Mauro Icardi, l’importanza di chiamarsi bomber per l’Inter

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8 ottobre 2018, 14:25
Mauro Icardi SPAL-Inter

Alla seconda sosta l’Inter arriva dopo un bel filotto di vittorie, tra campionato e Champions League, e soprattutto con una ritrovata sicurezza di sé, utilissima per il derby. In tutto questo spunta Mauro Icardi, ieri autore della sua prima doppietta stagionale.

DI NUOVO DECISIVO – Prima non segnava, e giù critiche. Poi segnava, ma ancora critiche, i gol non erano quelli giusti perché da fuori area. Adesso arrivano i gol da dentro l’area, e perdi più in quella piccola! Al grido di “ce ripigghiamm’ tutt’ chell’ch’è nuostro” (Gennaro Savastano insegna…) il Rapinatore è tornato. Mauro Icardi all’Inter serviva come il pane, in un turno di campionato assai delicato, in casa di una provinciale che gioca da grande, al limitare di una sosta, mai così preziosa per chi viene dal tour de force italo-europeo e alla prossima ha il derby. A Ferrara l’Inter fatica, soffre l’aggressività e la difesa a cinque dei padroni di casa, e, Icardi a parte, servono un po’ di fortuna (rigore sbagliato) e un grande Samir Handanovic e per uscire coi tre punti. Nel mini turnover Joao Miranda e Borja Valero non sono all’altezza di Stefan de Vrij e Marcelo Brozovic (ma giusto farli riposare), Keita Baldé Diao più ombre che luci, Radja Nainggolan boccheggia (per le pagelle vedi qui) in una di quelle partite in cui l’avversario, seppur inferiorità, sa di poter azzannare una squadra reduce da fatiche di coppa. Ma oggi l’Inter ha ed è qualcosa di diverso da un mese fa: è una squadra vera, che può permettersi di non essere sfavillante, perché, come ogni grande, sa piazzare i colpi giusti al momento giusto per superare ogni avversario, una SPAL come un PSV Eindhoven capolista in Olanda. E si può permettere di far ruotare uomini e schemi senza smarrirsi, come qui da noi (eroicamente) raccontato dalle parole carpiate di Luciano Spalletti.

L’INTER SI MANTIENE IN VISTA DEL NAPOLI – Al momento la classifica dice che la corsa dell’Inter non può che essere sul Napoli, sempre più Ancelottiano. Gol nuovi, come quello di Adam Ounas, e ancora di Lorenzo Insigne, fenomeno molto raro dopo il dominio prima del Pipita e poi di Dries Mertens tra i marcatori partenopei. Con Carletto si vola anche in coppa, la vittoria col Liverpool mette le ali al Napoli e spinge Lorenzo il Magnifico verso una rinascita in azzurro nazionale.

IL VIOLA SI È STINTO – A un solo punto l’Inter sente il fiato della Lazio sul collo, dopo che i capitolini si sono sbarazzati della Fiorentina col minimo Ciro Immobile sindacale. Ai viola mancano i gol del troppo presto incensato Giovanni Simeone, assente ingiustificato dai tabellini dei marcatori. L’errore arbitrale che aveva propiziato la vittoria sull’Atalanta e le lamentazioni da polpastrello a San Siro avevano mascherato qualche lacuna di troppo per un gruppo tra i più giovani della Serie A che poi una Lazio non trascendentale ha evidenziato ieri.

IL GRUPPONE – Nel breve raggio di una vittoria, appena sotto l’Inter vediamo una classifica affollatissima e in predicato di rimanere assai liquida. A due punti Sampdoria e Roma rimangono in vista del terzo posto, ma vanno a corrente alternata. L’organico giallorosso autorizza a ritenere la Roma avversario temibile, soprattutto perché sembra aver acquisito nuove consapevolezze e sicurezze, dopo l’avvio pessimo di stagione, grazie anche alla buona sorte (vedi rigore sbagliato dall’Empoli), elementi questi, così come per l’Inter, che gonfiano il petto di una squadra che ha traballato pericolosamente prima di ritrovarsi grazie alle vittorie in Champions League e derby.

PARLANDO DI DERBY – Impossibile trascurare il filotto del Milan, tre vittore di fila tra campionato ed Europa League, per una classifica che gli consente di arrivare motivatissimo alla stracittadina, specie considerando la gara da recuperare. Ieri col Chievo decisivo non solo Gonzalo Higuain, ma anche la vena del ritrovato Suso, assist man del Pipita. Il tormentone di queste due settimane non può non essere la sfida tra bomber argentini, ma in controluce se ne vede un’altra, quella tra i loro assist-men, Suso da una parte, Ivan Perisic dall’altra. Le mancavano due pezzi da novanta, Roberto Inglese e soprattutto Gervinho, eppure in casa del Genoa del capocannoniere Krzysztof Piątek, il Parma si conferma bella realtà, specie negli stadi prestigiosi, Marassi come San Siro. Peccato per l’Inter averla incontrata prima che lo si fosse capito da tutti.

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