Sarri a scuola da Mancini: ignoranza e omertà via dal calcio!

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20 gennaio 2016, 13:00
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La vicenda Mancini-Sarri ruba l’attenzione mediatica in tutto il mondo. Analizziamo il brutto episodio dal nostro punto di vista, al di fuori dai contorni del solo calcio, ma come componenti di una società malata. La questione sbocca nella lotta tra moralismo e ignoranza: sfondiamo il muro dell’odio, sfociamo nel rispetto

CALCIO MALATO – La gara di ieri tra Napoli e Inter ha visto i nerazzurri trionfare sul campo, Mancini battere Sarri nella personale sfida tra tecnici, ma la scena è stata rubata quasi interamente dall’ennesimo episodio di ingiuria sessista, razzista e omofoba nella storia del calcio italiano. Gli insulti non fanno specie solo perché tra colleghi, persone adulte e formate, maestri di calcio, nè ci sorprendiamo dell’accurata scelta nei termini utilizzati, inorridiamo di fronte alla pochezza del personaggio pubblico, di fronte all’ignoranza manifesta. La brutta pagina di ieri è solo l’ennesima dimostrazione di come il calcio debba ripulirsi da certa gente, simbolo di una mentalità in cui offendere è lecito, accusare è sbagliato. Occorre subire.

IL RITRATTO DI SARRI – Sarri è un uomo, sbagliare è umano, il sillogismo suona fin troppo semplice. Fosse stata questa la giustificazione immediata, probabilmente sarebbe stata anche comprensibile, ma a sorprendere è in primo luogo l’incapacità di capire il contesto in cui Sarri si trova e comportarsi di conseguenza. Nel privato siamo tutti liberi di comportarci secondo libera coscienza, nei limiti imposti dalla legge; se si è idoli, eroi di un’intera città, non si può pretendere un “Suvvià, che sarà mai!” a chiudere la questione. Sarri, giustificandosi in conferenza, recapitando delle scuse dovute ma non volute, assimilando implicamente l’ignoranza come componente intrinseca nel mondo del calcio, ha solo sfruttato l’occasione per dimostrarsi ancora una volta inadeguato. Non ha pensato a quanti bambini da oggi si sentiranno liberi di apostrofare un loro coetaneo, solo perché l’ha fatto il condottiero della loro squadra del cuore. Non ha pensato a chi ogni giorno lotta per il rispetto e annega nell’ingiuria: ha giustificato la cultura dell’odio, ha veicolato il messaggio peggiore e trovato terreno fertile nel degrado a tutti i costi.

A SCUOLA DA MANCINI – In un contesto del genere purtroppo non sorprende che via abbia preso la questione: due partiti schierati, quello della condanna e quello del moralismo. C’è chi decide di puntare il dito contro Sarri, gridando allo schifo, all’ignoranza, allo sdegno, chi lo giustifica e lo eleva a vittima, Mancini è il carnefice. Non sorprende purtroppo nella società dell’omertà che si parli di moralismo. In una mentalità cancro del calcio, così come dei rapporti umani e dello Stato, un mondo del pallone malato si dimostra specchio rotto di un’Italia sporca e stesa su un letto di sputi. Perché a far male non sono le parole di Sarri, è la cassa di risonanza tra la gente, le reazioni implicite nelle persone. Per primi falliscono coloro che ne fanno una questione Napoli-Inter: chi tifa Napoli si schiera con Sarri, chi supporta l’Inter con Mancini. E’ questione ben lontana dal calcio giocato, molto più vicina alla società, alla mentalità di uno Stato che interessa chiunque, in quanto ferita che squarcia ogni coscienza. Bisognerebbe liberarsi dai paraocchi dell’amor sportivo e indossare le lenti adatte a riconoscere e valutare attentamente il caso. Solo dopo ci si esprima e si capisca che inevitabilmente oggi, domani e sempre dovremmo essere tutti a scuola da Mancini. Per il rispetto degli altri, prima ancora che di noi stessi.

SARRI INCOSCIENTE, PAGHI! – Per tutti questi motivi, per ogni motivo, l’errore più grande di una Federazione sarebbe lasciare Sarri impunito. Passarla liscia è l’aspirazione di molti, la vittoria di chi ambisce a cavarsela ogni giorno con il minimo sforzo, ottenendo il massimo. Non si perda l’occasione di dimostrare il progresso, di dissipare la folta nebbia che avvolge le menti cieche di ignoranza, ma soprattutto di erigere un nuovo modello comportamentale. Sarri evidentemente non è cosciente del ruolo che occupa, non per questo può essere giustificato. Deve pagare, non perché Mancini sia stato un eroe a denunciare, ma perché non è concepibile vivere lo schifo in ogni maledetta partita, tra i giocatori, a bordocampo, sugli spalti e ovunque qualcuno offenda un altro. Si smetta di pontificare i furbi e normalizzare il rispetto, l’onestà, la correttezza. Non è moralismo, è la base per una società sana. Non siamo tutti Mancini, ma dovremmo esserlo.

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