Inter, ora il vero pericolo è la tranquillità di classifica in Serie A

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21 gennaio 2019, 14:06
Luciano Spalletti

Il girone di ritorno dell’Inter in Serie A comincia in sordina contro il Sassuolo, ma tante le avvisaglie di cosa correggere dentro e fuori dal campo

CLASSIFICA TRANQUILLA – Vero è vero, tocca dar ragione a Luciano Spalletti. L’Inter è nella posizione di classifica in cui tutti si aspettavano fin dal pre-campionato. E quindi? Dobbiamo dire che va tutto bene madama la marchesa? Che siamo nel migliore dei mondi possibili? In realtà il problema è proprio la classifica, ma in un senso diverso. La posizione dell’Inter sembra l’Isola di Pasqua, lontana da tutto, a distanza siderale dalla terraferma più vicina, in mezzo all’oceano che però non è proprio Pacifico. Sono quelle posizioni maledette, che rischiano di demotivarti, troppo lontana la seconda, abbastanza lontana la quarta, sette punti sopra Roma e altrettanti sotto il Napoli, insomma si può vivacchiare. Un po’ come il centrocampo visto contro il Sassuolo, passo da amministratori di condominio piuttosto che da corsari all’arrembaggio. A parte Matteo Politano, l’ultimo dei giapponesi ad arrendersi. La Serie A però è quel posto dove se non stai attento le prendi da tutte, anche dalle provinciali, anche da quelle per cui tifa solo (con rispetto parlando) un paesello o un quartiere. E tant’è stato, così viene fuori che il migliore della prima di ritorno è Samir Handanovic e quell’imbattibilità casalinga che dura dal 28 settembre ci rassicura tutti. Ma nel momento dell’Inter c’è tanta altra roba, su cui occorre soffermarsi seriamente.

CENTROCAMPO E GIOCO STERILE – La linea di opinione più facile del momento è che il capitano debba fare di più per guadagnarsi la pagnotta d’oro massiccio. Vuoi il rinnovo? Fai i gol! Giusto ragionamento, ma un po’ troppo semplice. Perché il mister gli chiede di indietreggiare a prender palla, la qual cosa Mauro Icardi fa anche bene, ma poi davanti chi va a far gol? Allora i palloni buoni in area diminuiscono vertiginosamente e ogni errore diventa macroscopico. Quindi ci vogliono gli inserimenti, e perciò serve quel Radja Nainggolan attualmente sosia pallido del vero ninja. Da Joao Mario non possiamo pretendere numeri che non ha. Ivan Perisic è ancora alla ricerca del suo miglior sé. In più d’un’occasione quelle doti pare averle mostrate Roberto Gagliardini, sia in pre-campionato sia nelle gare giocate con gol. Invece, in quel centrocampo arrendevole alle folate sassuolesi, dove anche l’innesto di Nainggolan non funziona, si annacqua il brodino con Borja Valero, ingrediente tutt’altro che pepato. Segnali di accontentamento, da squadra e da tecnico, pericolosi in vista degli impegni di Europa League, un trofeo alla portata dell’Inter ma per il quale serve avere sangue agli occhi.

CI VOLEVA ZANIOLO (LEZIONE MERCATO) – E siamo tutti bravi a piangere sul latte versato, anzi ceduto, per una piccola plusvalenza, a una diretta concorrente che ieri tutti abbiamo sbertucciato per essersi privata del miglior centrocampista degli ultimi campionati, e che adesso ride sotto i baffi. Un esercizio molto italiano, “io non c’ero, e se c’ero dormivo”. Eh no! Nicolò Zaniolo ad agosto nemmeno a malapena lo si sapeva pronunciare e, se Javier Pastore non si infortunava, adesso il pupo riscaldava ancora la panca giallorossa. Comunque va fatto tesoro di quella scelta oggi bocciata dai fatti, ma da tutto l’ambiente, tifosi compresi, non solo da chi si occupa di mercato.

ICARDI, UNA TELE-RINNOVELAS – Un giro di valzer (anzi di tango argentino) mediatico davvero ben studiato attorno al rinnovo. La signora procuratrice di nome Wanda Nara interpreta il ruolo da par sua. Il passaggio contrattuale diventa show, è il 2019 bellezza! Tutto è social, tutto è funzionale al like, alla condivisione e al retweet, ma poi ci si siede al tavolo col caro vecchio pallottoliere e ci si mette d’accordo. E anche il parallelo con lo stipendio di Gonzalo Higuain, grimaldello logico per sfangare il milioncino (-ino, si fa per dire…) in più all’anno, sta venendo meno, vista la china pietosa che sta prendendo la situazione del Pipita, un altro caso Leonardo Bonucci, anzi peggio, di mordi (poco) e fuggi (veloce) dall’ex salotto buono del calcio italiano, declassato a parcheggio per musi lunghi.

OTTIMO RISPOSTA AI BUU – Un consiglio alla società: qualunque sia la cifra pagata ai responsabili media, bé andrebbe raddoppiata. Il modo in cui si è usciti dall’angolo in cui l’Inter era stata messa per i fatti di Santo Stefano entra direttamente nei manuali. Oggi le sciarpe al collo degli assalitori di Via Novara stanno al collo dei bambini. Una vuvuzela di urla gioiose per tutti i novanta minuti di Inter-Sassuolo, per ogni azione anche la più innocua, ha spazzato via dall’immaginario collettivo le immagini del 26 dicembre scorso fuori San Siro e gli ululati dentro. Ribaltato genialmente il senso del BUU, oggi l’Inter può rispondere a testa alta a chi mette in dubbio la civiltà della sua gente, anche se la lotta contro il razzismo è solo all’inizio ed è lontano dal concludersi con una seppur lodevole iniziativa mediatica. E spiace quando qualcuno, specie al bar, pensa che “quei cori non sono razzisti”. Non serve fare il processo alle intenzioni di quelli che ululano contro Kalidou Koulibaly, magari sono ottimi padri di famiglia che danno sempre spicci ai venditori di accendini, ma il punto è un altro. Un ululato è puro letame gettato su quel che fa emozionare quei bambini colorati visti sabato sera, ci sporca tutti, ci butta tutti nel medioevo e pertanto deve essere amputato chirurgicamente da questo mondo. E nessuno può farlo meglio di un bambino.

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