Inter, pagelle e voti di fine stagione: non solo Icardi top e Candreva flop

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24 maggio 2018, 16:23
Candreva Icardi

Terminata la stagione domenica sera con il quarto posto in campionato grazie alla fondamentale vittoria esterna contro la Lazio che vale la qualificazione in Champions League, in casa Inter è tempo di analisi, giudizi e pagelle di fine stagione: un top oltre al capocannoniere Icardi e un flop insieme a “mister zero gol” Candreva nella rosa di Spalletti, che è senza dubbio il protagonista assoluto del 2017/18 nerazzurro

BERNI NG – Un’altra annata iniziata e completata all’ombra del campo da gioco, motivetto ricorrente nella sua carriera: resta un essere mitologico metà uomo (portiere?) metà mascotte, ma non dà fastidio a nessuno, anzi. Uomo spogliatoio.

HANDANOVIC 5.5 – Sempre presente, finalmente “solo” 30 gol subiti (31 contando quello di Cutrone nel derby di Coppa Italia) e qualche grande parata – anche decisiva -, ma ciò che stona di più è ancora una volta la sua colpevolezza in oltre metà delle reti incassate dall’Inter: uscite mai effettuate o errate, immobilità ingiustificata ed errori tecnici imbarazzanti. Sopravvalutato.

PADELLI 6.5 – Una sola presenza in Coppa Italia nell’assurda sfida interna contro il Pordenone (Serie C), contro cui riesce a salvare la faccia e l’Inter: porta inviolata e, soprattutto, risulta decisivo per il passaggio del turno grazie ai due rigori parati nella lotteria finale. Sognava l’Inter da bambino, non ha demeritato nella prima e unica occasione avuta. Tifoso.

LISANDRO LOPEZ 5.5 – Arrivato a gennaio, non ha colpe se gli tocca solo il secondo tempo contro il Bologna in sostituzione dell’infortunato Miranda e poi sparisce dai radar (anche per questioni legate al riscatto…), ma il fatto che rischia subito la frittata difensiva in una partita complicatissima per l’Inter non può regalargli la sufficienza piena. Vittima.

MIRANDA 7.5 – Probabilmente le prestazioni positive di Skriniar vanno associate alla ritrovata sicurezza del centrale brasiliano (e viceversa), che torna sui livelli internazionali grazie al quale arrivò in Italia, purtroppo finora senza mai trovare continuità. Qualche sbavatura qua e là, ma in questa stagione si dimostra leader vero: quando c’è da aumentare in classe e concentrazione, mette sempre una marcia in più. Ritrovato.

RANOCCHIA 6.5 – Carico e silenzioso, sempre presente quando chiamato in causa, sia da difensore obbligato sia da attaccante disperato, non delude praticamente mai e si rende protagonista anche sotto porta, segnando 2 gol. In una rosa costruita senza alternative al centro dell’area, un jolly simile riesce a fare la sua dignitosa figura dopo stagioni imbarazzanti, anche per gli equilibri nello spogliatoio: c’è tanto del suo lavoro, ma soprattutto quello di Spalletti. Rinato.

SKRINIAR 8.5 – Se la stagione dell’Inter è svoltata positivamente il merito è tutto suo, che blinda la difesa riducendo i pericoli ad Handanovic e facilitando il lavoro a tutti, imponendosi senza troppi problemi come il miglior centrale difensivo dell’ultima Serie A. Così come il portiere sloveno, non salta mezzo minuto in campionato, in cui condisce le sue eccellenti prestazioni difensive con 4 gol importanti. Stecca due-tre partite nel complesso, ma è la vera rivelazione dell’Inter. Insuperabile.

VANHEUSDEN NG – Recuperato in autunno dopo il lungo stop e andato via in inverno per trovare continuità, non ha mai l’occasione di scendere in campo con la maglia dell’Inter, ma merita di essere citato in quanto “costretto” a iniziare la stagione praticamente come prima valida alternativa ai centrali difensivi (e per fortuna Skriniar e Miranda non hanno tradito…). Promessa.

