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ESCLUSIVA – Collovati: “Inter, con Lukaku difficoltà Milan! Fermare Ibrahimovic…”

Collovati è un doppio ex di Inter-Milan, avendo giocato il derby con entrambe le maglie. Intervistato in esclusiva da Inter-News.it ha parlato della stracittadina di domenica (così come di quando era lui giocatore) e dei protagonisti, come Lukaku e Ibrahimovic ma non solo.

DERBY IN ARRIVO – Tre giorni al derby e sale l’attesa. Chi ha giocato ben diciassette volte la stracittadina è Fulvio Collovati: nove col Milan, dov’è stato fra il 1976 e il 1982, e otto con l’Inter, dove si è trasferito dopo la seconda retrocessione rossonera rimanendo fino al 1986. Il Campione del Mondo del 1982 parla in esclusiva a Inter-News.it di vari temi, trovando altri protagonisti in vista di domenica diversi da Romelu LukakuZlatan Ibrahimovic.

Iniziamo con il chiederle cosa ne pensa di questa prima parte di stagione dell’Inter: si aspettava un rendimento così alto già al primo anno di Conte?

Beh direi di no. Adesso quelli che dicono “Sì me l’aspettavo perché c’è Conte” non sono obiettivi. È vero che Conte al primo anno alla Juventus è passato dal settimo posto allo scudetto, ma ora c’è da misurarsi con una Juventus diversa e con le squadre romane che sono cresciute. Francamente non mi aspettavo un andamento così, è andato oltre alle aspettative. Devo essere sincero.

Chi la sta stupendo tra i giocatori dell’Inter? C’è qualche sorpresa che non si aspettava?

Ci sono dei giovani su cui si può puntare per il futuro. Uno di questi è Bastoni, l’altro è Barella e un altro può essere Lautaro Martinez, sempre che non se ne vada dall’Inter. Questo bisogna dirlo. Sono tre giovani che formano la spina dorsale: un difensore, un centrocampista e un attaccante. Poi su questo si può iniziare a costruire, perché ci sono Skriniar, de Vrij, a centrocampo c’è anche Sensi. È una squadra in cui sono stati inseriti alcuni giocatori esperti ma anche giovane, Lukaku stesso non è vecchissimo. Ma come sorprese direi Barella e Bastoni in questo campionato, ma anche Lukaku: chi l’avrebbe detto che si sarebbe integrato così nel nostro campionato…

A proposito di giocatori talentuosi, non possiamo non parlare di Eriksen. Secondo lei riuscità tatticamente a trovare il ruolo in cui esaltarsi al meglio o un giocatore come lui non ha problemi ad adattarsi a qualunque sistema? Ci vorrà un po’ di tempo?

Secondo me ci vorrà giusto il tempo dell’inserimento, più che altro per capire quale sarà la sua posizione futura. Faccio un esempio: in Inghilterra ha sempre giocato alle spalle delle punte, all’Inter un giocatore che si inserisce molto è Barella. Che non a caso è stato protagonista di due-tre gol. Bisognerà capire se Conte sacrificherà Barella in una posizione più arretrata per fare giocare lui più avanti o se farà il contrario. Sono giocatori di qualità, però secondo me questa è una cosa da risolvere. Eriksen è molto bravo, non bisogna portarlo molto lontano dalla porta.

E non bisogna neanche farlo stancare troppo in fase di non possesso…

Bisogna farlo giocare più a ridosso delle punte. Però in questo caso si penalizza un pò Barella che ha facilità di tiro, di inserimento e spesso fa gol. Bisogna vedere Conte cosa vuole fare, ci vorrà un po’ di tempo più per l’inserimento tattico che per il giocatore in sé.

Passiamo al derby: chi può essere l’uomo decisivo, sponda Inter?

In assenza di Lautaro Martinez, penso ancora Lukaku. Magari potrei dire Sanchez, se giocherà. Però penso che la difesa del Milan, con un tipo di giocatore potente come Lukaku, possa andare in difficoltà.

Ricollegandoci alla sua risposta: quanto perde l’Inter senza Lautaro Martinez?

Molto. Specialmente in una partita come questa. Perde molto perché lui e Lukaku sono complici: quando uno gioca centrale l’altro si allarga, e viceversa. C’è questa complicità, questa interazione tra i due. Sanchez invece arretra, ma è diverso arretrare rispetto ad allargarsi e andare negli spazi. Lukaku e Lautaro Martinez mantengono sempre la posizione offensiva, per cui uno va a destra o a sinistra e l’altro sta al centro. Invece Sanchez arretra per caratteristiche sue, per cui c’è il rischio che l’Inter perda un po’ di profondità.

C’è la possibilità che il Milan possa mettersi a specchio, come ha fatto per esempio il Cagliari di Maran? O i rossoneri non si snatureranno?

Probabilmente è quello che farà. Se il Milan andrà all’arrembaggio faciliterà il gioco dell’Inter, che si esprime meglio di rimessa. A Udine i nerazzurri hanno cominciato a vincere quando l’Udinese ha iniziato a pensare, dopo sessanta minuti, che la partita si poteva anche vincere. E lì l’Inter ha punito. Per cui non penso che il Milan farà l’errore di concedere il fianco all’avversario. Può succedere, in campo poi si diventa poco razionali e si va d’istinto. Però io da allenatore non commetterei l’errore di andare allo sbaraglio con l’Inter.

