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Perché il nuovo logo dell’Inter non è bello ma piace (e funziona già!)

L’Inter da poco più di 24 ore è entrata in una nuova era e lo ha fatto volendo stravolgere il suo storico logo ma senza stravolgerlo del tutto. Possibile? L’azzardo grafico ha fatto centro ma ciò non toglie che la narrazione intorno al cambio del logo può fare acqua da qualche parte. Perché il 2021 digitale non può essere l’alibi a giustificazione di ogni azione “anti-1908”

VECCHIO LOGO FCIM – «Nascerà qui al ristorante “L’Orologio”, ritrovo di artisti, e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo». Quando la citazione che accompagna la tua nascita è di questo spessore, parlare di “logo” è riduttivo. Il 9 marzo 1908 il Football Club Internazionale Milano fa il suo debutto nella storia entrando dalla porta dell’arte, mica da quella sportiva. Non è un caso che il principale fondatore, Giorgio Muggiani, era un grafico, illustratore e pittore prima ancora di essere dirigente sportivo (e altro ancora). Ed essendo anche l’autore del primo logo FCIM, il concetto espresso è automatico: quello stemma era e resta un’opera d’arte, non solo un logo. Impossibile dire il contrario. In oltre un secolo è stato modificato, cambiato, forse a tratti anche migliorato, ma mai sostituito del tutto. Nemmeno ieri. Perché “FCIM” non è solo un acronimo. E non può essere messo da parte, semmai affiancato da qualcosa di necessariamente più moderno.

NUOVO LOGO IM – Da ieri – martedì 30 marzo 2021 – l’Inter ha scelto la strada della sintesi per ripresentarsi allo stesso mondo in cui è protagonista da oltre 113 anni. Il passaggio dall’acronimo FCIM a IM è storico ma motivato benissimo. L’Inter non è più solo un “Football Club” bensì un insieme di attività che sfociano nella squadra di calcio solo nel giorno delle partite. È un’identità. Un’identità riconoscibile. E se l’obiettivo è accentuare il concetto di appartenenza alla propria città, giusto focalizzarsi sulla nuova idea di Inter Milano, mandando in soffitta per un po’ l’anti-moderno “FC”. Perché l’Inter, fin dalla sua nascita, è sempre stata qualcosa di più di una semplice squadra di calcio. Peccato solo si sia perso l’unico elemento davvero distintivo di oltre 113 anni di storia: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro. Praticamente l’essenza dell’interismo. Che non può e non potrà mai essere ridotto al blu e al nero (addirittura invertiti!) a fare da sfondo al bianco, in contrasto. In contrasto cromatico ma anche con la storia nerazzurra. Perché il nuovo logo è stato realizzato per “qualcosa”, non per “qualcuno”. L’Inter è solo il mezzo utilizzato per raggiungere l’obiettivo. Ma lo stesso tipo di discorso può essere traslato su chiunque attui il rebranding.

NON SOLO COLORI – Il nuovo logo dell’Inter non è bello. Non è bello perché riprende il vecchio logo ma ne cancella metà acronimo, ne inverte i colori e ne modifica la tonalità. Uno sforzo minimo. Non è un taglio netto con il passato, finché non si fa attenzione ai minimi dettagli. Per parlare di brand, il logo dell’Inter – come qualsiasi altro logo – deve essere riconoscibile anche senza colori. Quindi prima si decide il design del logo, poi i colori. Paradossalmente, il logo dell’Inter è più riconoscibile nella versione scala di grigi (in bianco e nero, ndr) piuttosto che nella versione blu-nera. Provare per credere. Perché? Perché è l’acronimo FCIM – ora diventato IM – la firma dell’Inter. Che nel mondo continuerà a essere presentata come squadra “nerazzurra” nonostante un logo “blunero”. Ma quando il logo sulle maglie e sulle altre collezioni (non solo in termini di vestiario) apparirà bianco su sfondo blu, oro su sfondo nero, arancione su sfondo bianco, verde su sfondo giallo e via dicendo, si tornerà al concetto iniziale: il logo rimanda all’azienda che rappresenta solo se è stato realmente pensato per quella azienda. Sarà così per l’Inter con il nuovo logo? A giudicare dai pro e contro iniziali, è difficile ipotizzarlo oggi.

