Inter salvata da Valeri, ma scoppia il caso Thohir-Moratti

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20 ottobre 2015, 00:00
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Settimo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, dedicata al pareggio interno contro la Juventus. Punto immeritato? Prestazione scadente? Giocatori sopravvalutati? Allenatore incapace? A questo giro le abbiamo tutte, ma l’argomento principale è senza alcun dubbio lo scontro al vertice tra Thohir e Moratti: in mezzo c’è di tutto, a partire dalla scelta del nuovo sponsor

GRAZIE VALERI – Si è parlato per giorni, settimane e mesi di questa Inter-Juventus. Attesissima. Sentitissima. Fondamentalissima. Decisivissima. La sfida della verità. L’ultima spiaggia. L’unica speranza. Ma per l’Inter, eh. La squadra di Roberto Mancini, avendo 8 punti di vantaggio, partiva favorita e doveva vincere. Giocando in casa, doveva stravincere. Avendo contro una Juventus condizionata dai gravi infortuni dei nazionali, doveva umiliarla. Ma non è andata così, anzi: è la Juventus ad aver fatto la partita, l’Inter si è difesa e solo la fortuna – e il palo che ha colpito Sami Khedira -, ha salvato l’Inter. I nerazzurri, invece, sono apparsi lenti, senza idee e con poca cattiveria. Alla fine ciò che conta è il risultato: non un punto guadagnato, ma due punti persi. Una mezza sconfitta, forse intera. Di buono non si è visto nulla ed è strano visto che la vittoria dell’Inter era certa. A non far cadere nel dramma l’Inter è solo la fortunosa classifica. L’arbitro designato per la partita era Paolo Valeri della sezione di Roma, che è anche la città in cui è nato: evento più unico che raro. L’arbitro romano ha fatto esattamente quello che doveva fare per indirizzare la partita: non ha espulso Felipe Melo! Clamoroso. Anzi, vergognoso a detta del correttissimo Giorgio Chiellini. Tra espulsioni non date, rigori non fischiati e fuorigioco dubbi, l’Inter non può che ringraziare il fischietto in questione, che è stato perfetto. Promosso a pieni voti: non è mica facile trattenere l’impulso di sventolare il cartellino rosso dinanzi a Melo, eppure Valeri ci è riuscito. Chapeau.

MANCINI RISCHIA – Nello scorso appuntamento avevo preannunciato la decisione di Mancini di mettere fuori rosa tre giocatori e la partita di domenica sera ne è stata la dimostrazione. A vedere l’undici titolare, arrivano le conferme: Martin Montoya e Geoffrey Kondogbia sono in panchina, Adem Ljajic addirittura a casa, neanche convocato! Al posto dello spagnolo gioca l’italiano Davide Santon, che non è né elegante come Leonardo Bonucci né decisivo come il già citato Chiellini, pilastri della difesa della Nazionale. Al posto del francese c’è Marcelo Brozovic, che trova una traversa fortunosa in seguito a un tiro sbagliato (talmente sbagliato che c’è chi lo ha assegnato a Jovetic, ndr) che voleva essere un cross. Al posto del serbo spazio proprio a Stevan Jovetic che, non avendo segnato, diventa automaticamente inutile e quindi mai decisivo contro le grandi: infortunato con le piccole, piccolo con le grandi… infortunate (Juventus con i cerotti, mancava addirittura il terzo portiere Rubinho, nomen omen?). Le scelte di formazione di Mancini sono ancora oggi criticate dalla maggioranza: si leggono sui giornali, si ascoltano in TV, perfino in un bar del centro ho sentito ordinare “un Mancini corretto, grazie. Così magari indovina la formazione giusta”. Sebbene la panchina del tecnico jesino continui a scricchiolare, una cosa è certa: Carlo Ancelotti non sarà il suo successore. L’ex tecnico del Milan ha tenuto a precisare che, neanche per tutte le coppe (e prosciutti, ndr) del Mondo, si siederebbe sulla panchina nerazzurra. Buono a sapersi, almeno nel ballottaggio per il post-Mancini rimangono solo in 563: José Mourinho sempre in pole. Dicono. Forse.

