Titolo: “Come buttare l’ennesima stagione” – Dirige: L’Inter

Articolo di
29 gennaio 2018, 15:53

Un’altra domenica calcistica è trascorsa facendosi il sangue amaro prima, per poi alleviare la delusione nerazzurra “grazie” ai risultati degli altri campi, quelli attualmente impegnati e interessati al piazzamento in Champions. La sfida con le romane terrà tutti con il fiato sospeso fino a fine stagione, ma il nemico che deve combattere l’Inter è all’interno: quell’Inter che non è più tale

QUARTO POSTO – Archiviata la 22a giornata di campionato, la classifica della Serie A vede l’Inter tra due fuochi: Napoli 57, Juventus 56, Lazio 46, Inter 44, Roma 41, Sampdoria 37, Milan 34. Nonostante la clamorosa flessione successiva al 5-0 sul ChievoVerona (15a giornata giocata il 3 dicembre 2017, quando i punti erano già 39 e bastavano per il primo posto), la squadra di Luciano Spalletti si trova ancora al quarto posto, a inseguire chi viaggia da sempre senza mai frenare (Napoli e Juventus) e inseguita da chi ha appena ricominciato a correre (Sampdoria e Milan). I due fuochi sono entrambi romani: la Lazio davanti, la Roma dietro. Entrambe sconfitte, proprio da chi è dietro (Milan per i biancocelesti e Sampdoria per i giallorossi). E l’obiettivo è comune: un posto per qualificarsi alla prossima edizione della Champions League. Il quarto posto basterebbe, ma l’Inter deve fare attenzione alle già citate romane, che sono molto attrezzate e desiderose di piazzarsi dietro le due squadre in lotta per lo scudetto: si punta il terzo posto, si teme il quinto.

PUNTI BUTTATI – Quando qualcosa va per il verso sbagliato ci si trova davanti a un bivio: guardare il bicchiere mezzo pieno o quello mezzo vuoto. Nella situazione in cui verte oggi l’Inter, guardare il bicchiere mezzo pieno è paradossale: non vince da due mesi, nemmeno contro la “virtuale retrocessa” SPAL, eppure dopo l’ultima giornata guadagna un punto su entrambe le dirette avversarie della Capitale. E il bicchiere mezzo vuoto? Vincere avrebbe permesso di riagganciare la Lazio al terzo posto, portandosi a +5 sulla Roma, che è svantaggiata anche negli scontri diretti. Lo stesso tipo di discorso che si può fare per il pareggio di Firenze, arrivato nel medesimo modo con il gol-beffa nel recupero: si tratta di quattro punti persi, completamente buttati. Altri quattro, che si sommano al doppio tonfo consecutivo contro Udinese e Sassuolo (uniche sconfitte stagionali, un doppio pareggio avrebbe limitato i danni). Da due mesi l’Inter si sta buttando, mettendo così a rischio l’obiettivo stagionale. Non si può parlare sempre di crollo fisico e tecnico per giustificare i risultati negativi, il problema è più ampio e serio: il crollo è mentale, di nuovo.

QUELL’INTER CHE – Esistesse una pellicola o una canzone per descrivere questo momento, nessun titolo sarebbe migliore di questo: “Come buttare l’ennesima stagione“. Da anni dirige sempre lei, ovviamente: L’Inter. Quell’Inter formata dagli stessi dirigenti e dagli stessi giocatori che la stanno facendo sprofondare nell’oblio anno dopo anno, senza trovare una contromossa. Quell’Inter affidata a Spalletti con la richiesta di fare un miracolo, dimenticandosi che è semplicemente un ottimo allenatore, non un eccezionale psichiatra. Quell’Inter che prima e dopo le partite parla e fa parlare, poi va in campo e dimentica completamente come si gioca in maniera dignitosa, come si onora la maglia, come si rispettano i tifosi sempre al séguito. Quell’Inter che prima: «D’ora in poi saranno tutte finali». Quell’Inter che dopo: «Abbiamo mollato». Quell’Inter mediocre a cui qualcuno (dirigente) vuole farci abituare: «Questa rosa è difficilmente migliorabile». Quella’Inter mediocre a cui nessuno (tifoso) vuole abituarsi. Quell’Inter che è un po’ dei Piero Ausilio e un po’ dei Danilo D’Ambrosio, che presi singolarmente quasi quasi… ma il cui mix è letale. L’ennesima stagione sta andando a farsi benedire per colpa “loro” e i tifosi sono sempre lì a incitare, illudersi, soffrire e ripartire da capo: «Prima o poi cambierà qualcosa». No, non cambierà nulla finché non cambieranno “loro”. E non c’è mercato che tenga: Javier Pastore e altri colpi last minute possono aiutare a raggiungere l’obiettivo Champions, ma non a insabbiare lo schifo fatto in tutti questi anni. Il ritorno nell’Europa che conta è il premio che meritano i tifosi, non i calciatori e la dirigenza: la Champions è un risarcimento danni, non il frutto del lavoro degli ultimi anni.







ALTRE NOTIZIE