La mancanza di mentalità vincente dell’Inter: cause e rimedi

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8 dicembre 2014, 20:00
Moratti - Thohir

Siamo alle solite: all’Inter cambiando gli addendi (gli allenatori) la somma (i risultati) risulta uguale. E’ una fondamentale regola matematica che applicata alla nostra Inter non fa una piega. Da tanto, troppo tempo ad Appiano Gentile manca una mentalità vincente a partire dalla società, una mentalità vincente sia dal punto di vista sportivo sia, soprattutto, da quello finanziario. La parentesi coincisa con i trionfi europei e mondiali aveva parzialmente nascosto questo annoso problema che, dopo la notte di Madrid, è riesploso in tutta la sua grandezza.

La società neroazzurra non è mai cresciuta fino in fondo dal punto di vista dell’approccio alle grandi sfide sportive ed economiche. La gestione del post Triplete è sotto gli occhi di chiunque voglia considerare con obbiettività (e non solo con lo spirito del tifoso) la situazione attuale. Con Moratti si è vinto tanto in un periodo concentrato ma ci sono stati moltissimi anni di improvvisazione e gestione poco oculata che hanno permesso comportamenti non in linea con una programmazione seria e competente. I giocatori hanno respirato un clima di paura e sfiducia che molto spesso ha ingigantito i loro normali limiti. Finchè c’erano i fuoriclasse tutto questo veniva in qualche modo coperto, anestetizzato, poco notato. Alcune bizzarrie potevano essere tollerate in nome delle vittorie. Intanto però non si costruiva un ambiente maturo, a livello di dirigenza, per programmare stagioni sportive interessanti e strategie economiche degne di quel nome.

Si è spesso caduti nella trappola del cambio allenatore quando è risaputo che funzioni davvero poco. L’unico risultato, soprattutto in certe piazze, è quello di fornire un comodo e poco corretto alibi ai giocatori, una sorta di giustificazione nell’evenienza in cui le cose dovessero continuare a non girare per il verso giusto! Abbiamo sotto gli occhi il recente avvicendamento tra Mazzarri e Mancini, ogni commento per ora è superfluo. La sostituzione dell’allenatore serve probabilmente ad una parte della tifoseria sempre alla ricerca di “scossoni” ed  emozioni che la risveglino da un torpore di gioco molto spesso erroneamente attribuito al tecnico di turno. Ma non funziona così…

La dirigenza attuale commette poi l’altro macroscopico errore: concentrandosi solo e prevalentemente sull’aspetto economico si crea una sorta di rassegnazione che pervade l’ambiente sportivo. Una sensazione che, a causa dei conti in disordine, tutto sia precluso e che i grandi obbiettivi sportivi appartengano “per forza” ad altre squadre. Si crea un altro alibi alla truppa che scende in campo. Sono demotivati e deconcentrati i nostri giocatori. Quante volte abbiamo notato che sembra stiano in campo per dovere contrattuale. Non c’è passione, non c’è quel feroce attaccamento alla maglia che contraddistingueva i nostri campioni. Ieri abbiamo salutato un “drago” come Stankovic…chi lotta più come lui?

E veniamo, infine, a loro…quelli che vanno in campo. Non vorremmo più sentire gridare alla “paura di San Siro”, alla “ansia” da prestazione, al “clima di nervosismo” che attanaglia lo spogliatoio. Invece siamo sempre bersagliati, da anni, con questo genere di frasi fatte che non servono a nulla. La realtà è che l’Inter attuale è composta da onesti mestieranti che non hanno la maglia neroazzurra nel cuore. Onesti giocatori che si impegnano poco e malamente, onesti giocatori non consapevoli di indossare una maglia gloriosa. Ecco che, in questo modo, vanno in scena spettacoli come quello visto ieri sera al Meazza. Una “compagnia di mestieranti” del pallone che si sfalda come neve al sole alle prime difficoltà e non sa più come reagire. Mancano i giocatori “top” e mancheranno davvero per un bel pezzo, mancano i dirigenti “top” (almeno a livello di competenza calcistica) e mancheranno per un bel po’, manca un presidente vicino alla squadra che sappia trasmettere un messaggio sportivo vincente e convincente!

E’ probabilmente la prima volta in cui critico l’operato di Erick Thohir, la prima volta in cui sento la lontananza del presidente che rivede sempre al ribasso gli obbiettivi. L’aver comunicato qualche giorno fa che l’Inter non è da Champions è stato come un boomerang per questo gruppo. Se i giocatori sentono il proprio “comandante” volare basso anche loro di conseguenza non possono che porsi al suo livello e “sognare” obbiettivi bassi. E’ necessario che Thohir lasci fare i conti ad altri e che si occupi di più di trasmettere messaggi positivi alla squadra. Anche all’allenatore, riconoscendo a Mancini grandi qualità ma non certo quella del lottatore con una squadra da media-bassa classifica. E’ una grande prova quella che attende Thohir e Mancini: raddrizzare una nave che sta puntando dritta verso gli scogli del non gioco e del non obbiettivo. Raddrizzare una nave che ha un equipaggio stanco e poco reattivo, un equipaggio svogliato (in alcuni casi) e agitato, un equipaggio non all’altezza di una nave da crociera.

Questo è quello che serve, probabilmente, per riuscire a rivedere il mare aperto rappresentato da una classifica più giusta che rispecchi il blasone della società. Ma è necessario un deciso, vigoroso, energico cambio di rotta!

Presidente, confidiamo in lei, questa volta con decisione e fermezza…

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