Inter, quando spendi sbagli! Parabola Nainggolan e gli altri casi da evitare

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3 agosto 2019, 19:11

L’Inter ha piazzato Nainggolan in prestito secco e gratuito al Cagliari (seppur con ingaggio a carico dei rossoblù). Un epilogo ormai chiaro da settimane e dai contorni paradossali che sancisce la brusca fine dell’avventura del belga in nerazzurro, arrivato a Milano nel giugno 2018 come colpo del mercato estivo e regalo a Spalletti per il ritorno in Champions. L’addio del “Ninja”, a queste condizioni, non fa che confermare una tendenza che il nuovo corso interista targato Marotta e Conte dovrà necessariamente invertire: quella di investire male e vendere peggio

DELUSIONE NINJA – Era il giugno del 2018 quando Radja Nainggolan approdava all’Inter dalla Roma per 24 milioni di euro più i cartellini di Nicolò Zaniolo (valutato 4,5) e Davide Santon (9,5) per una valutazione complessiva di 38 milioni. Il belga arrivava come regalo a Luciano Spalletti per il ritorno dei nerazzurri in Champions League e il suo acquisto fu accolto con grande entusiasmo dalla piazza interista. Poco più di un anno dopo, l’Inter libera Nainggolan in prestito secco al Cagliari senza incassare alcunché. Una stagione surreale quella vissuta dal “Ninja”, battezzata dall’infortunio in piena preparazione e contrassegnata da continui stop fisici fino ad arrivare al momento chiave dell’esclusione di dicembre: ritardi in allenamento e quegli audio incriminati su una presunta volontà di creare caos per essere rimandato a Roma. Fu proprio l’esclusione di Nainggolan da Inter-Napoli il primo provvedimento preso da Beppe Marotta in carica da metà dicembre come nuovo Amministratore Delegato Sport dell’Inter. Da allora, il rigore decisivo sbagliato ai quarti di finale di Coppa Italia contro la Lazio ma anche un discreto bottino di gol – quello decisivo all’Empoli all’ultima giornata su tutti, ma anche quello alla Juventus – e assist che hanno contribuito a condurre in porto Champions la nave che anche lui aveva fatto quasi affondare deludendo le attese in campo e fuori. Il belga è approdato a Milano quasi controvoglia, come se avesse la pancia piena: è vero, nei tabellini 2018-2019 risulterà sempre l’uomo decisivo per la seconda qualificazione Champions consecutiva dell’Inter ma è altrettanto innegabile che la stagione disputata dal pallino di Spalletti si sia rivelata un’autentica delusione. Solo parzialmente lenita da ottime prestazioni, comunque non sufficienti a valere la riconferma: Marotta e Antonio Conte esigono disciplina, esattamente ciò che è sempre mancato all’interno dello spogliatoio nerazzurro nell’ultimo anno e non solo.

FUORI TEMPO – La verità è che l’Inter ha portato Nainggolan a Milano con colpevole ritardo: nel 2013, l’ultima estate di Massimo Moratti presidente, l’allora centrocampista del Cagliari era praticamente in mano. Fu un vero e proprio tormentone estivo, ma alla fine l’Inter virò su Saphir Taider del Bologna. La storia si sarebbe ripetuta pochi mesi più tardi, nel gennaio 2014, quando Walter Mazzarri chiedeva a gran voce un nuovo centrocampista al neo Direttore Sportivo Piero Ausilio (in luogo di Marco Branca) e al neo presidente Erick Thohir. Il tecnico di San Vincenzo, però, spingeva anche per avere a disposizione uno specialista di calci piazzati: il resto è storia nota, Nainggolan alla Roma con l’Inter decisa a puntare su Hernanes della Lazio. Scelta clamorosamente errata, la prima di tante che avrebbero segnato il passato recente nerazzurro.

“REGOLA” CONFERMATA – Ma l’operazione Nainggolan è solo l’ultima della serie di operazioni onerose rivelatesi ex post sbagliate dall’Inter in questi anni. Prendiamo in considerazione solo l’ultimo triennio, quello dell’era Suning, bonus inclusi. 2016: Antonio Candreva a 25 milioni, Gabriel “Gabigol” Barbosa a 30 e Joao Mario a 45. 2017: Roberto Gagliardini e Dalbert entrambi a circa 25. 2018: Nainggolan a 38 complessivi. Investimenti onerosi, soprattutto se si considera che tutti sono stati effettuati in regime di Settlement Agreement UEFA. Fatta eccezione per il doppio “colpo” targato Kia Joorabchian a fine agosto 2016 nella particolare estate dell’insediamento di Suning, le altre sono state scelte mirate dell’area tecnica in ruoli chiave in quel preciso momento storico (come l’ala destra, il terzino sinistro e il centrocampista assaltatore). Profili che non hanno mai riscontrato appeal sul mercato, complici anche e soprattutto gli alti ingaggi percepiti in nerazzurro, anche solo per consentire di rientrare dall’investimento fatto evitando una minusvalenza al club. Di fatto nessuno di questi giocatori si è valorizzato: Candreva non ha mai avuto offerte concrete a eccezione della possibilità di andare al Monaco in uno scambio di prestiti con Keita Baldé, Gabigol cercato solo in prestito in Brasile dopo la parentesi al Benfica nel 2017, Joao Mario prestato al West Ham nel gennaio 2018, Gagliardini senza richieste prestiti esclusi, Dalbert più richiesto ma mai alle condizioni dell’Inter e infine il clamoroso addio in prestito gratuito di Nainggolan al Cagliari.

MEGLIO LOW COST O A FARI SPENTI – Decisamente meglio è andata con operazioni a basso costo condotte e concluse senza grande attenzione mediatica o addirittura a costo zero: Milan Skriniar si è rivelato autentica sorpresa nell’ambito dell’operazione Gianluca Caprari alla Sampdoria e Stefan de Vrij a parametro zero resta uno degli affari migliori degli ultimi anni. A dimostrazione che, pur in regimi restrittivi dettati dal Financial Fair Play e dal fatturato, sono state spese somme rilevanti manifestamente non necessarie. Ecco perché il nuovo corso Inter, con Marotta e Alessandro Antonello AD sopra al DS Ausilio, dovrà invertire il trend degli acquisti per rendere la squadra finalmente competitiva per il vertice in campionato e a buoni livelli in Europa sotto la guida di Conte.

AZZERARE TUTTO – Nainggolan, così come Mauro Icardi (in attesa che anche la sua situazione arrivi alla parola fine da qui al 2 settembre), sono evidentemente fuori dal progetto Inter per motivi extra campo. Marotta non fa sconti, e con lui Conte: si riparte “ripulendo” lo spogliatoio andando a eliminare quelle turbative che hanno messo a rischio gli obiettivi sportivi della società nella passata stagione con comportamenti dannosi per l’economia e il bene della squadra. Colpirne uno (due…) per educarne cento. Nessuna intenzione di cominciare la nuova stagione con potenziali problemi: si traccia una linea di confine tra gestione passata e gestione presente e futura che dovrà tradursi in successi sul campo. Allo stesso modo, però, il focus andrà per forza di cose posto sul rinforzare l’Inter: obiettivo che al momento sembra andare a rilento ma sul quale funge da garante Conte, che attende al più presto di avere la rosa al completo. Dimenticando gli errori del passato e guardando al futuro con un primo grande punto di partenza: evitare spese eccessive su profili che non garantiscano tecnicamente e professionalmente il meglio per l’Inter.

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