Editoriali

Inter, tra Marotta e Spalletti un cerino chiamato Mauro Icardi

La vittoria a Parma riporta una serenità ancora incompleta e un po’ di facciata sull’Inter, condita da dichiarazioni antitetiche di Luciano Spalletti (appena commentate da Giuseppe Marotta) attorno al momento no di Mauro Icardi. Intanto la classifica racconta di una corsa Champions League da gestire con grande accortezza e di una parentesi di coppa utilissima per trovare risposte tecniche e tattiche dalla squadra.

BUONE NOTIZIE DA PARMA – Alla festa del ritorno al sorriso dell’Inter manca solo il capitano Mauro Icardi coi suoi gol. Il buffet è quasi completo: una prestazione tutto sommato positiva in casa di un avversario tra i più ostici del campionato e anche in un momento di vento in poppa. Rendimenti degli elementi chiave vicini (ma non vicinissimi) ai loro livelli, da Radja Nainggolan (assist e forma fisica), a Ivan Perisic (corsa e idee). Ma soprattutto un gol su azione e per di più dall’uomo più indecifrabile della rosa, quel Lautaro Martinez che in tanti vogliono più titolare, più vicino alla porta avversaria, ma anche al fianco della punta centrale, e che comunque alla fine porta sempre gol pesanti, che valgono ancora i tre punti.

TRA MISTER E MANAGER NON METTERE IL DITO – L’ennesima assenza dal tabellino dei marcatori di Icardi porta in dote una quasi-polemica dai tratti ancora poco conclamati, ma che qualcuno legge chiaramente. Luciano Spalletti (vedi articolo) lascia intendere che Icardi debba risolvere la grana contratto se vuole ritrovare la via del gol, scaricando sulla società anche le colpe per le voci su Perisic e le sue tentazioni Premier League. Ma nell’equazione non può non trovar posto anche la gestione tattica del bomber, spinto, sin dalla preparazione estiva, dalle indicazioni del mister verso il ruolo di falso nueve, che tanta fortuna portò al tecnico di Certaldo nelle sue stagioni romane, quando l’emergenza nel ruolo di punta centrale portò Francesco Totti a vincere addirittura la Scarpa d’Oro. Solo che stavolta quel tipo di indicazioni sembra essere fortemente indiziata come causa dell’allontanamento di Mauro dalla zona in cui fin dalla sua tenera età si è dimostrato un’arma letale, ovvero la porta avversaria. Allora dov’è la causa della scarsa vena realizzativa di Icardi? Nella gestione del rinnovo o nella morfologia tattica di questa inter? Insomma, colpa di Giuseppe Marotta o di Spalletti? Chi ha tra le dita il cerino acceso? Alla querelle sono tutti invitati.

CACCIA ALLA VOLPE NERAZZURRA – Intanto il campionato trova un qualche motivo di interesse dalla classifica della corsa alla zona Champions League. A dispetto del periodo nero dell’Inter, l’allarme di prossimità rispetto alle inseguitrici non è a livelli di pericolo. O non ancora. Ma il gruppetto di pretendenti è folto. Il Milan di Gennaro Gattuso ha ribaltato in meglio la stagione grazie al mercato di gennaio e allo switch tra Gonzalo Higuain e Krzysztof Piatek, e l’andamento rossonero potrebbe dirsi identico a quello dell’Inter, al netto della vittoria nel derby. Atalanta, Roma e Lazio sembrano quell’Ivan Il Terribile trentaduesimo di fantozziana memoria, tutte e tre fameliche nello specchietto retrovisore nerazzurro e rossonero, ma anche tutte da affrontare in scontro diretto a San Siro (dove ovviamente passerà anche il Milan). Ora sarà solo la coppa a dirci se il momento buio dell’Inter si può derubricare da uragano di forza 5 a tempesta tropicale. A volte servono venti forti per testare la resistenza di un edificio e poi comprendere meglio come renderlo più alto. Questa la missione da consegnare a tecnico e società.

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