Samuel Eto’o, l’attaccante che firmava i gol col sorriso. Non solo all’Inter

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7 settembre 2019, 15:36
Eto'o Chelsea Inter

Samuel Eto’o, campione d’Italia, d’Europa e del Mondo con l’Inter, si ritira (qui l’annuncio). A trentotto anni, l’attaccante camerunense più prolifico della storia esce dal campo, all’improvviso come vi era entrato, e questo è solo un omaggio.

LOTTA CONTINUA – Quella di Samuel Eto’o è una storia di lotta, continua. Ogni goccia di sudore distillata per guadagnare e – soprattutto – difendere il proprio posto, in campo e nel mondo. Perché quando nasci povero a Nkon, quartiere della sconfinata periferia di Yaoundé, capisci subito che la vita ha voluto metterti davanti ad un bivio: o perisci presto, o vivi tanto a lungo da dominare e piegare il fato al tuo volere. Ce l’ha fatta nella vita, e ce l’ha fatta anche grazie al sudore lasciato sui campi di mezzo mondo, giocando ovunque fosse necessario per vincere, perché per Eto’o «le finali non si giocano, si vincono», e lui è uno dei più grandi uomini da finale mai esistiti, un terminale letale, assassino da quanto crudele diventava a pochi metri da una porta. Ha lottato già da quando aveva quindici anni, per riuscire ad imporsi nel vivaio del Real Madrid, che non si fece molti problemi a scaricarlo a diciannove anni. Ha lottato quattro anni e mezzo nel Maiorca, club di bassa Liga che Eto’o è riuscito a portare davanti al Re di Spagna per alzare la prima (e unica) Copa del Rey della sua storia. Ha lottato nello spogliatoio pregno di eco del Barcellona, venendo scaricato pure qui dopo la sciocchezza di centoventinove gol in centonovantanove gare e due Champions League (firmate entrambe da un suo gol in finale). Ha lottato nell’Inter, adeguandosi a fare l’esterno a tutta fascia per sostenere la strategia di José Mourinho. Ha lottato nel Camerun, di cui è recordman di reti (cinquantasei), scontrandosi anche qui con l’ego di molti compagni ed ex bandiere dei Leoni. Ha smesso di lottare forse nel 2011, quando passa all’Anzhi Makhachkala per monetizzare (ulteriormente) il suo status di attaccante da top-20 mondiale: da lì in poi possiamo parlare di un lentissimo e progressivo ritiro, nonostante i novantacinque gol segnati negli ultimi otto anni di carriera.

UOMO DELLE FINALI – Come già detto, Samuel Eto’o non si è mai accontentato di arrivare in finale: giocarla senza vincerla non era contemplato dal suo equilibrio mentale. Paradossalmente, l’Inter è l’unica delle sue squadre in cui non ha particolarmente inciso nelle finali (escluse la Coppa Italia 2010/11 e la Supercoppa Italiana 2010). Oltre alle due Champions League vinte con i blaugrana, troviamo la sua firma anche in altre finali, per certi versi più prestigiose, sicuramente più emozionanti. Eto’o ha segnato una doppietta nella finale di Copa del Rey 2002/03 contro il Recreativo Huelva (prima coppa nazionale per il Maiorca); ha segnato in entrambi gli incontri validi per la vittoria della Supercoppa di Spagna 2005 (4-2 il risultato complessivo contro il Betis). Ma soprattutto, Eto’o è entrato di diritto nella storia del Camerun ponendo il suo graffio sul primo titolo olimpico vinto dai Leoni (nel 2000, a Sydney, contro i futuri compagni Carles Puyol e Xavi) e nella Coppa d’Africa 2000, vinta contro i padroni di casa della Nigeria.

UN SORRISO, CONTRO TUTTO – Se penso a un’immagine di Samuel Eto’o, la prima che appare davanti agli occhi è il suo faccione sorridente, appena dopo aver segnato un gol, mentre corre felice a prendersi l’applauso dei tifosi. Il sorriso è sempre stato la migliore arma del 9 del Triplete: un sorriso sincero, aperto ma non di certo illuso. È il sorriso determinato di chi sa come rifarsi del destino («Correrò come un nero per guadagnare come un bianco», titolo della sua autobiografia), a costo di apparire (anzi, essere) spietato com’era lui davanti ai portieri avversari. Le uniche occasioni che hanno smorzato la sua endemica allegria sono state quelle che l’hanno visto vittima di insulti razzisti, a cui ha sempre reagito in molto amareggiato, e contro i quali si è battuto in prima persona, anche quando non era lui a esserne colpito. Ma è appunto col sorriso che va ricordato il calciatore Eto’o, uno degli attaccanti che più ha fatto divertire noi tifosi dell’Inter, che forse non ci rendiamo ancora conto della fortuna incredibile che abbiamo avuto nel vederlo indossare i nostri colori.

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