Mancini furioso: insulta Icardi, becca spia e cambia menù Inter

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26 gennaio 2016, 00:00
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Ventiseiesimo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, dopo il pareggio last minute in casa contro il Carpi. Pareggio indigesto, com’è stato titolato a più riprese: Mancini non ha accettato quanto accaduto al “Giuseppe Meazza” e non le ha mandate a dire ai suoi, in particolare a Icardi. Il tutto si è protratto anche a livello dirigenziale: silurati in due

NB – Istruzioni per l’uso: si consiglia la lettura di questo articolo alle sole persone dotate di ironia – sebbene non sia facile sorridere in seguito al beffardo pareggio di domenica -, eccezion fatta per quelle a dieta, che hanno saltato il pranzo domenicale. Tutto quello che leggerete potrebbe ripercuotersi sulla vostra salute. Buona fortuna!

INTER INOFFENSIVA, CARPI COLPISCE – Niente da fare: quest’Inter non sa proprio più vincere. Né in campionato, perché in Tim Cup contro il Napoli ha vinto, ovviamente (merito della vicenda Sarri-Mancini, che ha destabilizzato l’ambiente partenopeo già prima che accadesse il tutto). Né in casa, perché – oltre alla vittoria di Napoli – anche quella di Empoli del 6 gennaio non va dimenticata, sia chiaro. Dunque l’Inter non sa vincere in casa e in campionato, dove il pareggio per 1-1 contro il Carpi ha trascinato con sé polemiche su polemiche. Giustificate, assolutamente giustificate. Ancora una volta a San Siro vige la legge dell’1-0: l’Inter vince 1-0 nel primo tempo, quando va in rete con Rodrigo Palacio, ma vince 1-0 anche nella ripresa, quando manda in rete Kevin McCallister in versione “Mamma ho perso l’aereo – Mi sono smarrito a Malpensa”. Solo che qualcosa non quadra: la porta è la stessa, sarà che è stato invertito il campo e nessuno ha avvertito Juan Jesus e compagni? Su questa vicenda indagheremo, ma prima bisogna approfondre altri aspetti, qui di seguito elencati: 1. l’Inter non riesce a segnare più di un gol a partita; 1 bis. vedi il punto 1, perché da questo loop dell’1 fisso non si esce. Se i gol non arrivano, il problema dell’Inter è evidente che abbia un nome e un cognome: Hutt Acko. Puoi avere anche Samir Handanovic versione Benji Price in porta, ma se davanti non hai Holly Hutt(ack)on è tutto vano. La sterilità offensiva dell’Inter sta diventando un problema di vita quotidiana, come raccontato dal nostro lettore Luca, tra l’altro grande fan di Povia: “Sono cinque anni che provo ad avere un figlio, ma non ci riesco. Penso di essere sterile come l’attacco dell’Inter”. Sottolineiamo che Luca non solo è single, ma è anche vergine: la situazione offensiva dell’Inter è piuttosto simile.

MANCINI OFFENSIVO, ICARDI COLPITO – Avendo un attacco sterile, il tecnico dell’Inter non può che essere infastidito, sull’orlo di una crisi di nervi dopo aver rotto il suo giocattolino. Mettiamo subito le mani avanti: Roberto Mancini sarebbe stato infastidito anche se fosse stato etero, figuriamoci dopo aver aver scoperto di essere al 50% frocio e al 50% finocchio! Da ex attaccante di razza, Mancini trova ben presto il problema dell’Inter: “Se gli attaccanti non attaccano, i difensori soffrono e non difendono. Ho chiesto ai centrocampisti di centrocampistare, ma per colpa degli attaccanti non ci riescono. Si salvano solo i portieri, portoggi e portdomani”. Finita la supercazzola manciniana, arriva il carico da novanta: “I gol che ha sbagliato Mauro Icardi contro il Carpi li avrei segnati anche io a 50 anni!”. Furbo Mancini, che giusto due mesi fa ha compiuto 51 anni. La sua frecciatina, dunque, assume un valore ancora più aspro: “Icardi sbaglia gol assurdi almeno da due mesi, è una vergogna!”. Icardi, si sa, non gradisce le critiche, pertanto è stato ampiamente previsto da una profezia Maya ivoriana – la famosa profezia Mayayatouré -, che a cavallo tra Juventus-Inter di mercoledì e Milan-Inter di domenica scoppierà un “Caso Icardi” degno di nota. Si prevede possa scoppiare un caos senza precedenti, roba che perfino Maxi Lopez potrebbe essere risucchiato in questo vortice a tal punto da prendersi cura dei figli di Wanda Nara e di Martin Montoya, che dopo Inter-Carpi ha bisogno di un tutor per poter espletare i bisogni primordiali: camminare, mangiare, andare in bagno, magari stoppare la palla. In tutto ciò, quello dell’Inter è un fallimento palese.

