L’Inter fa cinquina, ma quanti scheletri nell’armadio!

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25 settembre 2015, 00:00

Terzo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, che finora sta portando i frutti sperati. I contenuti per fortuna non mancano, visto che durante la settimana, in particolare dopo le partite dell’Inter, ci si sbizzarrisce. Oggi è il turno dell’Inter che, anche se prima, ha solo scheletri nell’armadio

ALLA FIERA DELL’EST(ERO) – Se la settimana scorsa mi ero soffermato sulla questione del gioco con lo storico “L’Inter vince, ma non convince” e nell’ultimo appuntamento sulla questione favoritismi con il pesante “Inter prima, ma è come la Juventus di Moggi“, quest’oggi mi soffermo… su entrambe le cose. Ancora più ampliate, dopo l’ennesima vittoria dell’Inter più brutta degli ultimi anni. Un’Inter così brutta non si vedeva dal 1908. Avanti Cristo. Ma analizziamo tutto nel dettaglio: l’Inter batte l’Hellas Verona 1 a 0, dopo aver battuto il ChievoVerona 1 a 0, dopo aver battuto il Milan 1 a 0, dopo aver battuto il Carpi 2 a 1, dopo aver battuto l’Atalanta 1 a 0, dopo aver perso il Trofeo Tim qualcosa a 0, dopo aver perso in Cina troppigol a 0, dopo aver pareggiato contro l’ISIS grazie a un rigore inesistente al 97′ fischiato dal Team Manager Romeo (oh Romeo Romeo, perché hai arbitrato tu Romeo? Rinnega la tua squadra, rinuncia al tuo ruolo!), dopo aver preso tre gol dalla versione Made in China dello Stoccarda, che Fassone per sbaglio contattò (ed ecco spiegato in esclusiva il motivo del suo licenziamento, Thohir apprezza solo il Made in Indonesia). Poi venne Thohir, che parlò con Mancini, che all’Inter di seguito portò: Murillo, Kondogbia, Biabiany, Miranda, Montoya, Manaj, Jovetic, Perisic, Melo, Telles e Ljajic. Oh, ovviamente non a caso, neanche un italiano. E’ la Fiera dell’Estero tipica dell’Inter, ma almeno questa volta i tifosi si sono attrezzati: nelle ultime settimane a Milano sono nati 147 Ambrogiovic, 53 Giuseppevic, 25 Miranda (femmine, ndr), 11 gemelli dizigoti Felipe (maschi) e Melina (femmine), 8 Erick, 2 Bolingbroke e un solo Dodò Tenerissimodimmitucos’è.

VINCERE NON VALE, SE GIOCHI MALE – Tornando al mercato estivo, il messaggio è chiaro: l’Inter ha preso undici giocatori, Mancini non ha più alibi e deve vincere. E infatti l’Inter vince, ma non basta. Deve giocare bene, per forza. E se lo facesse? Dovrebbe giocare benissimo. Next step? Giocare come il Barcellona, che intanto ne prende quattro dal Celta Vigo. Ops. Allora si cambia registro e si torna alle origini: vincere giocando male non serve a nulla. Non va bene al presidente, non va bene ai giocatori, non va bene ai tifosi e soprattutto non va bene ai pazienti con carenza di calcio, ma allergici ai latticini. Quest’Inter è l’anti-calcio. 15 punti giocando male, al cambio, equivalgono a circa 5.27 punti. Necessari per restare sopra la Juventus, ma non sopra il Milan. E la Fiorentina sarebbe già in fuga! Infatti, domenica sera Inter-Fiorentina potrebbe già essere l’ultima spiaggia per Mancini, che si gioca tutto. Facile vincere (giocando male) schierando Santon, prova a farlo con Montoya! Lo spagnolo deve partire titolare, perché se è stato acquistato dal Barcellona vice-campione d’Europa (il “vero Triplete” è storia recente, ndr), non può marcire in panchina. Chi non dovrebbe giocare, invece, è Melo: anche ieri sera l’arbitro Russo, designato appositamente per l’Inter (Thohir ha un filo diretto con Putin, ndr), lo ha risparmiato. Melo era da espulsione diretta in almeno cinque occasioni: 1. appena sceso in campo, a prescindere; 2. dopo aver stroncato la carriera di Pazzini, mettendo anche in pericolo l’Italia del CT Conte per Euro 2016; 3. dopo aver baciato la moglie in seguito al gol, perché nel regolamento vale come “atto osceno in luogo pubblico”; 4. dopo aver fatto fallo tattico nel finale, perché per Melo il cartellino giallo si dovrebbe usare solo durante la Corrida, dove sarebbe troppo pericoloso sfoggiare quello rosso; 5. dopo l’intervista post-partita, quando ha ringraziato almeno dieci volte Dio, creando disagio a tutti quegli amanti del calcio che considerano il Big Bang uno e trino.