CANCELO 7.5 Fatica a prendersi una maglia da titolare, ma quando lo fa da terzino destro non esce più dal campo… per fortuna dell’Inter! Era dai tempi di Maicon che a San Siro non si vedeva un esterno destro partire da dietro e arrivare con una facilità disarmante in avanti, per andare al cross, tra l’altro quasi sempre calibrati e pericolosi. Prezioso anche sui calci da fermo, che non è assolutamente poco nell’Inter di oggi. Qualche sbavatura e “lusso” difensivo di troppo, oltre alla considerazione che l’unico (casuale) gol segnato è poco per un calciatore di tali qualità, ma nel complesso stagione più che positiva. Da riscattare assolutamente. Impressionante.

DALBERT 5 – Presentato come colpo imprescindibile per risolvere lo storico problema sulla fascia sinistra difensiva, prima non riesce ad ambientarsi in fretta nei tatticismi del calcio italiano, in seguito non trova l’occasione per rientrare nel giro dei titolari dopo la registrazione dell’assetto difensivo definitivo con Cancelo e D’Ambrosio larghi. Eppure quando il brasiliano ha l’occasione di scendere in campo dimostra particolare attenzione in fase difensiva e impegno nella spinta, forse con piedi rivedibili. Oggetto misterioso.

D’AMBROSIO 6.5 – Ennesima stagione da compitino difensivo, anche se finalmente diventa più concreto grazie all’impostazione datagli da Spalletti che, spostandolo a sinistra, lo blocca in una linea a quattro in cui fa il “terzo” liberando Cancelo a destra. Paradossalmente a sinistra fa peggio di quanto fatto vedere a destra, ma la manovra di gioco dell’Inter ne giova perché limita i danni. Stagione sufficiente considerando che non ha qualità eccelse per giocare titolare dell’Inter, ma il mezzo voto in più va assolutamente dato per il gol fantascientifico segnato nell’ultima giornata contro la Lazio. Gregario.

NAGATOMO 6 – Dopo stagioni da punto fermo di un’Inter che non gira, il giapponese più amato d’Italia non riesce a farsi spazio e finisce per assurdo in fondo alle gerarchie dei terzini, pur essendo quello meno negativo nelle prime uscite stagionali. Lascia (in prestito) rispettosamente l’Inter a gennaio, quando davvero nessuno se lo aspettava, e lascia come ultimo ricordo il gol-vittoria segnato nella lotteria dei rigori contro il Pordenone, per questo va apprezzato. Eroico.

SANTON 3 – Titolare per caso, quando le cose vanno bene e perfino le sue giocate tipiche da compitino difensivo sembrano essere “da Inter”, si smaschera poco dopo e in realtà si trasforma ben presto nel primo anello debole che, appena colpito, dà vita al crollo di tutta la squadra. La sua continuità in campo dal primo minuto combacia con il periodo di flessione dell’Inter, che ritrova concretezza quando torna ai margini della rosa. Il problema è che Spalletti si ricorda di lui proprio quando sembrava finito nel dimenticatoio e riesce a “regalare” altri errori pesanti, entrando in un tunnel di mediocrità iniziato anni fa. Dannoso.

BORJA VALERO 6.5 – A inizio stagione illude tutti, mostrandosi più fresco della sua età, ma da metà stagione in poi la carta d’identità non mente: i trentatré anni si sentono tutti e paga dal punto di vista atletico, ma la classe resta intatta. Lo spagnolo ha un doppio alibi: rende di più davanti alla difesa, ma spesso è costretto a giocare sulla trequarti; non può risparmiarsi nella prima fase della stagione perché impossibile da panchinare, per questo purtroppo alla fine scoppia quasi completamente e solo l’accoppiata Gagliardini-Brozovic lo “salva”, perché partendo dalla panchina non è mai uomo in meno. Prezioso.

BROZOVIC 7 – La sua carriera è fatta di alti e bassi, confermati anche in questa annata, iniziata male e finita bene dopo un crescendo di metà stagione. Per mesi l’Inter va alla ricerca del trequartista, ma non trova mai il croato presente all’appello, infatti sono più i fischi ricevuti che i palloni giocati. Improvvisamente, nel finale di stagione diventa l’uomo in più dell’Inter, conferendo alla squadra tutta la sua qualità davanti alla difesa: corre sempre più di tutti, ma finalmente con criterio. Il suo voto è la media tra il 4 e il 9 dei due periodi, con mezzo voto in più per il doppio assist in Lazio-Inter. Psicolabile.

