Eriksen nell’Inter di Conte: ecco dove può giocare e come lo farà nel 3-5-2

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28 Gennaio 2020, 15:02
Eriksen Inter
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Eriksen è il grande colpo di mercato dell’Inter. E della Serie A. Gennaio o meno, un acquisto simile cambia tutte le carte in tavola. Sale l’attesa per il debutto in campo, ma prima di vederlo brillare nel 3-5-2 di Conte potrebbe servire qualche allenamento extra di rodaggio. Il nuovo centrocampista nerazzurro avrà un ruolo determinante nel finale di stagione, soprattutto europeo. Sognando Sneijder e insidiando Sensi, la strada è tracciata

COLPO DA NOVANTA – L’arrivo di Christian Eriksen in Italia è qualcosa che va fuori da ogni logica. Se incorniciamo il suo trasferimento nella finestra invernale di riparazione, l’incredulità diventa dominante. L’acquisto di un fuoriclasse simile non trova nessun collegamento con il mercato di gennaio, per di più a certe cifre. Per circa 20 milioni di euro ormai si muovono solo modesti titolari, riserve utili o giocatori a fine carriera. Il centrocampista danese è tutto l’opposto di questa descrizione: Eriksen è un titolarissimo assoluto nel pieno della sua carriera calcistica. Un fuoriclasse. Uno dei pochi rimasti nel suo ruolo. Un colpo da novanta (milioni) pagato all’incirca 1/5, praticamente in fase di supersaldi invernali. Certo, il contratto in scadenza è stato determinante. Ma il fatto che Eriksen abbia lasciato la Premier League inglese per la Serie A italiana è una notizia. Dopo oltre sei anni ad alti livelli al Tottenham (e prima ancora quattro all’Ajax) non deve confermarsi, forse solo consacrarsi con trofei nazionali e internazionali. E per farlo ha scelto proprio l’Inter, quasi come se fosse una missione reciproca. Tornare a vincere dopo troppi anni di digiuno.

RUOLO PRINCIPALE – La domanda che molti si sono posti nelle ultime settimane sfocia ovviamente nella tattica: dove giocherà Eriksen nell’Inter? Bel quesito, zero problemi. Se Antonio Conte dice 3-5-2, sarà 3-5-2 pure con Eriksen. Ma il 3-5-2 si può anche leggere 3-4-1-2, dove la mezzala più offensiva si alza per accentrarsi dietro le due punte. Praticamente quello che sta facendo Alexis Sanchez nelle ultime uscite, ma si tratta di un’opzione più improvvisata (leggi “disperata”) che voluta. Di base resta il 3-5-2, dove Eriksen andrà ad agire da mezzala. Il fatto che possa giocare indistintamente sul centro-destra e sul centro-sinistra allarga il campo delle ipotesi sulla zolla di campo in cui avrà modo di posizionarsi al fischio d’inizio. Ponendo come riferimento tattico Marcelo Brozovic regista basso, c’è da credere che Conte possa puntare su Eriksen come mezzala mancina per ottimizzare il lavoro che oggi Stefano Sensi al 50% non riesce a garantire. Anche perché Conte non rinuncia all’intensità di Nicolò Barella, che preferisce fare gioco da mezzala destra (ma all’occorrenza cambia lato mettendosi a completa disposizione dei compagni).

MEZZALA CONTIANA – Eriksen è un numero 10 purissimo. Capire se è destro o sinistro di piede non è facile per se stesso né per i compagni, figurarsi per gli avversari. Visione di gioco da regista totale. Ultimo passaggio da trequartista vero. Segna (dalla distanza) e fa segnare (davanti alla porta). Si inserisce e finalizza da mezzala, ma fa gioco oscillando su tutto il fronte offensivo senza dare grossi punti di riferimento. Da sinistra verso destra. In questo caso va “bloccato”, perché da mezzala avrà meno margini per fare il fantasista a tutto campo. Con Conte infatti dovrà cambiare registro su un dettaglio non da poco: la doppia fase di gioco. Eriksen viene dalla scuola olandese, non è un problema sacrificarsi per i compagni utilizzando la testa. Conte però gli chiederà di utilizzare prima di tutto gambe e polmoni. Per intenderci, Eriksen dovrà fare quanto fatto da Sensi nella prima parte di stagione ma con una fisicità più simile a quella di Brozovic che a quella di Barella. E non a caso l’autonomia di Sensi non ha mai superato l’ora di gioco garantendo una certa qualità prima di calare. A Eriksen il compito di seguire questo iter e fare la differenza per 90′ e più. In un certo senso “rimpiazzerà” in tutto e per tutto Sensi – pronto a “scalare” nel ruolo di jolly, suo alter ego e vice regista -, compresi i calci da fermo. Angoli e punizioni, di cui è uno specialista raro.

SULLA SCIA DI SNEIJDER – L’Inter ha fatto un colpo – sulla carta – di livello superiore. Anche per questo Eriksen – in campo – dovrà mostrare qual è la differenza tra un buon giocatore e un fuoriclasse assoluto. Ma non è tutto qui. L’arrivo del classe ’92 danese a Milano da una parte rimette l’Inter in corsa per lo scudetto e dall’altra non deve illudere. Perché un innesto simile a gennaio – anzi, a febbraio – non può fare miracoli sportivi. Senza esagerare, a Eriksen servirà qualche settimana per prendere le misure con il calcio italiano e altrettante per soddisfare tutte le richieste tecnico-tattiche di Conte. Se non ci fosse l’emergenza a centrocampo (Brozovic e Roberto Gagliardini ancora infortunati, Barella e Sensi in fase di recupero, Borja Valero con autonomia limitata e Matias Vecino in uscita?) forse non debutterebbe nemmeno subito. E invece rischia di essere buttato subito nella mischia a Udine, in stile Wesley Sneijder annata 2009. Magari emulando le prestazioni dell’idolo olandese. Ed è proprio quello il riferimento giusto: Eriksen per l’Inter di Conte può essere quello che fu Sneijder per l’Inter di José Mourinho. Pertanto, pur caldeggiando il sogno scudetto, la testa deve andare (anche) all’Europa: Eriksen è l’acquisto perfetto per tentare l’assalto all’Europa League. Prima, però, la Coppa Italia: contro la Fiorentina forse non ci sarà, ma Eriksen sarà il primo tifoso dell’Inter così da poter giocare le semifinali contro il Napoli. Per provare a vincere tutto. E subito. Benvenuto nella Milano nerazzurra, Chris #24.


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