Lukaku mette l’Inter in fuorigioco e l’Italia segna a porta vuota. Un autogol

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22 Aprile 2020, 19:05
Lukaku
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Lukaku è finito al centro delle polemiche per aver detto qualcosa, in modi e tempi sicuramente sbagliati, su un tema delicato in cui è il primo a essere incompetente. Ma per fortuna (purtroppo) è in buona compagnia, dato che in questi giorni l’Italia sta offrendo il peggio di sé. La mancanza del calcio giocato è solo l’alibi di chi non sa più cosa inventarsi. L’Inter non interviene, considerando la “questione Covid-19” chiusa sul nascere

POLEMICA LUKAKU – Partiamo da un presupposto. Gli argomenti specifici devono essere trattati esclusivamente da persone qualificate e competenti in materia. Vale per il calcio così come per la medicina. Ed è proprio questo il motivo per cui l’opinione di un calciatore non sarà mai utile per trovare una soluzione all’emergenza sanitaria. Lo stesso vale per una qualsiasi dichiarazione – estrapolata da un discorso più ampio -, che viene trattata mediaticamente come se fosse una denuncia senza precedenti. Capìta questa cosa elementare, forse possiamo discutere di quello che sta succedendo in queste ore in Italia, limitatamente all’argomento calcio. Sì, “calcio” professionistico di Serie A. Non “pallone“, che rotola e diverte senza mettere in campo interessi economici. Perché la (ricca) economia calcistica è mossa da pochi individui, mica da tutti gli (umili) appassionati. In un Paese fermo – in tutti i sensi – e rimasto senza la sua principale passione, basta uno spunto per permettere a chiunque di sfogarsi. E fingersi competente in qualcosa, pur non sapendo esattamente nulla su quell’argomento. Le ultime parole di Romelu Lukaku (vedi dichiarazioni) rappresentano un assist perfetto per un’Italia calcistica e calciofila, privata della sua quotidianità. Un Paese in cui chi parla di sport confonde “calcio” e “pallone”, figuriamoci “influenza” e “Covid-19“. Un Paese per cui l’opinione di Cristiano Ronaldo su qualsiasi argomento è più importante di quella di un comune mortale qualificato sul tema, semplicemente perché l’industria calcistica lo richiede. I calciatori devono giocare, così qualcuno può lavorare parlando di loro. Se non giocano, i calciatori devono parlare, così quel qualcuno può continuare a lavorare. Cambiano gli argomenti, non gli obiettivi. La finalità è cercare di portare a casa uno stipendio sguazzando nelle polemiche. Alcuni lo chiamano “giornalismo”, ma oggettivamente non lo è. E non si può accettare.

MISTIFICAZIONE RIUSCITA – Nel calcio, quello dei ricchi, non sono ammessi errori. Perché se sbagli, paghi. O meglio, ti fanno pagare. Almeno mediaticamente. Anche perché può capitare che il tuo capo capisca l’errore, fuori dal campo, e decida di non multarti. A Lukaku è successo esattamente questo nelle ultime 24 ore. Perché Lukaku ha fatto un errore, sia chiaro. Anzi, due. Il primo, banalissimo: ha dichiarato qualcosa senza essere competente sul tema. Facendo quasi credere che l’influenza di Milan Skriniar datata 26 gennaio fosse Covid-19. Non l’ha detto Lukaku, ma qualcuno l’ha voluta ascoltare (o leggere…) così. E così ha trattato la notizia, mistificando la realtà. Anche i numeri ingigantiti dati (“23 su 25”) non rappresentano la realtà, eppure nessuno si è interessato a giocare a “Indovina chi” stavolta. Nessuno ha voluto raccontare la verità, magari indagando sui “2 su 25” superstiti… Gli immuni al virus, già! Il secondo errore fatto dall’attaccante belga, invece, è più velato: ha dichiarato qualcosa senza considerare il circo mediatico italiano che avrebbe raccolto quelle parole per trasformarle in un caso. Una polemica, appunto. Lo stesso circo che oggi chiede a gran voce di ripartire, ignorando la situazione di emergenza sanitaria che sta devastando l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Lukaku ha espresso un pensiero, tra l’altro condivisibile, ma gli sciacalli si sono concentrati sul riassunto e si sono reinventati filosofi. Il sillogismo è presto servito: “Inter influenzata, ecco com’è arrivato il Coronavirus in Italia”. Qualcuno ha perfino pensato di aver trovato il paziente zero. Un cinese classe ’91 che vive a Milano, dove è presidente di una società calcistica di Serie A. Steven Zhang. Che mi auguro abbia scelto le vie legali. Così come il Dott. Piero Volpi, non risparmiato dalla “ricostruzione” nonostante le recenti dichiarazioni sulla sua riabilitazione post-contagio. Una vergogna forse senza precedenti. Forse.

AUTORETE SISTEMICA – Vista la delicata situazione, ci si aspettava uno sforzo in più da chi deve fare informazione. Lo stesso discorso ad esempio vale per la politica, ma nessuno sta dando il giusto peso a quel tema. Purtroppo, visto che tutti i problemi nascono da lì. Anche in ambito calcistico, che è – sempre oggettivamente – davvero l’ultimo dei problemi, oggi. Ripartire o non ripartire, prima possibile, solo per fare un favore a qualcuno. Neppure loro ci credono quando raccontano che la ripartenza della Serie A serve a tutto il Paese, eppure continuano a raccontarlo. Come se il “pallone” fosse il centro del mondo, economico e non. La verità è che l’Italia non sa stare senza calcio business, quindi ogni scusa è buona per polemizzare con o senza pallone in campo. Ma se è questo il prodotto offerto, anche in tempi in cui la Serie A è ferma, ben venga la sospensione a tempo indeterminato. Serve un po’ di pulizia generale e qualcuno farebbe bene a trovarsi un altro hobby. Un altro lavoro, anche. Perché i valori dello sport, anche nello scenario del business, non possono essere scavalcati da interessi “personali”. Ogni giorno in Italia si interpellano sportivi per parlare di medicina, come se servisse a qualcosa. Come se calcio e medicina fossero un binomio vitale per le sorti del Paese. E nel tempo libero, senza idee, spazio alle polemiche sterili. Ma l’ennesimo teatrino messo su dopo le parole di Lukaku non si può accettare. Perfino l’Inter, in questo caso vittima mediatica, ha deciso di non agire attraverso un comunicato stampa ufficiale. Il numero 9 nerazzurro sa di aver sbagliato la “comunicazione” e ha chiesto scusa per questo, ma non poteva immaginare di creare questo caos a livello di “informazione”. Forse imparerà, dopo questo passo falso. In Italia funziona così, bisogna solo metabolizzare la cosa e adattarsi. Oppure ribellarsi, finché è concesso. Le dichiarazioni di Lukaku hanno messo in fuorigioco l’Inter, ma il gol “polemico” segnato dall’Italia calcistica con questa facilità da quattro soldi non porta in vantaggio nessuno. Anzi, affossa ancora di più un sistema già marcio che non sa proprio come ripartire.


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