GAGLIARDINI 6 – Annata double face per il classe ’94 italiano, che inizia la stagione sottotono e sfigura nei confronti dei nuovi innesti arrivati da Firenze, ma quando Spalletti lo inquadra come mediano di quantità nel centrocampo a due con Brozovic in cabina di regia torna a essere il centrocampista concreto ammirato nella passata stagione (soprattutto a Bergamo…). Purtroppo l’infortunio lo tiene fuori nelle ultime giornate, mezzo voto in meno per non essere riuscito a mettere la firma sul tabellino dei marcatori. Inespresso.

GNOUKOURI NG – Il classe ’96 ivoriano va citato solo per le sue anacronistiche storie su Instagram, dal momento che l’Inter non lo conteggia neanche nella rosa a disposizione di Spalletti, eppure ne fa parte, ma non può scendere in campo né allenarsi con il resto del gruppo in quanto ancora senza idoneità sportiva dopo i problemi cardiaci scoperti a Udine. Fantasma.

JOAO MARIO 4.5 – Lascia l’Inter a gennaio per trovare continuità in vista dei prossimi Mondiali, ma i primi mesi italiani sono tutti fuorché brillanti, a parte un paio di giocate interessanti: psicologicamente è a terra, fisicamente dà più che un problema, ma è tecnicamente che fa vedere le cose peggiori, perché non gira mai. Una volta ricevuta la prima critica (o fischio a San Siro) sbaglia tutto quello che si può sbagliare e non ha il carattere per riprendesi. Delude, ma non è scarso com’è voluto apparire. Apatico.

RAFINHA 7 – Arriva a gennaio e i presupposti non sono dei migliori, dal momento che non è ancora completamente recuperato dopo il lungo infortunio, ma Spalletti ha pazienza e decide di lanciarlo quando capisce che ha bisogno della sua qualità per far cambiare marcia all’Inter. Ci riesce, soprattutto perché lo utilizza da trequartista senza bloccarlo in quella posizione, quindi il brasiliano è libero di agire da regista a tutto campo. Manca di continuità, ma l’intelligenza tattica e la qualità tecnica sono di un livello superiore e si vede: è prezioso nel finale di stagione, pur deludendo nell’ultima decisiva partita stagionale. Come Cancelo, da riscattare. Stellina.

VECINO 7 – Inizia la sua avventura con l’Inter mostrando un mix di qualità e quantità abbinato a fisicità davanti alla difesa raramente visto da queste parti negli ultimi tempi, diventando ben presto imprescindibile in mezzo al campo. Nel passaggio dal 2017 al 2018 non si trova più causa pubalgia e inizia un netto calo, che termina con l’infortunio e la successiva perdita della maglia da titolare, ma fa in tempo a prendersi tutta la scena con la firma finale: il gol della rimonta sula Lazio vale più di mezzo voto, vale la Champions. Decisivo.

CANDREVA 3 – Per essere titolare inamovibile nell’Inter devi avere qualità importanti ed essere decisivo oppure non avere alternative che possano sostituirti. Ci troviamo nel secondo caso, perché terminare l’annata a zero gol giocando in attacco e facendo l’ultimo assist nel 2017 è imbarazzante. La stagione appena terminata ha smentito anche un’altra leggenda, ovvero quella che lo vede essere elemento prezioso per gli equilibri tattici della squadra, visto che gli errori a livello tecnico-tattico non si contano nemmeno: movimenti errati, sovrapposizioni tardive, tagli anticipati, cross sballati e ovviamente tiri incommentabili (il migliore ha colpito uno steward del Torino, poi operato per asportazione della milza…). In pratica “brilla” solo quando tutta la squadra gira, poi da dicembre in poi è il primo a entrare in crisi e a non uscirne mai più. Rispetto a Santon non ha nemmeno l’alibi di essere una riserva, per questo più che un danno si tratta di una beffa. Finito.

EDER 5.5 – Inizia la stagione da dodicesimo uomo, ma piano piano retrocede nelle gerarchie e finisce per non essere più né il primo cambio né la prima alternativa offensiva per l’attacco di Spalletti. Da un nazionale ci si aspetta sempre che faccia la differenza, anche se bisogna considerare che si tratta di un (ex?) nazionale italiano, mica di uno brasiliano… L’impegno non manca, i gol alla fine sono 3 e va ringraziato per l’ultimo sforzo contro la Lazio: recupera mezzo voto, ma resta insufficiente. Deludente.

