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Inter sotto assedio ma un po’ se l’è cercata. Dopo la festa, è l’ora delle parole

L’Inter ha vinto lo scudetto dopo undici anni ma la notizia dell’anno non è questa, che non riesce a essere nemmeno la notizia della settimana post-vittoria. Tanti i temi in ballo, a partire dal futuro imminente a livello sia economico sia tecnico. A breve dovrà essere fatta chiarezza con i fatti, ma in tempi di assedio mediatico anche le parole sarebbero gradite

ASSEDIO SENZA DIFESA – Ascolti la radio e senti che l’Inter è piena di problemi. Guardi la TV e vedi che tutti ce l’hanno con la tua squadra. Navighi sul web e gli hater interisti si moltiplicano. Sfogli un quotidiano e leggi che la situazione nerazzurra è più grave del previsto. Se non avessimo la certezza di aver già vinto lo Scudetto, la stagione 2020/21 sarebbe da dimenticare. Troppo pesante da sopportare, impossibile da vivere. Non c’è stato un attimo di pausa dalla ripartenza post-lockdown datata metà giugno 2020. Ma soprattutto, non c’è stato un attimo di tregua a livello di critiche e polemiche. Partendo dall’allenatore Antonio Conte, finito prima nel tritacarne comunicativo (da Bergamo a Colonia) e poi in quello tecnico (dal primo Derby di Milano perso all’uscita dalla Champions League). E arrivando alla proprietà cinese Suning, trattata tutt’altro che con i guanti tricolore. Per non parlare del Presidente Steven Zhang, che per mesi è stato considerato alla stregua di un’identità virtuale e, ora che è a Milano, non tutti sanno che pesci prendere. Letteralmente. Dal punto di vista mediatico l’Inter è sotto assedio da sempre ma nell’ultimo anno come non mai. Paradossalmente, anche di più ora, dopo aver vinto aritmeticamente il suo 19° Scudetto. Va bene l’abitudine, però c’è sempre un limite. Ma è sempre colpa del nemico esterno o stavolta bisogna prendersela un po’ anche con quello interno? Il silenzio, ad esempio.

DALLA FESTA ALLE PAROLE – Senza voler puntare il dito contro nessuno (critiche e preoccupazioni legittime sono arrivate anche da chi è tifoso), se tanto nelle cabine radiofoniche quanto nei salotti televisivi – e in generale nelle redazioni giornalistiche – è concesso parlare liberamente (male) dell’Inter, un motivo ci sarà. O meglio, un colpevole. Non si può pensare sempre che qualcuno si svegli la mattina e decida di distruggere autonomamente la credibilità di un’azienda senza pagarne le conseguenze. Soprattutto se quel “qualcuno” diventa un gruppo numeroso di addetti ai lavori. E quell’azienda continua a rimanere in silenzio. Diciamocela tutta: se per ogni attacco ingiustificato all’Inter fosse arrivato un comunicato ufficiale del Club, firmato dal presidente, probabilmente il giochino sarebbe finito subito. O forse non si tratta più di un giochino bensì di una situazione creatasi con le giuste modalità ma ormai fuori controllo proprio per via dello “stop” che non arriva. L’Inter nell’ultimo anno è stata la creatura dell’AD Sport Beppe Marotta, che nel ruolo di factotum è riuscito a portare la squadra a vincere sul campo nonostante una serie di problemi – comuni a tutti i grandi club europei – in tutte le altre aree aziendali. Ma non si può continuare a subire in silenzio e poi a reagire davanti alla telecamere, solo quando possibile. Perché, quando Marotta parla, tutti stanno zitti e ascoltano, chinando il capo. La credibilità dell’Inter porta la sua faccia, il suo nome. Ora è tempo che quel tipo di comunicazione chiara e trasparente venga ripristinata, già dai vertici. Alle parole bisogna far seguire i fatti ma all’Inter sono proprio le parole quelle che stanno mancando. La festa (tricolore) non deve finire, ma a livello mediatico è tempo di riprendere la situazione in mano. Adesso.

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