NUOVO SPONSOR – Dei tre bocciati, è Kondogbia (pagato 40 milioni di chissà quale moneta) quello particolarmente colpito dalla gestione Mancini: il vero fallimento. La beffa per il francese arriva nel finale: entra con i capelli disordinati al 94′, ma la partita finisce al 93′ e nessuno gli dice nulla. Ad esempio Paulo Dybala, per cui la Juventus ha sborsato la stessa cifra, è entrato prima e con una pettinatura talmente stilosa da giustificare almeno 38 dei milioni spesi per lui. Pessimo Kondogbia, dunque. Tutto il contrario dell’amico Paul Pogba (valutato 100 milioni prima del fischio di inizio), che gioca tutta la partita ad altissimo livello, dimostrando ancora una volta di meritare il Pallone d’Oro. A fine gara, infatti, il suo prezzo era già lievitato fino a 125 milioni di euro americani: praticamente la stessa cifra che Etihad avrebbe garantito all’Inter in cinque anni, diventata necessaria per ripianare e giustificare l’esborso per l’acquisto del cartellino di Kondogbia. Una cifra enorme, se si considera il fatto che, nonostante le smentite di rito, l’Inter sta cercando un main sponsor di livello assoluto per garantirsi la sopravvivenza economica in seguito al pericoloso rosso in bilancio. Tant’e che lo stesso Marco Tronchetti Provera, al termine di Inter-Juventus, è andato da Michael Bolingbroke a chiedergli di interrompere ogni trattativa tra Inter e Pirelli: sarà “Paulpogba” il nuovo sponsor ufficiale nerazzurro. Ladri permettendo.

THOHIR VS. MORATTI –  Nel frattempo, in società, succede il finimondo. Erick Thohir arriva in Italia per assistere al derby d’Italia, mentre Massimo Moratti è già in Italia e vorrebbe seguire il derby d’Indonesia. Forse perché non vuole viverlo di fianco all’attuale presidente nerazzurro? Scaramantico o meno, tutto può essere, infatti ci sono in ballo tanti soldi. Milioni di milioni di milioni di milioni di euro, una cifra che si avvicina quasi al valore di Pogba, ulteriormente lievitato nel momento in cui sto finendo di scrivere questo editoriale. Il prezzo del barile è alle stelle. Arrivano gli Arabi. Anzi no, al massimo arriva Bell’Arabi del Bayer Leverkusen. Moratti vuole vendere le sue quote. Thohir dice no. Moratti insiste. Thohir gli propone di riprendersi tutta l’Inter. “Che faccio, accetto o rifiuto?”. Moratti ci pensa, ma il tempo stringe. Poi, finalmente, la luce in fondo al tunnel: Moratti ha deciso di rifiutare e andare avanti. Anzi, indietro: vende le quote. A chi? A Thohir. Clamoroso! Si, infatti. E’ impossibile, perché secondo un accordo stipulato nel marzo 1908, nessun erede della famiglia Moratti può cedere le restanti quote dell’Inter a un presidente straniero. Trattativa fallita? Neanche a dirsi. Thohir cerca moglie, come il principe Eddie Murphy in una sua pellicola del 1988. Ha bisogno di una compagna italiana, che gli dia la cittadinanza, per poter riscuotere le ultime quote da Moratti e chiede aiuto alla sua squadra: incredibile, ma vero, non ci sono interiste italiane a disposizione. L’unica che si fa avanti è una brasiliana naturalizzata ucraina che si fa chiamare Fernando: Thohir dice no, anche se un ex dirigente dell’Inter ci sta ancora riflettendo (per dovere di cronaca: non si tratta di MarcoFassone). Il 30% dell’Inter, per ora, rimane nelle mani di Moratti, che però sta cercando acquirenti per cedere i suoi ultimi possedimenti nerazzurri: l’Inter è di nuovo in vendita, amici. Facciamo una colletta? “AAA cercasi soci per l’acquisto di una società calcistica ultracentenaria. Telefonare ore pasti, no perditempo”. In due ore il telefono di Thohir sarebbe già rosso: non come il bilancio dell’Inter, ma quasi.

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