MANCINI RINGRAZIA IL FATTORE C – Ma tornando per un attimo alle statistiche, che sono oggettive, la cosa che preoccupa di più è il modo con cui l’Inter ha raggiunto queste prime cinque vittorie stagionali. Sempre con un solo gol di vantaggio e sempre per 1 a 0, a eccezione di Carpi-Inter: aver subito gol da Di Gaudio non dovrebbe far dormire sogni tranquilli ad Handanovic né tantomeno a Mancini. Ma il peggio non è ancora arrivato. Lasciando perdere le prime quattro partite scandalosamente vinte grazie a favori arbitrali, contro l’Hellas Verona c’era un rigore sacrosanto per i gialloblù e, guardando bene la traversa presa da Sala, la palla in realtà era entrata (a parte che ogni legno preso in genere vale mezzo gol). Parlavano di Goal Line Technology, ma pare che per l’Inter tutto ciò non esista, probabilmente perché disattivato dal solito Romeo prima del fischio d’inizio. Sul ribaltamento di fronte, l’Inter ha segnato proprio con Melo, che se fosse stato espulso come avrebbe dovuto essere (a dire il vero andava squalificato dopo la gomitata a Mpoku durante Chievo-Inter, ndr), sicuramente non avrebbe mai fatto gol. E l’Inter non avrebbe vinto. E non sarebbe ancora a punteggio pieno. E continuerebbe a far schifo, ma senza vincere. Ecco perché l’Inter, in realtà, non vince anche quando vince. Jovanotti cantava: «Io lo so che non sono solo anche quando sono solo». A Mancini funziona praticamente così: «Io lo so che non sono primo da solo anche quando vinco solo io». E non sei primo, caro Mancini, perché se la tua Inter gioca così male la colpa è solo tua. Allenatore incompetente, raccomandato e anche antipatico. E meno male che non ti chiami Ivan, se no ti scambierebbero per Zazzaroni, più performante negli studi televisivi che a dirigere una squadra di calcio. In caso di secondo fallimento con l’Inter, solo il Presidente Ferrero potrebbe darti lavoro: ma non sulla panchina della tua amata Sampdoria, bensì in un “cinepanettone” con il De Sica di turno. Il Fattore C di Mancini in questo avvio di stagione è decisivo come non mai nella storia del calcio.

INTER BEFFATA SUL MERCATO – Ma nel giorno in cui si parla di Mancini con un ruolo primario in società, ovvero non più solo allenatore, ma addirittura manager stile inglese, nuovi scheletri escono dall’armadio. E automaticamente il pensiero torna al mercato estivo, realizzato dallo stesso Mancini a sua immagine e somiglianza. Per portare a Milano il duo Kondogbia-Melo, Mancini ha costretto Kovacic ad andar via, cedendolo come una scarpa vecchia al Real Madrid. E proprio in quel di Madrid, dopo cinque panchine consecutive (record condiviso con Carrizo dell’Inter), Mateo è già idolo. Più forte di Ronaldo (entrambi, Luiz Nazario + Cristiano), più elegante di Redondo e con più capelli di Zidane. L’Inter ha svenduto il prossimo Pallone d’Oro per assicurarsi due picchiatori di colore: neanche Nelson Mandela avrebbe avallato questa folle decisione. Ma Mancini si, l’ha imposta alla società: ma perché? Perché li ha voluti? Perché proprio loro? Un giorno dovrà spiegarcelo, sperando che non sia troppo tardi per le sorti dell’Inter. E adesso Thohir si mangia le mani: Kovacic già oggi vale un decimo di Pogba (quindi circa 83 milioni + Saturno), ma domani varrà molto di più. E figuriamoci quando la Juventus scoprirà di avere in rosa anche Hernanes, regalatogli da Mancini last minute. La beffa è nell’aria e si respira già pesantissima intorno al tecnico jesino. Quei soldi in qualche modo devono rientrare nelle casse nerazzurre: ecco perché Thohir potrebbe acquistare San Siro e poi venderlo immediatamente all’Al-Ittihad degli amici sceicchi, facendo la plusvalenza necessaria per tirare avanti fino al 2017. Poi sarà di nuovo crisi (economica) Inter. Perché intanto l’Inter è stata beffata sul mercato, ma dalla prossima stagione potrebbe esserlo anche in campo: l’opzione low cost sarebbe giocare all’oratorio. Giocando, ovviamente, male: ma che importa, tanto Don Mazzi è interista…

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