UN ALTRO ACRONIMO – Il problema relativo ai colori, motivando la scelta con la scusa del blu che si presta meglio all’effetto sui display rispetto all’azzurro, non può essere ignorato ma va dettagliato ulteriormente. Alla fine l’occhio ci farà l’abitudine, certo. Ma quante volte lo vedremo davvero con questa gradazione di colore? Come spiegato nel paragrafo precedente, ogni logo ha una sua flessibilità grafica in base all’utilizzo che se ne fa. E se questa è stata considerata la soluzione ideale per risolvere il problema “digitale”, perché crederci? Provate a immaginare lo stesso identico logo con il nero al posto del blu, l’oro al posto del bianco e l’azzurro (magari anche leggermente più intenso rispetto al precedente) al posto del nero. Il focus sull’acronimo IM è totale ma mantenendo fede ai colori storici, perché è l’azzurro a esaltare il nero, a differenza del blu che quasi ne risucchia la tonalità. Ah già, l’acronimo. La chiusura del cerchio intorno a “IM” in teoria dovrebbe segnare la fine del logo, che invece continua con il cerchio nero più esterno. Tradotto graficamente: il bianco è il colore scelto per le lettere, il blu per lo sfondo e il nero per il contorno. E allora abbiamo un problema, perché in questa nuova versione l’acronimo è diventato involontariamente “OIM” (“OMI” o “IMO”, a piacimento). Il discorso è sempre lo stesso, ovvero che il logo va pensato senza colore né sfondo e neppure contorno. Quindi per un po’ non esisterà più l’acronimo FCIM, ma non ci sarà neanche IM. Un errore di “spessore”, letteralmente.

EFFETTO POSITIVO – Tralasciando i difetti con cui nasce il nuovo logo, è doveroso evidenziare anche le conseguenze positive di questo cambiamento. Perché il nuovo logo non sarà bello – dipende dai gusti – e sicuramente non è bellissimo ma comunque piace e ha motivo di esistere. Ad esempio, oltre alle motivazioni “digitali” che mostrano alcune lacune, c’è il discorso della sintesi. E quindi della semplicità. Disegnare il nuovo logo è senza dubbio più facile rispetto al vecchio logo. Ciò significa avvicinare più persone all’identità aziendale. Chiunque negli anni abbia provato a riproporre su un foglio di carta lo storico FCIM avrà ottenuto qualcosa tra il pastrocchio di lettere incastrate e uno scarabocchio multicolore. Sembra un’idiozia ma la semplicità fa la differenza anche in questo campo. Finalmente l’Inter ha un logo essenziale nel suo design facilmente riproducibile. Un altro tema da approfondire è la quantità di discussioni generate sul tema in poco più di 24 ore. La prima legge del marketing è far parlare di sé, qualsiasi cosa si faccia. Nel bene e nel male. Oggi si parla del nuovo logo dell’Inter proprio perché non è perfetto. “I M Perfetto” sarebbe stata la frase ideale per il lancio, giocando sul doppio senso della frase. Le critiche, quindi, non sono solo meritate ma anche cercate. Guai a dire che è stato fatto un capolavoro con il nuovo logo ma allo stesso tempo non si può dire che la strategia non abbia fatto segno. Ora tocca abituarsi. Ma senza farsi prendere in giro, perché i difetti restano. «FC Internazionale Milano ha una storia gloriosa ultracentenaria. Esisteva prima del nuovo logo blunero e continuerà a esistere anche al termine del suo mandato». [cit. e riad.]

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