Spalletti gladiatore fantozziano, Schick ci ripensa. Inter, prossime 48 ore decisive

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29 agosto 2017, 16:30

In casa Inter si stanno vivendo due situazioni diametralmente opposte: ai successi in campo si alternano i fallimenti (finora) sul mercato. Da Roma a Roma, queste sono ore decisive per il futuro nerazzurro. Ecco la seconda puntata della rubrica ironica di Inter-News.it: #InterIsComic

SPALLETTI FISCHIATO – Chi sperava di girare un film sul ritorno del perdente Luciano Spalletti a Roma, nella casa di Re Francesco Totti, dovrà cambiare copione. Almeno per quest’anno. Allo Stadio “Olimpico” non succede nulla di particolarmente interessante, se non fosse che tre quarti di stadio fischia Spalletti. Intanto in campo la Roma gioca e l’Inter vince, ma la gente fischia Spalletti. A un certo punto in tribuna passa anche una bella ragazza, ma gli uomini in giallorosso fischiano Spalletti. In strada c’è un solo vigile, non ferma le macchine che vanno oltre i limiti di velocità, ma fischia Spalletti. All’improvviso anche a me fischiano le orecchie, ma sono le orecchie di Spalletti. In campo ci sono Roma e Inter, e in campo c’è anche Spalletti, mentre Totti è in tribuna. La scena sembra un po’ quella del colossal “Il Gladiatore”, con Spalletti nelle vesti di Massimo Decimo Meridio comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Zhang Jindong – per gli amici Twitter, @max10_mery – e Totti in quelle dell’Imperatore Commodo. E Totti seduto in tribuna è stato sicuramente commodo, come fino a qualche mese fa stava commodo in panchina con Spalletti. Ah, ecco perché i fischi… Spalletti entra benissimo nella parte: «Al mio segnale, scatenate Mauro Icardi!». E così fu, 1-3. Perfino Yuto Nagatomo si è gasato, trovando un tunnel insperato e insensato, una delle cose più casuali della storia del calcio. In realtà, più che colossal, a Roma sembrava il remake de “Il secondo tragico Fantozzi”: scusi, chi ha fatto palo? Aleksandar Kolarov, Radja Nainggolan e Diego Perotti sicuro.

TELENOVELA SCHICK – La partita tra Roma e Inter non si è giocata solo in campo (dove il risultato finale è stato 1-3, 2-3 se il VAR avesse segnato il rigore invocato da tutti per una caduta di Perotti in area di rigore ma l’arbitro, anziché fischiare il rigore, fischiava Spalletti), l’altra sfida è avvenuta sul mercato. Là la Roma ha vinto. Anzi, sul mercato la Roma ha vinto, prima di ricevere un comunicato della Fiorentina e fare a figura del Massimiliano Mirabelli di turno. L’oggetto conteso era Patrik Schick, ben presentato dal “Baffo” Roberto Da Crema – anche conosciuto come Massimo Ferrero -, offerta imperdibile: la clausola è 25 milioni, costa 30.5 ma solo per le prime 50 telefonate della Juventus, per oggi prezzo scontatissimo, solo 42 milioni in sei rate! Cosa aspetti? Chiama! Monchi ha chiamato sùbito, Walter Sabatini e Piero Ausilio hanno perso il numero, salvo poi trovare quello di Giorgio Mastrota, che nei mesi scorsi aveva venduto loro il set completo di Padelli. Daniele. Dettagli superflui, per Schick si è trattato di una trattativa lampo: solo dal momento della firma a quello dell’annuncio, l’attaccante ceco ha cambiato idea più volte ed è stato vicinissimo alla Juventus, all’Inter, alla Juventus, al Napoli, al Paris Saint-Germain, all’Inter, alla Juventus, al Monaco, al Prete, al Vescovo, al Paris Saint-Juventus, poi di nuovo al Napoli (clamoroso!), infine alla Lazio. Va detto che alla Lazio è stato vicinissimo perché la sede si trova a Roma, ma alla fine l’hanno spuntata i cugini giallorossi. Mentre sto scrivendo queste quattro righe, Schick ha cambiato nuovamente idea: ha detto no alla Roma, ma non rinuncia a Valsoia.

PROSSIME 48 ORE DECISIVE – Ma veniamo all’argomento più interessante del momento. Il 31 agosto chiude ufficialmente il mercato estivo. Scandisco: il-31-agosto-chiude-ufficialmente-il-mercato-estivo. Questo significa fondamentalmente due cose: 1. appena chiuso, non si parlerà di fantomatici acquisti ultramiliardiari per circa 7 secondi (il tempo necessario per realizzare quanto tempo manca all’apertura della finestra invernale); 2. sicuramente Gabriel “Gabigol” Barbosa avrà resistito ancora, rifiutando tutto. Sì, perché quando il mercato è aperto, Gabigol rifiuta tutto. Cessione? No. Prestito? No. Prestito in Italia? No. In Portogallo? No. In Brasile? No. Su Instagram? Mmm… No. «Gabi, è pronto, vieni a tavola!», urla il cuoco di Appiano Gentile direttamente dalla cucina. «No», Gabigol pronto a fare lo sciopero della fame tipo Marco Pannella. Ci prova perfino Flavio Insinna, ma la risposta di Gabigol è sempre la stessa: «Ringrazio il Dottore, ma rifiuto e vado avanti». Scelta sensata, Gabigol ha in mano il pacco giusto. E’ l’Inter ad avere, dall’altra parte, il pacco sbagliato. Adesso mancano 48 ore alla fine del mercato. Cioè possono essere anche 56 oppure 32, ma siccome fa figo dire che le prossime 48 ore saranno decisive, vogliamo credere che le prossime 48 ore saranno decise per davvero. Gabigol si trova davanti a un bivio, deve solo scegliere quale sentiero percorrere: quello del rifiuto, che lo porterà a un altro anno di panchina fissa, ma stavolta sotto la guida di Spalletti (“Gabigol è il nuovo Totti”); quello dell’accettazione (del Benfica, tutto fatto), che prenderebbe l’Inter in contropiede perché non è un’ipotesi considerata verificabile, pertanto potrebbe continuare a tenerlo come mascotte (“Gabigol è il nuovo Nagatomo”). Totti o Nagatomo, che futuro scegliere? Entro 48 ore lo sapremo, ma la gente fischia Spalletti.

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