ICARDI 8.5 – I 29 gol segnati gli permettono di vincere nuovamente (e ancora in coabitazione, stavolta con Immobile) la classifica marcatori in Serie A, ma le reti sono solo il contorno della sua stagione. L’Inter di Spalletti difende meglio, ma fatica a segnare: Icardi no. Non è un’esagerazione dire che se non segna Icardi non segna nessuno, per questo l’argentino con i suoi gol è quello che sblocca le partite, recupera le partite, ribalta le partite e a volte vince da solo le partite. Gol belli, decisivi, multipli e pesanti: se l’Inter è in corsa per la Champions fino alla fine, il merito è suo, se no ne sarebbe uscita già mesi prima. Dal punto di vista tecnico-tattico può e deve migliorare ancora molto, probabilmente anche da quello caratteriale essendo capitano, però nel suo caso le statistiche valgono più di ogni cosa. Mezzo voto in meno per le due-tre partite cannate, o meglio per quei quattro-cinque gol sbagliati incredibilmente sotto porta e che avrebbero dato il quarto posto all’Inter con meno ansie, ma va be’. Bomber.

KARAMOH 6.5 – Per mesi fa comodo dire che Spalletti non lo vede, ma quando ha la possibilità di scendere in campo fa capire perché non gioca: il talento funambolico non basta per giocare in Serie A, serve concretezza tecnica e disponibilità tattica. Lo capisce tardi e a fasi alterne, ma lo capisce, così riesce a mettere la sua firma sul quarto posto: l’unico gol – vero capolavoro – segnato al Bologna vale due punti in più in classifica e l’ottimo ingresso in campo contro la Lazio è servito per ribaltare la partita, in pratica è l’uomo-Champions rimasto nell’ombra. Speranza.

PERISIC 7 – Quasi sicuramente si tratta di un deficit tutto croato, almeno di quelli che arrivano a Milano, perché anche la stagione dell’ala sinistra è costellata da montagne russe, forse in onore dei prossimi Mondiali… Nella prima parte fa godere i tifosi per la permanenza dopo tutte le chiacchiere di mercato estive in ottica Manchester United, infatti segna e fa segnare, poi si spegne ed entra in letargo, facendosi notare per errori non da lui, ma per fortuna nel rush finale riprende a macinare chilometri e a essere concreto negli ultimi metri. Nessuno lo dice, ma il vero elemento tattico prezioso per gli equilibri è lui: spesso recupera e chiude in difesa meglio dei terzini a disposizione di Spalletti. Anche le statistiche giocano a suo favore: gli 11 gol in campionato e gli altrettanti assist non sono poca roba, ma il voto tiene conto dei suoi blackout di metà stagione, perché dal n. 44 croato ci aspettiamo sempre prestazioni top. Incompiuto.

PINAMONTI 5 – Non gioca nemmeno una partita degna di tale nome, perché i circa 15 minuti finali nella sconfitta in campionato contro il Genoa e il primo tempo contro il Pordenone in coppa equivalgono a un’ora di prestazione non giudicabile. Non doveva essere la stagione della consacrazione, stiamo pur parlando di un classe ’99 che dovrebbe fare la differenza in Primavera, invece fa la figurina in panchina e non convince nessuno a tal punto che quando scende tra i pari età non brilla come dovrebbe. A gennaio viene ceduto per trovare spazio in provincia, ma rifiuta l’occasione per restare a Milano: pur conoscendone il talento, non giustifica la scelta fatta né l’ingaggio percepito. Montato.

ALL. SPALLETTI 9 – Non può che essere l’allenatore il vero protagonista di questa stagione dell’Inter, che raggiunge il suo obiettivo minimo (quarto posto, quindi qualificazione in Champions League), semplicemente perché è l’unico a mantenere la parola, lavorando duramente e seriamente, e a non perdere mai la credibilità. Potrebbe dimettersi per giusta causa il 1° settembre dopo l’imbarazzante mercato estivo fatto, invece continua a fare il suo in silenzio. Dopo la crisi dicembrina chiede rinforzi per completare numericamente la rosa, paradossalmente a febbraio si ritrova con meno giocatori di prima. Resta in panchina, sbaglia in qualche occasione dando troppa fiducia ai presunti big in rosa (Candreva su tutti), ma alla fine ottiene quello che cerca facendo quadrare il cerchio. Per la prima volta dal 2010 un allenatore non finisce nel tritacarne Inter, pur essendoci tutte le basi per fallire. Il suo è un piccolo capolavoro sportivo. Uomo forte.






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