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Eriksen e l’Inter, una settimana dopo l’addio: il nostro 24 dicembre senza il 24

Eriksen e l’Inter rappresentano, in coppia, una breve storia ormai passata ma non già finita. Adesso è giusto per tutti guardare avanti, perché il calcio da mesi ha smesso di essere lo scenario in cui muoversi e la prospettiva da cui osservare le evoluzioni future. Ormai si parla di altro e dobbiamo accettarlo. Non si può accettare, però, il processo di normalizzazione intorno all’ormai ex numero 24 nerazzurro. Di seguito il nostro omaggio per Eriksen

UNA SETTIMANA DOPO – Oggi alle ore 15:00, puntuali, l’annuncio della risoluzione consensuale tra Christian Eriksen e l’Inter (vedi comunicato) avrà completato la sua prima settimana. Fa ancora male. Ma il 17 dicembre era il giorno di Salernitana-Inter, sbagliatissimo solo pensare di omaggiare il centrocampista danese in quella data. Giusto concentrarsi solo sul campo, e quindi sull’Inter, almeno fino alla fine del girone di andata. Oggi, però, a bocce fermissime, si può riavvolgere il nastro. Non è facile utilizzare le parole giuste per descrivere una serie di emozioni che non potranno essere cancellate per nessuna ragione. Nonostante la fugacità dell’avventura nerazzurra di Eriksen. Dalla prima alla seconda firma, cioè dall’arrivo (anticipato) alla partenza (obbligata), è successo troppo. E molto altro non è potuto succedere, purtroppo. Ce lo faremo bastare, ugualmente.

Il reale valore del colpo Eriksen per l’Inter

IL PRIMO ANNO – L’acquisto low cost a fine gennaio 2020 è un capolavoro firmato Beppe Marotta, che non aspetta il 1° luglio per evitare rischi inutili. Eriksen non può essere un colpo da Inter a parametro zero. Ed è già questa la differenza con il “sostituito” Hakan Calhanoglu, arrivato a costo zero perché senza grandi alternative. Senza troppi giri di parole, è l’acquisto più importante della storia recente dell’Inter dai tempi di Samuel Eto’o arrivato dal Barcellona per accontentare Zlatan Ibrahimovic, ossessionato dalla Champions League e dal Pallone d’Oro. L’Inter decide di tornare a fare Calcio con la C maiuscola. Eriksen sceglie il numero 24, dato che 8 (Matias Vecino), 10 (Lautaro Martinez) e 23 (Nicolò Barella) sono già occupati. Trova il 3-5-2 di Antonio Conte, che in realtà aspettava Arturo Vidal (poi ottenuto solo mesi dopo…). Serve tempo per entrare negli schemi, soprattutto da mezzala “contiana”. Ma il tempo non c’è. Scoppia la pandemia. Il Covid-19 causa lo stop anche del calcio. Si torna in campo. Di tempo ce n’è ancora meno. Niente esperimenti, per Eriksen solo tanta panchina. Troppa. La seconda parte di stagione, la prima all’Inter, è da dimenticare. Andrà meglio? Per forza, impossibile vada peggio.

La doppia rinascita di Eriksen, all’Inter solo sei mesi

DA CONTE A INZAGHI – E invece, incredibilmente, riesce ad andare peggio. Il primo anno solare di Eriksen all’Inter è un incubo. Se potesse, cancellerebbe il 2020 dalla sua carriera. E non solo per la delusione della finale di Europa League persa. La fase peggiore arriva dopo, quando Conte, deciso a prendere il totale controllo della “questione nerazzurra” dopo le note divergenze con la proprietà, attua la strategia più rischiosa. Nel giro di poche settimane Eriksen viene “spronato” attraverso una serie di provocazioni che avrebbero messo in fuga chiunque. Non il talento danese, freddo solo in apparenza. Le panchine si accumulano ma l’umiliazione è servita con gli ingressi nei minuti finali. A partita finita. Anche compromessa, in alcuni casi. E per di più fuori ruolo. Eriksen non sta bene ma non batte ciglio. Viene messo sul mercato, ufficialmente. Non è più una questione di principio, bensì una battaglia: “O io oppure voi”. Conte se la gioca così, utilizzando Eriksen come elemento della discordia tra le sue indicazioni e le decisioni della società. A gennaio 2021, però, il mercato non offre di meglio. Conte depone le armi. Eriksen si riprende l’Inter, con il gol nel Derby di Milano in Coppa Italia. Diventa titolare. Segna il gol-Scudetto, a Crotone. Conte, che alla fine è riuscito a ricavare la reazione voluta, va via. In panchina arriva Simone Inzaghi: è il regalo più grande che l’Inter di Marotta possa fare a Eriksen. Non passano neanche 24 ore dalle prime dichiarazioni del neo tecnico nerazzurro sull’importanza che avrà Eriksen nella sua Inter che, al debutto della Danimarca a EURO 2020, succede quello che succede. Fa malissimo. E ci fermiamo qui con il racconto calcistico. Seguono solo sei mesi di nuova vita e speranza. La rinascita calcistica di Eriksen all’Inter è meno importante della seconda.

La Vigilia di Natale senza l’invitato speciale

IL NUMERO 24 – Oggi l’unico augurio è quello di tornare a vedere il talento danese sui campi di calcio, anche se non in Italia. Anche se il calcio non è la cosa più importante, ora. Eriksen in nerazzurro vestiva il numero 24 ma tecnicamente è il numero 10 che ogni squadra di calcio merita di avere in rosa. E per l’Inter rappresentava un numero 1 come profilo calcistico e umano, al di là del ruolo in campo. La massima espressione calcistica di talento vista a Milano nell’ultimo decennio, seppur con pochi picchi e troppi “se”. C’è chi prova ad analizzare le prestazioni con numeri freddi tratti dai data analyst pensando di fare la storia della match analysis. Magari sostenendo che Eriksen all’Inter abbia dato poco. O che sia (stato) un calciatore normale. Uno dei tanti. Cazzate, siamo seri. Ma se è questo il livello, allora giochiamo anche noi con i numeri. A modo nostro. Sono le 12:24 del 24/12. È il 24 dicembre, ma senza il nostro numero 24. Buona Vigilia di Natale a tutti gli interisti. In Serie A siamo primi in classifica e in Champions League qualificati agli ottavi di finale. Non scomoderemo Cesare Cremonini, tranquilli. Da quando Eriksen non gioca più nell’Inter è ancora domenica e sarà ancora Natale. Ma siamo anche calcisticamente più poveri, ufficialmente da una settimana. Eriksen non è mai stato un calciatore “normale”, spiace per chi non l’ha potuto capire anche in maglia Inter. Ciao e grazie, Chris.

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