Lei prima ha citato Bastoni tra le sorprese di questa stagione: quanto peserà la sua assenza? Come lo rimpiazzerebbe per marcare Ibrahimovic, con Godin o magari D’Ambrosio nei tre dietro?

Io penso che giochi Godin: contro Ibrahimovic bisogna mettere i giocatori forti di testa. La difesa fino ad adesso ha funzionato così: si sono intercambiati Godin e Bastoni, gli altri due sono stati inamovibili. Per cui non penso che Conte faccia dei cambiamenti sotto questo aspetto.

Come si ferma Ibrahimovic? Può ancora essere decisivo anche in una partita così importante?

Un fuoriclasse, com’è Ibrahimovic, può essere decisivo sempre. Visto che lui ha questa stazza fisica ed è bravo a coprire la palla con il corpo, non bisogna farsi prendere dalle ansie. Tutto lì. Magari anche fargli prendere il pallone, ma senza farsi prendere dall’ansia di andare in anticipo perché altrimenti si fa scudo con il corpo e prende fallo, spizza di testa… Per il Milan Ibrahimovic è stato un valore aggiunto.

Ibrahimovic può essere anche il catalizzatore, lasciando anche più liberi mentalmente gli altri…

È quello che è sucesso. Senza di lui, l’attenzione va su un giovane come Rafael Leao, su Rebic o su altri giocatori giovani. Con Ibrahimovic l’avversario si sposta, perché non lo si marca da solo: lo si marca in due perché lo si teme. C’è più attenzione su di lui, per cui gli altri sono anche più liberi mentalmente di poter agire.

Visto che ha vissuto il derby con entrambe le maglie: cosa significa per un calciatore la sfida tra Inter e Milan e come si viveva l’attesa ai suoi tempi?

Entra in gioco la personalità e il carattere della persona. Io li ho sempre vissuti con grandi ansie, ho avuto l’occasione di giocare in entrambe le squadre quindi lo sentivo ancora di più. Passare da una squadra all’altra non è stato facile: ho vissuto dei pathos, delle ansie, delle tensioni. È una stracittadina, quest’anno può valere anche il campionato. Per l’Inter vale la corsa allo scudetto, per il Milan significa una ripresa perché da quando ha giocato titolare Ibrahimovic, tranne domenica che non c’era, ha sempre vinto. Per tutte e due ha valore, come lo era ai miei tempi: è il valore della stracittadina, è il valore di due squadre che si sono sempre misurate. Anche se, per entrambe, la partita più sentita era sempre quella contro la Juventus.

Anche per il Milan?

Abbastanza…

Come ha detto, lei è passato da una squadra all’altra di Milano. Come ha vissuto questa cosa? Ci può raccontare com’è andata?

Stiamo parlando di trentotto anni fa, il calcio non era come adesso dove c’è la libera circolazione. Il cartellino del calciatore era legato alle società, per cui non è stata solo una mia decisione ma è stata una cosa condivisa con entrambe società. Poi rischiavo di perdere la Nazionale: da lì c’è stata questa scelta. Quando c’era la sosta per le nazionali, la Nazionale giocava di sabato e la Serie B di domenica: non potevo fare entrambe le cose, rischiavo di perdere la Nazionale. Per un anno l’ho fatto (la prima partecipazione in Serie B del Milan, ndr), poi basta. Con il Mondiale del 1982 penso che sia andata bene così…

Quando giocava lei c’era una differenza tra i tifosi di Inter e Milan? Anche durante le partite…

Devo dire che sono stato apprezzato da entrambe le tifoserie, ho fatto anche il capitano del Milan. Poi è evidente che se passi da una sponda all’altra il tifoso non va a sindacare il perché è avvenuto questo trasferimento, vede solo il trasferimento e ti considera un traditore. Non sa quello che c’è stato dietro.

Capitolo San Siro: lei ha vissuto i derby, domenica si preannuncia il tutto esaurito. Deve prevalere più una visione romantica o uno sguardo verso il futuro, anche facendo scelte difficili?

Io sono molto moderno in questo, nel senso che ritengo sia giusto che una città come Milano abbia anche due stadi. Ho girato il mondo: in Inghilterra ogni società ha il suo stadio, in Spagna il Real Madrid ha il Bernabéu e l’Atlético Madrid ne ha un altro. Ritengo che una città come Milano, diventata ormai una città mondiale e molto newyorkese, possa permettersi un altro stadio. Senza però dismettere San Siro, che è un museo del calcio italiano.

A cosa si sta dedicando ora?

In questo preciso momento c’è questa nuova startup, www.talentocalcio.it, che è un sito dove le giovani promesse hanno le possibilità di mettersi in mostra foto e video. È una vetrina attraverso la quale si faranno selezioni e che permette di accedere a dei provini. C’è la possibilità di realizzare il proprio sogno: nella vita non si può mai sapere…

Se avesse mandato un video Esposito sarebbe stato preso?

Sicuramente si sarebbe visto subito il talento e sarebbe stato oggetto di selezione da parte dei nostri osservatori. Il talento si vede subito e lui ce l’ha.

Si ringrazia Fulvio Collovati per la disponibilità mostrata nell’intervista. La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è consentita solo previa citazione della fonte (Inter-News.it) e inserendo il link al contenuto originale.

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