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Eriksen dimostra a Conte che può fare (pure) la mezzala, ma in un’altra Inter

Eriksen titolare a Cagliari ha stupito tutti. A partire dal giocatore stesso, che forse non ci sperava più. La prestazione fornita forse non gli permetterà di tenere addosso la maglia dell’Inter anche dopo Natale, eppure Conte non può far finta dei segnali lanciati

MEZZALA ALLA CONTE – L’ora scarsa giocata da Christian Eriksen a Cagliari è stata – ovviamente – argomento di discussione. Prima, durante e dopo la partita. La prestazione del centrocampista danese si è sviluppata fondamentalmente in due fasi, a loro volta suddivise in ulteriori parti. Una prima mezz’ora lucida seguita da una seconda mezz’ora in calo. Più precisamente, nel primo quarto d’ora Eriksen ha creato gioco da solo e non è certo colpa sua se l’Inter non è andata sullo 0-2 (con assist e/o gol del numero 24). Nel secondo quarto d’ora si è concentrato maggiormente sulle richieste tattiche di Antonio Conte, senza però far mancare l’apporto alla manovra. Il quarto d’ora di fine primo tempo ha fatto notare un calo generale del ritmo e anche Eriksen, pur macinando chilometri, non ha trovato gli spunti giusti. Infine, il quarto d’ora di inizio secondo tempo ha visto l’Inter in stato confusionale alla ricerca del pareggio, con il danese praticamente scomparso dagli schemi. Ciò ha fatto di Eriksen un protagonista di Cagliari-Inter e per di più da mezzala, almeno per un’ora (vedi analisi tattica di Cagliari-Inter). Una novità rispetto alle ultime uscite “forzate” da punta, esterno o trequartista nei finali di partite compromesse (vedi focus). Sembra poco, ma è un’inversione netta nella gestione Eriksen fatta finora da Conte.

INTER SU MISURA – Non bisogna illudersi, quella di “Eriksen titolare” è una notizia che rischia di rimanere tale per la sua unicità. Conte difficilmente punterà nuovamente sul centrocampista danese contro il Napoli. Magari contro lo Spezia, se ci fossero nuove defezioni in mezzo al campo. Però se qualcuno cercava una risposta, l’ha ottenuta. Eriksen può giocare da mezzala nel 3-5-2 dell’Inter di Conte. Deve cambiare registro, certo. Ma probabilmente quello devono cambiarlo anche i compagni. E Conte stesso dovrebbe lavorare sui singoli che circondano il danese. Gli servono due mediani di fatica (Nicolò Barella e Arturo Vidal?) capaci di fare la doppia fase di gioco quando Eriksen decide di abbassarsi a mo’ di schermo davanti alla difesa oppure alzarsi sulla trequarti come un vero numero 10. Altrimenti si pesta i piedi con il “regista” Marcelo Brozovic, poco incline a cedere il pallino del gioco. E soprattutto, servono due esterni a tutta fascia da lanciare (Achraf Hakimi e Aleksandar Kolarov?) abili a non perdere di vista la fase difensiva. Infine, data per certa la difesa a tre attuale, Eriksen si esalta quando non c’è Alexis Sanchez regista alto a togliergli palloni e spazi. L’idea di tornare al 3-5-2 della passata stagione, con Eriksen al posto di Stefano Sensi (recuperato e pronto a fargli da alter ego) non è poi così campata per aria. Peccato il mercato di gennaio pare vada in tutt’altra direzione. Ma fino a fine 2020 Eriksen c’è e Conte può puntarci.

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