TATTICA PERDENTE, BACCONI BACKHOME – La furia manciniana di Mancini – che se non fosse stata di Mancini sarebbe stata destrorsiana – non si limita solo ai giocatori. Icardi escluso, il principale indiziato dello sfogo di Mancini è Adriano Bacconi, tattico di fama mondiale, come narrato nel suo curriculum vitae, che parla chiaro: nato a Coverciano nel 1964 da madre tedesca (Ana Bach) e padre gelataio, a lui si deve il nome della gelateria del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (il Bar “BacCONI”); a 2 anni sapeva già dire la parola “fuorigioco”, a 3 lo riusciva a spiegare agli altri bambini e a 4 lo sapeva mettere in pratica meglio di Yuto Nagatomo; a 12 anni si laurea in “Scienza delle Tattica” presso l’Università Bacconi di Milano, che per non destare scandalo viene rinominata Bocconi; a 12 anni e un giorno dopo la laurea prende in gestione la gelateria di famiglia e a 19 anni apre due succursali: il Bar “BacCOPPETTE” per i più piccini e il “BarCONI” per gli emigrati; a 50, dopo anni passati alla “Domenica sportiva” provando a spiegare calcio a Ivan Zazzaroni e compagni, passa all’Inter. Il suo passaggio, però, è fugace: Walter Mazzarri non apprezza la sua poca solarità, accusandolo di far piovere nel momento meno appropriato della stagione (tipo a Ferragosto, ndr); Mancini – notizia di pochi giorni fa – critica aspramente i suoi consigli tattici. Tra questi si ricordano: “Mister, non togliere Felipe Melo in Inter-Lazio e “Mister, meglio Geoffrey Kondogbia a 30 milioni che 30 milioni di Kondogbia” in sede di mercato. E su quest’ultimo consiglio qualche dubbio ancora resta.

LASAGNA INDIGESTA, CHEF ALLONTANATO – Tra i consigli di Bacconi, inoltre, non va dimenticato quello dato in occasione di Inter-Carpi: “Mister, a pranzo non far mangiare i difensori, così durante la partita si mangiano Lasagna ahahah!”. Detto fatto, la difesa dell’Inter va in campo senza aver mangiato e la concentrazione cala minuto dopo minuto. Jeison Murillo sembra la brutta copia di Nelson Rivas, che già di suo era la brutta copia di Nelson Vivas + Martin Rivas, in pratica un David Suazo a cui viene chiesto di difendere o un Maurizio Sarri a cui viene chiesto di portare un frocio a cena in un ristorante vegano, in cui si mangiano solo finocchi. Dunque, Bacconi primo silurato, perché per Mancini è lui la spia all’interno dello spogliatoio dell’Inter. Il protagonista di Inter-Carpi, per forza di cose, diventa l’autore del gol del pareggio: quel Kevin Lasagna, che piazza l’1-1 al 92′. Già al 90′ c’è fermento in tutte le redazioni sportive: “Oh zio, se finisce così ho il titolone: Inter, un altro 1-0! Il Milan pareggia, ma gioca meglio”. Risponde il collega: “Io sto pregando che arrivi il gol di Lasagna, ne ho pronto uno veramente geniale: Inter, Lasagna indigesta. Stupore generale: “Figata, non ci avevo proprio pensato!”. E arriva il gol di Lasagna. Tempo un secondo, via con i titoloni: “Inter, Lasagna indigesta!” è il primo; Lasagna indigesta per l’Inter! il secondo; “Inter, Lasagna indigesta!” il terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo e nono; poi arriva il genio: Inter, Lasagna indigesto!. Clamoroso, cambia la vocale finale e si sposta l’attenzione dal cibo al giocatore: non ci aveva ancora pensato nessuno. Perfino la Barilla realizza uno stop ad hoc. Tutto inutile, comunque: nel frattempo la furia di Mancini è arrivata fino in cucina, dove il tecnico jesino accusa gravemente Michael Bolingbroke (CEO dell’Inter, ovvero Chef Executive Officer), portandolo quasi al licenziamento. L’accusa è di quelle pesanti: “Con il tuo menù ci hai fatto perdere due punti, da domani voglio Benedetta Parodi al tuo posto!”. Silurato anche Bolingbroke, quindi. Inter cotta… e beffata! Dopo Inter-Carpi, #CrisiInter diventa una questione culinaria. No, caro Sarri: non culi in aria.

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