Editoriali

Il Milan in bilico tra Spalletti e Pioli è un film che l’Inter ha già visto

La dirigenza del Milan sta decidendo di affidarsi a uno tra Spalletti e Pioli, con quest’ultimo ormai favorito (vedi articolo): entrambi sono stati protagonisti nella travagliata Inter degli ultimi anni. Ma la scelta è tutt’altro che scontata, poiché questo Milan non sembra ancora pronto per una figura bonificatrice come quella del tecnico di Certaldo.

SIMILITUDINI E DISTANZE – Il derby d’Italia ha rimarcato gran parte del gap tecnico tra la Milano nerazzurra e la Torino bianconera. La differenza di qualità in campo, espressa dai piedi dei calciatori di Maurizio Sarri tanto elogiati dal tecnico ospite, è stata evidente. Al tempo stesso, ricordare il processo di crescita di quest’Inter, negli ultimi quattro mesi, appare banale quanto doveroso. Le due sconfitte contro Juventus e Barcellona portano consapevolezza e, forse, un peso specifico netto maggiore di un paio di vittorie, che avrebbero potuto occultare il reale stato di avanzamento del processo di crescita. Un’evoluzione cristallina con tappe evidenti, necessarie per estirpare il veleno e la coltre d’impotenza che avvolgevano e limitavano società e calciatori. La rivoluzione di Antonio Conte, infatti, ha una dimensione filosofica e culturale meno mediatica rispetto a quella di Sarri, ma in ogni caso pregnante. Fa sorridere, dunque, pensare alla sponda rossonera dei Navigli, dove il Milan di Zvonimir Boban, Paolo Maldini e Ivan Gazidis sta attraversando, con intensità e sfumature differenti, stadi d’imperfezione e frustrazione che l’Inter ha tatuati sulla pelle come vecchie cicatrici.

IN BILICO – Inter e Milan sono due facce di una moneta che continua a roteare impazzita e sulla quale sembrano riapparire gli stessi volti. Luciano Spalletti e Stefano Pioli hanno formato, costruito e levigato un’Inter magmatica, argillosa e rivestita di lavorazione. Destini incrociati di una città divisa in due, coi nerazzurri a condurre i rossoneri verso lo squarcio nelle nuvole. Quel flebile spiraglio di luce a cui Conte vorrebbe appigliarsi, cercando di guardare oltre il buio di un grattacielo juventino apparentemente insormontabile.

ORME – Il Milan sceglie di affidarsi agli ex nocchieri nerazzurri per guadare le acque di un fiume melmoso, in cui Marco Giampaolo sembra ormai destinato all’esonero. È un fiume in cui l’ex tecnico della Sampdoria sta provando a specchiarsi da giugno, riuscendo soltanto a intravedere i lineamenti dei suoi predecessori. Boban e Maldini pare abbiano già dato il benservito al tecnico abruzzese, si attende soltanto l’annuncio ufficiale ma il destino appare ormai segnato, nonostante la vittoria di sabato col Genoa. Il Milan e l’Inter probabilmente non sono mai stati così vicini nella loro storia: dalla questione stadio a un futuro prossimo fatto di intrecci e vendette già pronte per essere servite.

SUGGESTIONI E VENDETTE – Se Spalletti andasse davvero al Milan, l’Inter avrebbe un motivo in più per rincuorarsi di aver già giocato e vinto la prima stracittadina. Se Spalletti andasse davvero al Milan, come sembrava fino al tardo pomeriggio di ieri, potrebbe dirsi chiuso un cerchio da accompagnare con sospiri di sollievo e momentanea malinconia. Come a voler accettare l’ineluttabile, col gentile retrogusto del più banale dei “chi la fa, l’aspetti”. L’Inter, tuttavia, non l’ha fatta a nessuno, poiché Spalletti è ancora legato ai nerazzurri da un ricco contratto che rappresenta un ostacolo oggettivo e comodo al tempo stesso (vedi articolo). Spalletti ha già rifiutato il Milan giorni fa, aumentando di fatto la gratitudine dei tifosi nerazzurri nei suoi confronti, e l’avrebbe fatto anche ieri sera, lasciando campo aperto a Pioli: “pericolo” scampato?

DÉJÀ-VU – Con gli arrivi di Antonio Conte e soprattutto Giuseppe Marotta, l’Inter sembra aver ritrovato quella verticalità dirigenziale che mancava da troppo tempo. E come dimenticare la figura di Gabriele Oriali, che aggiunge olio e lubrificante ai nodi cingolanti di questa preziosa catena. Al Milan, più che in campo, il problema sembra stagnare un tantino più su, come accadde anche in nerazzurro tempo addietro. Tra Boban, Maldini e Gazidis la confusione regna sovrana su alcune dinamiche e decisioni cruciali. Confusione che l’Inter aveva abbracciato per stagioni intere. La scelta di affidare a Pioli o a Spalletti le sorti di una squadra apparentemente spaurita rimarcano la volontà di dividere la pressione tra panchina e scrivanie. Una pressione che probabilmente ha finito per piegare in due le spalle di Giampaolo. La scelta, salvo stravolgimenti nelle prossime ore, finirà per ricadere su Pioli e il Milan accetterà di seguire le orme di un’Inter a suo tempo grigia e stordita, quella del 2016-2017 che non si qualificò alle coppe europee, ma capace di ritrovare identità nella stagione successiva, seppur passando attraverso mille bufere. Forse questo Milan non è ancora pronto per Spalletti e le sue battaglie contro il mondo intero: è fermo allo stadio precedente, quello dei Gabigol e degli Joao Mario, che hanno soltanto cambiato forma ed estetica nei vari Lucas Biglia e Krzysztof Piatek di turno.

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