Inter, alibi e bonus esauriti. Da domani obiettivo chiaro e per tutti

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12 Dicembre 2020, 09:10
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L’Inter, con l’uscita anticipata dalla Champions League, ha indirizzato male la stagione. Ancora una volta un grosso obiettivo è stato fallito, e ora per rimettersi in marcia bisognerà fare bene in campionato. Da domani a Cagliari gli alibi non ci saranno più, serve svoltare: finora nessuno è esente da colpe, tutti dovranno rendersi utili.

CAMBIARE REGISTRO – Se prima il giudizio poteva essere sospeso, in attesa della Champions League, ora non si può più. L’inizio di stagione dell’Inter è gravemente insufficiente, e la speranza è che l’annata non si trasformi in fallimentare. Essere finiti ultimi nella massima competizione UEFA, cosa mai successa nella storia del club (vedi articolo), è un’onta inaccettabile, difficile da cancellare: potrà avvenire solo vincendo qualcosa in questa stagione. Il colpevole non può e non deve diventare solo Antonio Conte, che pure ha la sua parte di errori. Tutti sono responsabili, e in certe occasioni c’è chi ha voluto essere protagonista a tutti i costi, peggiorando le cose. L’Inter adesso deve voltare pagina, dimenticare lo Shakhtar Donetsk e concentrarsi sulla Serie A. Domani a Cagliari obbligatoria una risposta, perché col Milan già cinque punti sopra le possibilità di sbagliare sono ridotte all’osso.

PROBLEMA ATAVICO – Ancora una volta l’Inter ha fallito, sempre alla stessa maniera, nel momento decisivo. La partita di mercoledì ne ricorda un’infinità dominate e non vinte (molte perse sugli unici tiri in porta degli avversari…). Vero, fosse finita 4-0 nessuno avrebbe potuto dire niente, col portiere Anatoliy Trubin migliore in campo, ma il tempo delle giustificazioni e degli alibi è sepolto. L’Inter non può più permetterseli, perché questi errori si ripropongono da troppo. Tre eliminazioni consecutive ai gironi di Champions League (e non tutte con Conte…), un’incapacità continua quando si tratta di vincere gli scontri diretti e difficoltà nel trovare un piano B quando non si sfonda contro avversari chiusi non sono certo novità di quest’anno. Il salto di qualità, più volte citato dal tecnico, deve avvenire da parte di tutti, a ogni livello. Perché il fallimento di mercoledì è pesantissimo sul piano sportivo, economico e di promozione del brand.

TUTTI DENTRO – Dire che è solo colpa di Conte, che bisogna cacciarlo e prendere un nuovo allenatore, è sbagliato. Se fallisce Conte significa che l’Inter ha fallito la stagione: non bisogna permetterlo. Il club, a maggio, farà dieci anni senza un trofeo: in questo decennio ha avuto undici allenatori diversi. Troppo facile dare la colpa a chi sta in panchina per gli insuccessi, stavolta la riflessione dev’essere più profonda. Vero, Conte finora non è riuscito a dare quella mentalità vincente che gli si chiedeva quando è arrivato, ma non sono tantissimi i giocatori “abituati a vincere” in rosa. Per fare un esempio Romelu Lukaku, che è ingiusto condannare per la sfortunata respinta sul colpo di testa di Alexis Sanchez, in carriera ha vinto due trofei, l’ultimo nel 2012. Pochissimo. E chi è più esperto, come Arturo Vidal, sinora ha malamente toppato. Certe scelte andrebbero valutate meglio, in alcuni casi.

PRIMA VIENE L’INTER, POI IL RESTO – L’ha ribadito anche Steven Zhang all’indomani dell’uscita dalle coppe: bisogna dare il massimo per il bene dell’Inter. Ecco, da qui a maggio deve diventare un dogma. Se c’è da cambiare qualche propria idea, con lo scopo di vincere le partite, sarebbe meglio farlo. Dovesse essere necessario accantonare qualche fedelissimo, per mettere dentro chi può dare qualità, sarebbe meglio farlo. Se c’è da tralasciare i pensieri di rinnovi di contratto, o di fantomatiche offerte dall’estero, per conquistare qualcosa con questa maglia è obbligatorio farlo. E la lista potrebbe continuare all’infinito. Bisogna fare scelte logiche, giuste, con un solo obiettivo in testa: vincere. Da domani alla Sardegna Arena l’imperativo categorico dev’essere questo, per riportare l’Inter ad alzare un trofeo. Altrimenti sarebbe un fallimento da parte di tutti, nessuno escluso, e per i protagonisti sarebbe difficile rilanciarsi.




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