Editoriali

Lucio e la guerra dei sei giorni: l’Inter di Spalletti verso Parma

E’ un conto alla rovescia quello che separa l’Inter di Spalletti dalla trasferta di Parma. Tante sono le chance per risollevarsi, altrimenti deve essere rivoluzione e non solo in panchina

RIALZARSI E’ POSSIBILE – Nel peggior momento della stagione l’Inter ha modo di accendere una luce alla fine del tunnel che conduce a Parma. Deve essere questo il motivo chiave del lavoro settimanale, sei giorni per preparare la resurrezione, c’è qualcuno che tempo fa ci riuscì nella metà del tempo. Si. Può. Fare. Ma se poi non dovesse accadere, allora rimane solo Esteban Cambiasso. Dimentichiamo Antonio Conte, le condizioni non sono quelle giuste per lui, anzi, arriverebbero guai peggiori e inoltre assisteremmo a una deresponsabilizzazione ulteriore del gruppo. Un gruppo che ha un capitano, come ogni squadra che si rispetti. La fascia sul braccio di Mauro Icardi porta responsabilità, è lecito attendersi che parli ai compagni e all’ambiente. Il calcio è sport in cui le croci si portano in gruppo. In un’altra epoca un altro presidente esonerò un allenatore che aveva vinto una coppa europea e aveva perso uno scudetto per un rigore fischiato dal mondo intero, per gli anni a venire, tranne che dall’arbitro. E quella squadra, in cui abitava un fenomeno, distrusse altri tre allenatori e dovette lottare per la salvezza. Non è più quel calcio, facciamocene una ragione.

SITUAZIONE SERIA MA NON GRAVE – Capovolgiamo l’aforisma di Ennio Flaiano per dire che, sì, a dispetto di tutto, l’Inter rimane terza, un po’ meno al sicuro dalle inseguitrici, e può lottare ancora in una competizione europea. Ci sono molte gare ancora da giocare e c’è la possibilità di riparare la tante falle. Partendo dal fatto che lo scafo è ancora solido e la barca galleggia grazie alla sua difesa, che non si è ancora arresa. Le due capocciate casuali, quella di Armando Izzo e quella di Federico Santander, non possono (ancora) bocciare il reparto. I problemi nascono dalla linea mediana in su, laddove Marcelo Brozovic non è ascoltato da nessuno. Ieri Matias Vecino e Radja Nainggolan sono stati gli ultimi insufficienti di una lunga lista di involuti, e non si può dar torto a Luciano Spalletti se si è rifugiato in questi due, l’uno suo uomo di fiducia, l’altro abituato a salvare spesso la patria, senza però riceverne le risposte attese. E che dire di Antonio Candreva, in quello che poteva essere il suo momento? Non pervenuto. Inaspettato, felicemente, il progresso di Ivan Perisic, di nuovo vicino ai suoi livelli, e questa è una buona notizia. A differenza di Lautaro Martinez, che abbiamo visto di nuovo buttar via facili palle-gol del riscatto.

LUCIO RIDACCI ICARDI – Eccolo, questo è l’aspetto che urla vendetta più di ogni altro: l’esperimento di vedere Maurito allontanarsi dall’area per far inserire i compagni e dar loro appoggio sembra fallito. Ora è legittimo attendersi che Icardi torni al centro delle manovre avanzate, stia vicino alla porta avversaria e si giochi di più per lui. Solo così sarà possibile capire se la vox populi di un capitano distratto dalle questioni del rinnovo sia condivisibile o meno. Per ora lo è. Nelle sue movenze, nella sua stessa postura è possibile leggere il malessere di un’intera squadra. Ritardi sul pallone, malintesi di posizione, slittate sull’erba, il campionario è vasto e soprattutto evidente.

DOV’E’ ZANETTI? – Sono questi i momenti in cui una società si deve mostrare all’altezza del suo rango. Nel capitano di ieri si può trovare colui che possa sostenere il tecnico e aiutarlo nel comprendere meglio il gruppo e i tanti impasse che lo attanagliano. Nessun club di Serie A ha una figura di carisma paragonabile all’attuale vicepresidente dell’Inter, Javier Zanetti, e in momenti come questi una figura così serve disperatamente.

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