Spalletti e l’Inter dopo il primo KO: 5 cose da buttare e 5 da cui ripartire

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20 agosto 2018, 13:00
Spalletti

Cosa resta di Sassuolo-Inter? Una partita da cancellare o forse, meglio, da cui ripartire eliminando gli errori fatti: Spalletti ha cinque cose da buttare e altrettante da ottimizzare per superare l’1-0 di Reggio Emilia

COSE DA BUTTARE – Quando perdi senza dare l’idea di saper reagire, cosa puoi salvare? Poco. Gli aspetti negativi della sconfitta dell’Inter a Reggio Emilia contro il Sassuolo sono molti (QUI l’analisi tattica dedicata, ndr) e si possono fare almeno cinque riflessioni:

1. l’approccio. L’Inter contro il Sassuolo ha sbagliato tutto, dalla fase difensiva a quella offensiva, ma è il centrocampo ad aver causato il blackout: zero filtro e zero regia, come conseguenza manovra nulla di gioco nulla. Tutto ruota attorno alla psiche di Marcelo Brozovic, che deve garantire il salto di qualità a tutta la squadra. Il fatto che l’1-0 del Sassuolo sia arrivato su rigore non depone a favore: senza lo svarione difensivo (e l’arbitraggio…) forse sarebbe finita 0-0, senza emozioni.

2. la classifica. Se dopo una giornata il tabellone dice che sei a zero punti, mentre le altre (Juventus, Napoli e Roma; il Milan deve recuperare la sfida contro il Genoa) viaggiano come previsto, non bisogna fare drammi. Ancora una volta il campionato di riduce alle trentasette partite finali, dimenticando il passo falso della prima giornata. Che sarà mai? Ne bastano anche meno per raggiungere gli obiettivi.

3. gli esperimenti. La formazione iniziale non era l’ideale, questo è stato detto e ridetto. L’errore principale, però, è quello relativo all’utilizzo di Kwadwo Asamoah: in pre-campionato ha stupito giocando perlopiù da mediano, ma a Reggio Emilia ha iniziato da ala sinistra risultando superfluo (alto è inutile, non serve un “distruttore” nei metri finali), nella ripresa è scalato da terzino sinistro facendo la differenza a campo aperto (basso è prezioso, un uomo in più sulla fascia mancina e non solo).

4. le polemiche. In poche ore si è già letto e sentito di tutto e di più. C’è perfino chi vuole subito la testa di Luciano Spalletti, reo di aver firmato il rinnovo fino al 2021 per poi perdere contro il Sassuolo. Come se avesse giocato o arbitrato lui, che pure ha delle colpe e non vanno nascoste. Ma l’ambiente dell’Inter è abituato – storicamente – a polemiche ridicole tanto dall’esterno quanto dall’interno, non bisogna dar loro peso. Spalletti ha detto che ora l’Inter deve pedalare, giusto: prima la caduta, adesso inizia la salita.

5. le riserve. Non è un’accusa, ovviamente, ma se la rosa è migliorata un motivo c’è: i gregari devono essere tali, in campo spazio ai migliori. Causa infortuni, mercato e vacanze ritardate, l’Inter si è presentata in campo con un undici rivedibile, ma presto le gerarchie saranno stravolte: Danilo D’Ambrosio, Dalbert, Matteo Politano, Lautaro Martinez, forse Matias Vecino e lo stesso Joao Miranda, che ha causato il rigore, rinforzeranno – non poco – la panchina a disposizione.

E DA CUI RIPARTIRE – Per ogni errore c’è una soluzione. O almeno così dovrebbe essere. Spalletti può completare il suo quadro post-Sassuolo osservando quanto di positivo gli offre ancora la sua Inter. Anche in questo caso sono cinque gli spunti di riflessione:

1. gli assenti. L’Inter ha fatto un gran mercato, vero, ma a Reggio Emilia sono mancati nuovi e vecchi determinati: Milan Skriniar in primis, visto che si parla dell’1-0 causato da Miranda (e non solo); Sime Vrsaljko, elemento molto sottovalutato nell’economia del gioco sulle fasce; Radja Nainggolan per quanto riguarda il problema a centrocampo e in fase realizzativa, mica poco; e lo steso Joao Mario che, finché resta in rosa, ha le stesse chance di Vecino di scendere in campo da titolare.

2. le certezze. I dubbi di Spalletti dopo il primo KO sono tanti, ma sa anche che alcune cose non cambiano. La difesa verrà rivoluzionata rispetto alla passata stagione, ma si continuerà a difendere alla grande per permettere a tutta la squadra di imporsi. Fondamentalmente ciò che è mancato all’Inter nel debutto stagionale è il gol di Mauro Icardi, che non ha dimenticato come segnare: una certezza è questa, bisogna solo ricordarsi di metterlo nelle condizioni di ricevere palla in area di rigore, cosa che l’anno scorso riusciva benissimo sia ai croati sia grazie al gioco dei non riscattati (Joao Cancelo e Rafinha…). Icardi ha in dote almeno trenta gol, ma l’obiettivo è ottimizzare i suoi numeri e quelli dei compagni.

3. la fiducia. Chi dice che l’Inter non ce l’abbia mente. Ottenere la qualificazione in Champions League a un quarto d’ora dalla fine dell’ultima stagione ha permesso a tutto l’ambiente di svoltare mentalmente. Certo, nel debutto del “Mapei Stadium” non si è visto, ma bisogna considerare tutte le attenuanti del caso. Solo stavolta. L’Inter sa di essere forte, più dell’anno scorso, e lo sanno anche gli avversari. Sia quelli che incontrerà in campo sia quelli presenti sui giornali e in TV, già attivi per ricamare sul primo tonfo della squadra di Spalletti. Sarà un anno da Inter, finalmente.

4. la reazione. Vero, sembra un po’ coerente con la premessa fatta, ma dopotutto contro il Sassuolo il primo tempo è finito 1-0, il secondo 0-0. Concetto psicologico molto mourinhano, ma efficace: l’Inter non porta a casa un punto a causa di un rigore segnato poco dopo la metà del primo tempo, ma per oltre un’ora la partita rimane in equilibrio senza dare segni negativi. L’Inter non crolla, anzi prova a cambiare l’inerzia della partita con il primo cambio già nell’intervallo. Va male, ma non è tutto da buttare. Sarebbe stata più preoccupante una debacle.

5. i titolari. Il discorso si collega a quello degli assenti. Oltre ai già citati Skriniar, Vrsaljko, Nainggolan e Joao Mario, Spalletti a Reggio Emilia ha rinunciato dal primo minuto anche a Keita Baldé e Ivan Perisic, esattamente i due da cui aspettarsi il cambio di marcia ai lati di Icardi. Da qui passa tutto il potenziale offensivo dell’Inter, inespresso contro il Sassuolo, ma pronto a stupire nel corso della stagione. E non è un caso che, entrati loro, nella ripresa l’Inter è cresciuta rispetto alla drammatica piattezza del primo tempo.







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