Eriksen caso mediatico del Crisi Inter per giustificare il massacro a Conte

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19 Febbraio 2020, 15:01
Christian Eriksen e Antonio Conte
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C’è un momento in cui la stagione dell’Inter svolta. Negativamente, ma svolta. Questa fase precisa viene riassunta in un concetto ormai divenuto storico: è “Crisi Inter”. I protagonisti del nuovo capitolo mediatico nerazzurro sono l’allenatore Conte e l’ultimo arrivato Eriksen. Lo scenario è tutto italiano. In previsione di cose bulgare, possibilmente

IL BRAND CRISI INTER – Gli insuccessi dell’Inter da sempre offrono materiale per attaccare società, tesserati e dipendenti vari. Negli ultimi anni si è assistito a un fenomeno talmente continuo – ma in un certo senso anche “cercato” per via di errori grossolani – da creare un vero e proprio brand mediatico. L’attesa dei titoli giornalistici improntati sulla parola “crisi” associata alla parola “Inter” è diventata quasi rituale. Quando arriva? Quanto dobbiamo aspettare ancora? Il successo di Antonio Conte è stato quello di aver posticipato i tempi. Nessun titolone a settembre. Né prima né dopo la prima sosta, in genere perfetta. Il grande avvio in Serie A ha frenato le bozze pronte a dicembre dopo l’uscita dalla Champions League, che oggi viene presa come punto per argomentare meglio e avere più materiale. Perfino la sosta natalizia si è aperta e chiusa con vittorie importanti. A gennaio qualche scricchiolio di troppo in campionato, ma passaggio del turno in Coppa Italia e un mercato di riparazione niente male. Poi è arrivato il mese clou della stagione nerazzurra, un febbraio decisivo su tutti e tre i fronti in cui l’Inter compete: Serie A, Coppa Italia ed Europa League, in cui si debutta domani. Il primo tempo del Derby di Milano è stato l’antipasto, il secondo tempo di Lazio-Inter ha liberato le bozze. Finalmente è (di nuovo) Crisi Inter.

IL CASO MEDIATICO ERIKSEN – L’assist per dar vita all’ennesima nevrosi (poco) sportiva degli addetti ai lavori arriva dall’Inghilterra. Precisamente da Londra. Sì, in realtà è danese, ma Christian Eriksen dopotutto è appena approdato in Italia dopo una lunga esperienza al Tottenham. E l’Italia non la conosceva minimamente. Sicuramente la sta imparando a conoscere in questi primi giorni. Pregi e difetti. Soprattutto difetti. L’acquisto del centrocampista classe ’92 è stato accolto con grande enfasi da tutti gli esperti in materia. In realtà buona parte di essi sapeva che la bolla mediatica costruita intorno al colpo Eriksen avrebbe permesso di bombardare l’Inter al primo passo falso. Passo falso arrivato puntuale “grazie” a Conte. Non schierare Eriksen dal 1′ è stato il motivo per criticare il tecnico nerazzurro e motivare, in un certo senso, le sconfitte contro Napoli e Lazio. E poco importa se il danese è arrivato a Milano in condizioni atletiche tutt’altro che ottimali, dopo mesi da comparsa in casa Tottenham, dov’era diventato un corpo estraneo. Poco importa se ancora non ha completato la “formazione” per entrare nei meccanismi tattici di Conte né nell’idea di giocare in Italia. Non è un problema tecnico ma di tattica. Non un problema di linguaggio del corpo, forse parlato. Servono tempo e pazienza, ma in Italia Eriksen è già un caso (fuori dall’Inter).

CONTE MASSACRATO DAL RUMORE – Eppure c’era da aspettarselo. Anzi, nell’accogliere Eriksen avevamo anticipato di portare pazienza e soprattutto non illudersi con le tempistiche. “Senza esagerare, a Eriksen servirà qualche settimana per prendere le misure con il calcio italiano e altrettante per soddisfare tutte le richieste tecnico-tattiche di Conte” (vedi editoriale del 28 gennaio, ndr). E ancora, “Conte dovrà lavorarci un po’ sapendo di avere una scadenza brevissima (1° marzo, Juventus-Inter) per svoltare la stagione” (vedi editoriale del 31 gennaio, ndr). Conte aveva un mese a disposizione per inserire Eriksen nel suo undici titolare, adesso restano poco più di dieci giorni per completare il lavoro. Un lavoro che non può avvenire con rispetto e serenità in Italia, dove il “rumore dei nemici” non aspettava altro che criticare il tecnico dell’Inter. Curiosamente questa citazione è dell’ultimo allenatore di Eriksen, quel José Mourinho oggi sulla panchina Spurs che ha capito subito tutto del nostro Paese. Il rumore dei nemici non dà pace a Conte, letteralmente massacrato mediaticamente per “colpa” di Eriksen. Né allo stesso Eriksen, che sta subendo di tutto, un po’ complice un po’ vittima di un sistema marcio. Addirittura si è arrivato a dire che “Conte non lo voleva e ora non lo fa giocare per fare un torto alla società”. Follia. La verità è che in Italia tutti possono dire tutto senza rischiare il posto di lavoro. Rischiare di fare figuracce sì, ma il lavoro è sacro. E allora accettiamo che Conte debba continuare a lavorare in mezzo a questo rumore. Che è diventato un frastuono, ormai. In attesa di vedere Eriksen brillare nell’Inter. Magari già domani in Bulgaria, dove il peso specifico delle critiche italiane sarà minore. E la voglia di vivere positivamente il calcio maggiore. Il Ludogorets aspetta l’Inter di Conte ed Eriksen, i tifosi interisti pure.


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