Icardi al PSG dopo 6 anni di Inter finiti in 6 mesi: lieto fine di una favola dal retrogusto amaro

Articolo di
3 Settembre 2019, 10:01
Condividi questo articolo

Mauro Icardi, ex capitano e numero 9 dell’Inter, è ufficialmente un nuovo attaccante del Paris Saint-Germain (vedi annuncio), ma il percorso che l’ha portato dalla cantera del Barcellona alla corte dello sceicco Nasser Al-Khelaifi – passando per Sampdoria e Inter – non ha seguito una rotta classica

201 – Questo numero non rappresenta i gol segnati da Mauro Icardi con la maglia dell’Inter (sono un po’ meno, ma lo vedremo meglio dopo), bensì è il numero di giorni passati dal 13 febbraio 2019: in quella data, la dirigenza nerazzurra prese la decisione di togliere la fascia di capitano a Icardi e consegnarla a Samir Handanovic (vedi articolo). Decisione che ancora oggi fa discutere i tifosi, di cui non si conoscono ancora con chiarezza le cause, ma dagli effetti assolutamente tangibili. Da quel 13 febbraio nulla è più stato come prima nel mondo Inter, e quello che era un punto fisso della rosa, uno dei classici 4-5 giocatori che in estate fanno parte del ristretto gruppo “Ripartiamo da questi”, è caduto come solo certi dei dell’Antica Grecia sanno fare. Un amore (ma anche qui, vanno fatte le giuste precisazioni) finito bruscamente, all’improvviso, che provoca un senso di estraniamento che ci porta a vedere la persona a nostro fianco sotto una luce completamente diversa, una luce nuova, abbagliante da quanto è opaca.

219 x 124 – I numeri di Icardi con l’Inter sono ineccepibili: dal 2013 ad oggi, 219 presenze con la maglia nerazzurra e 124 gol, alcuni dei quali decisivi, alcuni davvero indimenticabili. Su tutti, difficilmente scorderemo la tripletta nel derby del 15 ottobre 2017 (vedi pagelle di quella partita), o il gol vittoria al 96’ nel derby di un anno dopo. 124 reti in 219 gare portano ad una media di 0,57 reti a partita: con l’Inter, una media migliore di quella di campioni come Zlatan Ibrahimovic, Samuel Eto’o, Benito Lorenzi, Alessandro Altobelli, Diego Milito e Hernan Crespo. Sono numeri che fanno di Icardi l’ottavo miglior marcatore della storia dell’Inter (per chi scrive, è il giocatore che ha segnato di più negli ultimi 20 anni di onorato tifo), e per questo rendono ancor più amaro il retrogusto lasciato dall’epilogo di questa storia: qualcosa non torna in questa trama, ci sono diversi buchi di sceneggiatura che creano una fastidiosa asimmetria nel nostro ordine mentale.

