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Inzaghi senza paracadute: il 3-5-2 della sua Inter visto da un’altra prospettiva

Inzaghi è chiamato a risolvere una serie di problemi in questi giorni, perché dopo la sosta l’Inter avrà un calendario che non le permetterà ulteriori passi falsi in Europa ma soprattutto in Italia. Alcuni dei limiti stagionali sono legati al 3-5-2 automatizzato ma il problema non è tanto nei nomi né nei numeri tra i trattini bensì nell’utilizzo di alcuni calciatori-chiave in rosa

TRECINQUEDUE – Affrontare l’Inter di Simone Inzaghi significa aspettarsi il 3-5-2 dall’inizio alla fine. Significa preparare una partita sapendo già i punti forti ma soprattutto quelli deboli del proprio avversario. E soprattutto, significa anticipare qualsiasi mossa, senza nemmeno sforzarsi di prevedere un piano B alternativo. In tempi di partite ogni tre giorni, preparare una sfida così in un paio di allenamenti è utile. Si tratta di un regalo da poter sfruttare. E finora l’ha sfruttato praticamente chiunque, dalla Lazio all’Udinese, passando per il Milan in Italia e il Bayern Monaco in Champions League. Un problema da risolvere. Una situazione che l’Inter non può più permettersi. Un limite a cui Inzaghi deve subito porre fine. Perché il 3-5-2 fisso, con i cinque cambi pre-impostati automaticamente da Inzaghi, sta affossando il progetto tecnico dell’Inter.

Il 3-5-2 di Inzaghi frenato (non solo) sulle fasce

TATTICISMO IN BILICO – Il 3-5-2 dell’Inter di Inzaghi da molti viene letto come 5-3-2. Giusta osservazione se i quinti di centrocampo, anziché attaccare come Achraf Hakimi e Ivan Perisic con Antonio Conte, difendono nella propria metà campo. Solo che all’Inter non è così. Semplicemente, al momento il 3-3-4 non riesce a essere ottimizzato perché non gira nulla. Dalla difesa all’attacco. E il centrocampo è il reparto che ne risente e fa risentire di più: non fa filtro né manovra. Fase difensiva tragica, fase offensiva comica. L’effetto tragicomico di un reparto che va in overdose di cartellini gialli senza offrire una parvenza di gioco. Inzaghi, attento agli equilibri, nel gioco delle coppie ragiona da sempre su un 4-4-2 asimmetrico e dinamico ma oggi all’Inter non si vede nulla di tutto ciò. E allora a che serve restare vincolati al 3-5-2 così senza risultati?

Inzaghi e il problema della solita stessa Inter

UN’ALTRA PROSPETTIVA – In questa stagione ciò che sta mancando principalmente all’Inter di Inzaghi è il collante tra i reparti. Non è solo un problema di singoli. Se da una parte è vero che la difesa a tre ha perso sicurezza (con due dei tre centrali titolari in scadenza di contratto e sul mercato, Alessandro Bastoni compreso…), l’attacco a due rimesso sulle spalle di Romelu Lukaku – subito infortunato – non ne ha giovato. Come anticipato, però, è il centrocampo totalmente affidato a Marcelo Brozovic (vedi focus) post-rinnovo contrattuale il vero problema su cui intervenire. Sempre pressato, spesso anche a uomo, con l’obiettivo di togliere la principale fonte di gioco a Inzaghi. E quasi sempre con ottimi risultati, purtroppo. Perché è facile da prevedere e quindi limitare. Macinare chilometri senza lucidità non solo non serve a nulla ma crea anche più danni. Il perno davanti alla difesa non funge più da punto di riferimento nella manovra e risorsa extra in copertura, perché il 3-1-4-2 oggi è un lontano ricordo. Quel “1” è un punto debole, ora. E l’assenza per squalifica contro la Roma obbligherà Inzaghi a proporre un piano alternativo. Un piano alternativo che deve fare a meno di Brozovic, ora, e può farlo sempre… all’occorrenza.

Tutte le Inter di Inzaghi senza Brozovic fisso in regia

TANTE OPZIONI DIVERSE – Immaginare un’Inter senza Brozovic non è lesa maestà. Inzaghi ha più opzioni per fare a meno del numero 77 croato, il problema – semmai – è non vederle. Si parte dal cambio 1:1, quindi con il backup diretto in rosa: Kristjan Asllani, finora oggetto misterioso per Inzaghi. Si passa poi a una scelta più matura ma sempre conservativa per non snaturare il 3-5-2: Hakan Calhanoglu in cabina di regina con un’altra mezzala sinistra al suo posto per fare da incursore. Quindi Roberto Gagliardini se serve fisicità o Henrikh Mkhitaryan se serve qualità. In realtà esiste(rebbe) un’ulteriore opzione: Federico Dimarco mezzala sinistra, ma Inzaghi al momento lo vede solo come terzo o quinto mancino. E poi si può ragionare su un’Inter con una linea a quattro in mezzo al campo, che sia il 3-4-3 (nelle forme 3-4-2-1 o 3-4-1-2) o il 4-4-2 (tradizionale in linea o 4-2-3-1). Nel primo caso per sfruttare meglio il gioco per vie centrali, oggi nullo. Nel secondo per ottimizzare il gioco sulle fasce attraverso la doppia ampiezza su entrambi i lati, al momento solo alternata. Tutto ciò per fare a meno dello “schermo” davanti alla difesa. Ribaltare la prospettiva per ribaltare l’Inter in campo. Inzaghi non può cambiare i calciatori a disposizione ma il loro utilizzo sì: può essere il paracadute in Inter-Roma senza Brozovic per non essere prevedibili e magari diventare un’opzione (più) credibile nel corso della stagione.

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