Sarri subisce il trattamento Benitez, ora è Conte vs. Pirlo: riecco Inter-Juventus

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9 Agosto 2020, 23:31
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Sarri non è più l’allenatore della Juventus, al suo posto – tra lo stupore generale – Pirlo. A dispetto delle chiacchiere, Conte è ancora l’allenatore dell’Inter. Nel mezzo tante storie di ex calciatori diventati tecnici con o senza l’adeguata gavetta. C’è spazio per qualsiasi riferimento, da Benitez a Seedorf passando per Leonardo. In attesa che Inter-Juventus torni a essere la sfida Scudetto per eccellenza. Sta per iniziare un altro periodo storico

SARRI 2020 – La scena delle rapine in banca nei film è tipica. I ladri entrano armati e incappucciati: “Mani in alto, questa è una rapina”. Seguono fughe, scene di panico, svenimenti, urla. Poi il povero impiegato di banca si fa coraggio, mette in tempi record “tutto quello che ha” in un sacco e via. Infine si sprecano dettagli prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Questo non è un film. L’ultimo impiegato di banca “rapinato” è Maurizio Sarri, che è stato riportato alle origini in quel di Torino. Da tecnico a bancario (e non banchiere…) che esercita la professione di allenatore, a cui è stata regalata senza merito la panchina bianconera. La descrizione fatta nelle ultime ore dell’uomo Maurizio, prima che del professionista Sarri, ha del clamoroso. E segue un climax distruttivo di cui non riusciamo a ipotizzare l’apice. In realtà Sarri ha dimostrato lavorando sul campo di meritare la panchina della Juventus e in parte perfino lo storico (per lui) scudetto appena vinto. Da solo contro tutti. Certo non era l’ambiente giusto per un fiorentino di Napoli (o napoletano di Firenze, dipende dai punti di vista), che ha sempre visto il nemico sportivo come “quello del Nord Italia con le maglie a strisce”. Senza specificare il colore delle strisce e la provenienza, se torinesi o milanesi.

BENITEZ 2010 – L’ambiente ostile che ha accolto Sarri prima, durante e dopo la sua esperienza juventina non è una novità del calcio d’élite. Basti pensare a quanto subìto da Rafa Benitez nel 2010 appena sbarcato a Milano. Arrivava dall’Inghilterra come Sarri, Liverpool anziché Londra, e con un palmarès di tutto rispetto: una Champions League, una Coppa UEFA e una Supercoppa Europea in campo internazionale, oltre a due Liga spagnole e un paio di coppe inglesi. Eppure all’ambiente Inter non è mai piaciuto. Troppo ingombrante l’ombra del suo predecessore, quel José Mourinho che aveva appena firmato il Triplete. Un errore che l’Inter ha pagato caro, ponendo immediatamente fine al suo ciclo di vittorie. Anche in quel caso Benitez fu costretto ad abbandonare, da vincente, perché aveva tutti contro. Lo spagnolo lasciò da signore con il trionfo nel Mondiale per Club, portando di fatto l’Inter sul tetto del mondo. Diversa la storia di Sarri, che lascia “solo” con l’ennesimo scudetto vinto dalla Juventus, dopo aver fallito l’appuntamento con la Champions. E se il “nemico” di Benitez era Mourinho che almeno aveva vinto, tra le altre cose, le due Champions invece perse in finale da Massimiliano Allegri, sembra paradossale definire fallimentare l’avventura di Sarri a Torino. Il racconto fatto però è il medesimo. Falso. Sbagliato. Di parte.

PIRLO CHIAMA! – L’umiliazione ultima di Benitez fu l’approdo sulla panchina dell’Inter dell’ex milanista Leonardo, catapultato appena un anno prima sulla panchina del Milan con pessimi risultati. Quel Leonardo che prese il posto di un vincente, Carlo Ancelotti, altro tecnico con già almeno due Champions in bacheca. La storia si ripete oggi alla Juventus, dove lo scudetto e l’Europa League (vinta con il Chelsea un anno fa) non bastano a Sarri per confermare il suo posto ed evitare l’umiliazione. In sostituzione è stato nominato Andrea Pirlo, che vanta la bellezza di zero panchine in carriera. La promozione lampo dall’Under 23 (Serie C) alla Prima Squadra (Serie A) senza nemmeno passare dal Centro Sportivo per dirigere mezzo allenamento è clamorosa. Il messaggio lanciato oggi dalla Juventus è chiaro: “Piuttosto che Sarri, meglio nessuno”. Dove per “nessuno” si può intendere l’autogestione, come quella vissuta dall’Inter post-Benitez. In attesa che Pirlo dimostri davvero di essere un predestinato, come viene descritto esclusivamente sulla fiducia in queste ore. Il fatto che Pirlo ancora non sia in possesso neanche del patentino per allenare in Serie A è un dettaglio che sfugge. Ma non deve trarre in inganno. Se la Juventus l’ha messo – a suo rischio e pericolo – sulla panchina, un motivo deve esserci. E adesso siamo tutti curiosi di vederlo all’opera.

CONTE RISPONDE? – A onor del vero, oggi non si capiscono i paragoni con Pep Guardiola e Zinedine Zidane, che avevano ben altre storie alle spalle e situazioni davanti a sé. Né quelli con gli ex compagni Filippo Inzaghi e Gennaro Gattuso, che almeno la gavetta l’avevano fatta eccome prima di sedersi sulla panchina del Milan. Ecco, il paragone più azzeccato per descrivere l’approdo di Pirlo in panchina è quello di Clarence Seedorf, catapultato senza sapere come né perché a dirigere gli allenamenti del Milan mentre giocava in Brasile. Due “Maestri di Calcio” a cui si è chiesto troppo subito, forse. Chi non è stato maestro è Antonio Conte, che in campo aggrediva gli avversari e correva più di tutti per colmare lacune in eleganza e visione di gioco. Un carattere che l’ha portato a farsi il mazzo – eccome – per diventare allenatore. E che allenatore. Vincente e per questo fastidioso. Senza ricevere regali da nessuno. Dopo una settimana di speculazioni, Conte ha l’occasione di riprendersi quello che gli è stato tolto dalle stesse persone che oggi incoronano Pirlo come scelta lungimirante della Juventus: la convinzione di portare l’Inter alla vittoria. L’occasione è ghiotta, stavolta c’è il serio rischio di non partire con un gap da recuperare e probabilmente nemmeno alla pari: è arrivato il momento di rendere Inter-Juventus avvincente come lo era quando Conte e Pirlo erano calciatori e vestivano questi colori… a maglie invertite.


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