chiaro che se chiudo gli occhi vedo Barcellona e Madrid, semifinale e finale di Champions League 2010. Mi considero un “supporter” e non un tifoso nel senso che se l’avversario vince io faccio i complimenti. Non sono il tifoso classico. Un episodio che pochi conoscono che ricordo con piacere: quando l’Inter uscì con il Lugano, a Telelombardia decidemmo di seguire la Juventus in Europa quella stagione. Arrivo fino a Roma con la finale di Champions vinta contro l’Ajax: la mia prima Champions League vinta “da giornalista” è quella con la Juventus sempre il 22 maggio… La notte di Madrid non teme confronti. Mi ricordo che non riuscivo a tornare in albergo perché ogni volta che salivo sul taxi vedevo dei tifosi che mi fermavano. Scendevo e cantavamo e il tassista si arrabbiava. Lo pagavo e lo salutavo. Insomma avevo l’albergo vicino e ci sono arrivato alle 6 del mattino. Pazzesco! Chi va a vedere una finale di Champions League e la vince porterà per sempre il ricordo dentro di lui», racconta Rossi.

Un aggettivo per Mancini e uno per Mazzarri…

«Mancini direi “manager” o meglio “manageriale” perché è cresciuto moltissimo in questi 10 anni ed ha la statura per fare il manager. Mazzarri direi “timoroso”. L’ho difeso moltissimo lo scorso anno quando era senza società però devo dire che quest’anno aveva più o meno quello che voleva e stranamente ha perso le misure. Timoroso di confrontarsi con realtà che sono troppo stressanti per lui. È brutto da dire ma era inadeguato per l’Inter», sostiene Rossi.

Hai sempre sostenuto l’abilita del Milan nel saper condizionare i tifosi con il proprio apparato mediatico. Secondo te l’Inter è cambiata da questo punto di vista come comunicazione da quando è arrivato Thohir?

«Un pochino si. Per esempio inserire sull’ home page del sito nerazzurro l’acquisto di Vidic sottolineando che aveva 52 presenze in Champions League, senza dire che tutti gli altri nella rosa non ne avevano 52 tutti insieme, era un presentare bene la cosa. Anche la vicenda del film su Zanetti è stata gestita bene. Il Milan fa della propaganda tipo “minculpop”. Il problema è che poi ti si ritorce contro. Nel 1908 una parte del direttivo del Milan fuoriesce per fondare l’Inter con una mentalità più aperta anche agli stranieri. Espressione della Milano bene, la borghesia bene che decide di fondare l’Inter. Ancora oggi il tifoso interista vero, quello storico, se ci fosse un’Inter in serie B sarebbe capace di andare in montagna e non andare a vedere la sua squadra. Io non mi faccio usare dalla mia passione: il tifoso interista non compra a scatola chiusa, il tifoso dell’Inter se lo tradisci è capace di ignorarti. Quello del Milan va dietro a tutti. Un certo tipo di comunicazione come quella rossonera non avrebbe nemmeno avuto senso all’Inter. Ci ha provato uno scrittore, che seguo molto quando non parla di calcio, come Beppe Severgnini: da quando l’Inter ha iniziato a vincere ha smesso di scrivere libri sull’Inter perché è il classico tifoso intellettualoide nerazzurro che sostiene quanto sia bello perdere, “noi i nuovi poeti decadenti”. Bello perdere un cavolo...io non sopporto nemmeno troppo questa cosa della Pazza Inter. La vera squadra non è pazza, l’Inter di Mancini prima e Mourinho poi non era pazza. Una squadra calcolatrice e cinica che vinceva le partite e i campionati e le coppe. Quando inizi a dire che la tua squadra è pazza vuole dire che non è all’altezza!»

Fai un sacco di viaggi: hai potuto notare recentemente se il brand Inter sta prendendo piede un po’ di più?

«Non particolarmente. Sono stato in Cina e in India e ho verificato, girando il mondo, che questa panzana che raccontano che il Milan, ad esempio, sia conosciuto in tutto il mondo non è poi così vera. Nel mondo si segue la squadra che vince in quel dato momento. La Juventus non ha ancora la dimensione europea e questo la penalizza. Ora hanno tutti la maglia del Real Madrid e del Bayern. L’unico club che ha fatto un ottimo lavoro che resiste nel tempo,al di là delle vittorie, è il Manchester United. La loro maglia tu la trovi anche nell’oasi del deserto. La verità è che il brand aumenta la sua visibilità solamente con le vittorie. Se vinci la Champions League il prossimo anno, per almeno due anni ti garantisci notorietà internazionale. Non c’è niente da fare. Oggi Cristiano Ronaldo, Messi e Mourinho sono i personaggi più importanti. Se capiti nell’Illinois non sanno chi sia Mancini ma Cristiano Ronaldo, Messi e Mourinho, anche se non seguono il calcio, li conoscono», conclude Rossi.

A conclusione di questa lunga intervista non possiamo che ringraziare Gian Luca Rossi per gli aneddoti e le riflessioni che ha voluto condividere con noi e con i lettori di Inter-news.it. Disponibilità e cortesia notevoli dimostrate nel corso della chiacchierata che hanno permesso di raccontare uno spaccato di vita interista davvero interessante!

Inter-news.it - Google News Inter-news.it - New Now





ALTRE NOTIZIE