Ludogorets-Inter fa calare il sipario sulla stagione calcistica. Poi solo cinema

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12 Marzo 2020, 20:31
Christian Eriksen Ludogorets-Inter
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La pandemia del Coronavirus è ormai divenuta “protagonista” indiretta del mondo calcistico. In netto ritardo rispetto alle previsioni. Eppure ancora oggi si fissano date e incontri per discutere sulle decisioni da prendere, ignorando la gravità della situazione. Il ricordo di Ludogorets-Inter deve servire per capire gli errori fatti finora e cosa manca, da almeno tre settimane, per poter continuare a discutere di calcio

ULTIMA PARTITA – È datata giovedì 20 febbraio 2020 l’ultima partita stagionale dell’Inter giocata in condizioni di “normalità”. A Razgrad (Bulgaria), in casa del Ludogorets. Con il pubblico – quasi totalmente casalingo – sugli spalti. Un buon 0-2 il risultato finale. In gol il neo acquisto Christian Eriksen, alla sua prima rete nerazzurra. E il solito Romelu Lukaku, che su rigore segna il suo gol stagionale n.22 (al ritorno saranno 23). L’Inter di Antonio Conte “prenota” gli ottavi di finale di UEFA Europa League. Ma tutto ciò che succede(rà) dopo non rientra più nella normalità.

STAGIONE AMBIZIOSA – Il racconto che possiamo fare oggi di quella partita, a distanza di tre settimane esatte, sembra storia. Preistoria. Non tanto per la bella prova dell’Inter B in terra straniera, soprattutto nella ripresa. Né per la reazione dopo la doppia delusione di inizio mese (sconfitta in Coppa Italia contro il Napoli e in Serie A in casa della Lazio). Il ritorno dell’Inter dalla Bulgaria sembrava aver messo in chiaro le ambizioni nerazzurre in stagione. Andare avanti in Europa con le seconde linee per cercare di accorciare le distanze in campionato, in vista dello scontro diretto del 1° marzo a Torino. Non è mai stato così, purtroppo. A Razgrad è finito tutto.

CALCIO FIN(I)TO – Dopo Ludogorets-Inter si è assistito a tutto e di più. Lo scoppio dell’emergenza Coronavirus ha fatto da scenario a quella che definire “grottesca” è un complimento per la gestione del calcio. In Italia e in Europa. Prima il rinvio di Inter-Sampdoria. Poi Inter-Ludogorets giocata a San Siro ma a porte chiuse. C’è stato modo di rinviare Juventus-Inter. E poi di ipotizzarne il recupero il 13 maggio. Il tutto senza trovare una data per recuperare Inter-Sampdoria. Stesso discorso per Napoli-Inter. In seguito un altro dietrofront. Si posticipa Inter-Sassuolo per giocare Juventus-Inter con una settimana di ritardo (ma a porte chiuse). Niente da fare invece per Inter-Getafe, in programma stasera ma rinviata a data da destinarsi.

CERCASI NORMALITÀ – In tre settimane il mondo si è capovolto. Ma il mondo del calcio ha provato a fare finta di nulla. Prima la Lega Serie A, poi la UEFA. La positività dei primi calciatori italiani della massima competizione nazionale ha solo accelerato (fa ridere, vero?) un processo che stava rischiando di collassare pur di negare un’evidenza fin troppo dura da accettare. Juventus e Sampdoria hanno “sacrificato” Daniele Rugani e Manolo Gabbiadini per aprire gli occhi a quella parte d’Italia, d’Europa e del mondo che si illudeva che il calcio – e quindi i calciatori – fosse immune al contagio del virus. La reazione dell’Inter, e delle altre società coinvolte, è stata immediata: stop all’attività agonistica. Qualcosa che sarebbe dovuto avvenire prima. Prima di conoscere i nomi dei primi atleti contagiati. Prima di rinviare partite. Subito dopo Ludogorets-Inter, in pratica. La stagione calcistica è finita tre settimane fa, poi in scena è andato solo un triste cinema per ricchi senza scrupoli. Adesso delle proposte di riprendere e del nuovo calendario – con tutto il rispetto – non ci interessa nulla. Abbiamo bisogno di normalità, anche nel calcio. E tutto quello che succederà d’ora in poi non potrà esserlo.


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