L’AMORE NON CORRISPOSTO – Ci sono molti giocatori, nella storia del calcio, che compiono una scelta precisa, o per presa di coscienza propria, o perché costretti dalla piega degli eventi. Di fronte a “società” e “tifosi”, certi giocatori scelgono dichiaratamente da chi preferiscono farsi amare: alcuni prediligono la gloria eterna che solo l’amore ineluttabile del tifo può regalare, altri preferiscono avere un rapporto idilliaco con presidente e dirigenza. Solo pochi giocatori nella storia sono riusciti a farsi voler bene in ogni ambito a prescindere da tutto, e sono le bandiere che tutti conosciamo. Icardi è uno di quelli che invece è riuscito a compromettere il rapporto con entrambi: se con Giuseppe Marotta la relazione non è mai sbocciata, e anzi si è sfaldata a velocità disarmante, coi tifosi dell’Inter – soprattutto con una certa componente del tifo organizzato nerazzurro – l’idillio è finito dopo 2 anni. Anche qui c’è una data, ed è il 1° febbraio 2015: l’Inter di Roberto Mancini perde malamente in casa del Sassuolo per 1-3 (proprio di Icardi l’unica rete interista), e i tifosi presenti al Mapei Stadium danno fiato a tutto il loro disappunto. Gli animi si infiammano velocemente, e Fredy Guarin e lo stesso Icardi si dilungano a litigare coi tifosi (come si può rivedere qui). Mesi dopo, questo episodio verrà narrato proprio da Icardi nella sua autobiografia, con toni di tracotante sfida mal digeriti dal tifo organizzato nerazzurro, che non ha fatto mancare la sua reazione: sin dalla successiva gara a San Siro, la curva nerazzurra ha attuato una damnatio memoriae totale nei confronti del capitano. Lungi da noi associare la permanenza in un club calcistico al valore della fedeltà e della riconoscenza, le logiche professionali non sono in discussione. Desta tuttavia più di qualche dubbio il modo in cui il capitano di una squadra rifiuta certe dinamiche di tifo. Se questo episodio ha sancito la fine del rapporto tra Icardi e il tifo organizzato nerazzurro, gli ultimi 201 giorni hanno spento i sentimenti pure della (quasi) restante totalità dei fan, perché per chi ama una squadra come fosse una proiezione della propria anima è intollerabile non volerne indossare la maglia. Perché si ritorna all’asimmetria e alla frizione tra elementi troppo contrastanti: come si può professare amore per l’Inter, e al tempo stesso rifiutarsi di scendere in campo? Voler tornare in rosa e nel frattempo intentare una causa legale?

L’AMORE CORRISPOSTO – È impossibile parlare di Icardi senza nominare Wanda Nara, moglie, madre delle sue figlie, nonché procuratrice. Secondo alcuni, lei rischia di compromettere la carriera del marito, sebbene ci siano posti peggiori di Parigi per svernare. Secondo altri, è lui e solo lui il fautore del suo destino. C’è chi dice che, se la situazione è arrivata al punto di non ritorno, è colpa della dirigenza che no ha saputo evitare quest’evenienza; c’è invece chi ritiene che la procuratrice di un calciatore non possa essere l’ospite fissa di un programma TV sul calcio a cadenza settimanale. Come in molti altri casi, la ragione tende a stare nel mezzo, inutile fare esercizi di stile per sposare una sola parte. Analizzando i fatti e le parole, una cosa è certa: la famiglia Icardi è un nucleo indissolubile, con legami strettissimi che portano a non poter prendere in considerazione un solo elemento ignorando completamente gli altri.

TROPPO VELOCE – Infine, il cerchio si chiude tornando al tema delle tempistiche. Com’è possibile che un amore a suo modo intenso finisca così, ricoperto da fiumi di inchiostro, bile e like social al vetriolo? Come possono 6 anni essere cancellati in poco più di 6 mesi? Se un amore finisce così improvvisamente, può forse essere definito amore? O si è trattato di una semplice infatuazione che noi abbiamo sovrastimato, quasi a voler fintamente replicare le emozioni provate troppo, troppo tempo prima? Adesso toccherà ai tifosi del Paris Saint-Germain provare le stesse sensazioni? Vedremo… L’unica certezza è che oggi Icardi per l’Inter rappresenta il passato, il presente si chiama PSG. La storia non si cancella, ma il finale della favola poteva essere scritto meglio.




© Inter-News.it - Il presente contenuto è riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Inter-News.it) e il link al contenuto originale


Seguici e scarica le nostre APP per restare sempre aggiornato



tifointer





ALTRE NOTIZIE




Inter-News offre un servizio gratuito ai suoi lettori, a cui non chiediamo nulla, si regge solo sulla raccolta pubblicitaria. Se usi un Ad Blocker ci impedisci di reperire i fondi necessari al mantenimento della struttura e al pagamento della redazione. Per cortesia, se ti piace Inter-News, disabilita il tuo Ad Blocker per questo sito. Grazie e buona lettura.