Inter prima, ma è come la Juventus di Moggi

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22 settembre 2015, 00:00
Crisi 2

Seconda puntata della rubrica ironica “Crisi Inter”, che ha debuttato la settimana scorsa e continua dopo la vittoriosa trasferta dell’Inter di Mancini in quel di Verona: Chievo battuto, ma assolutamente non per meriti sportivi. Quello avvenuto in campo e fuori fa ancora discutere e indignare i tifosi del Calcio pulito

CALENDARIO FAVOREVOLE – Gli interisti sono in festa: dopo quattro giornate, quattro vittorie e primato in classifica a punteggio pieno. In seguito a questi risultati, gli allenatori avversari hanno già rinunciato a competere con l’Inter: Massimiliano Allegri della Juventus ha dichiarato che solo l’Inter può perdere questo Scudetto. E’ già Scudetto quindi, per molti. Alla quarta giornata? Ma per piacere, c’è tutto il tempo per retrocedere, con un po’ di impegno. Magari la Serie B no, ma l’Europa League resta un miraggio al momento, altro che Champions League. Il primo posto in classifica è legato a tanti fattori, a partire dal fatto che il calendario è favorevole all’Inter, avvantaggiata in modo da avere un avvio sprint, per poi rilassarsi quando avrà già distanziato di molto le avversarie. E ci sono fattori anche extra-nazionali: mentre le altre squadre in settimana hanno giocato e ben figurato in Europa, l’Inter è rimasta a casa a guardare le repliche dei “Cesaroni”, in esclusiva per tre anni solo su Mediaset Extra. Tra l’altro, avendo una squadra zeppa di stranieri, Andrea Ranocchia è stato impiegato come traduttore per spiegare le battute di Claudio Amendola e soci ai compagni di squadra, compreso Davide Santon. Tommaso Berni non ha retto al colpo e ha deciso di tirarsi fuori dalla lista dei convocati: al suo posto Ionut Radu, rumeno di Romania, e dunque vergognosamente non italiano. L’Inter avrà anche battuto 1 a 0 il ChievoVerona, ma a fine partita il commento generale è il medesimo: “L’Inter può anche essere prima, ma gli italiani? Il giovane Radu perché non ha giocato? Ma l’indoqualcosa Thohir paga il canone Rai? E i Marò?”.

INTER COME LA JUVE – Per quanto riguarda la partita, l’impostazione è sembrata chiara fin da subito. L’arbitro designato per l’occasione è Paolo Tagliavento da Terni, non uno a caso: è un terno al Lotto per l’Inter. E da buon fischietto ad hoc, fa tutto quello che deve per favorire l’Inter. In particolare, fa impallidire la gestione dei cartellini con Felipe Melo. Pronti via e fa subito fallo: non fischiato. Più avanti ne fa un altro: sarebbe da giallo, ma l’arbitro lo grazia. Le entrate dure nel brasiliano non finiscono certo qui, visto che poco dopo ci sarebbero tutti gli estremi per l’espulsione per doppio giallo: l’arbitro ancora una volta fa finta di nulla e lascia correre. L’apice si raggiunge nei minuti finali: Melo entra pericolosamente a gamba testa (non si vede bene dalle immagini) e gomito alto (contemporaneamente, si) sul povero Paul Mpoku, che stramazza a terra. Sono attimi di terrore. In casa Chievo si suda freddo per la salute dell’ala belga, in casa Inter per altri motivi: si prospetta il rosso diretto con almeno tre mesi di squalifica per il volante brasiliano, in perfetto stile Marco Materazzi ai tempi del tunnel del “Meazza” con Bruno Cirillo. E invece no, arriva addirittura la beffa: Tagliavento, udite udite, espelle l’allenatore del Chievo, Rolando Maran, reo di aver urlato dalla panchina: «Melo aveva il gomito alto, quanto ha bevuto? Va bé che siamo in Veneto, però…». Tagliavento, in versione Tagliaveneto, non ci sta e lo espelle. Da tutti gli stadi italiani riecheggia lo stesso coro: Come la Juve, siete come la Juve. Tranne nello “Juventus Stadium”, dove i supporters bianconeri accompagnano i rilanci del portiere genoano Eugenio Lamanna con l’elegantissimo: “Ooooooh merda!”. Ah già, si giocava a Marassi, ma questi sono dettagli. Al “Bentegodi”, comunque, termina 0 a 1 in favore dell’Inter: decisivo il gol di Mauro Icardi, che sfrutta un errore (voluto) della difesa gialloblù. Da sottolineare che nessun replay ha chiarito se la posizione iniziale del centravanti argentino fosse in fuorigioco o se fosse semplicemente un bad boy. Man of the match della partita è Tagliavento, che curiosamente è un arbitro internazionale: molto Inter, poco Nazionale.

IL BONUS MELO – Gli avvenimenti raccapriccianti, però, non finiscono qui. Dopo i 90′, lo scandalo si arricchisce di nuovi eventi. Melo si presenta ai microfoni delle emittenti televisive per invitare i giocatori avversari al prossimo torneo di Wimbledon, senza mai nominare e complimentarsi con Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Sara Errani (anche nota come “Odio l’Inter”). Un affronto a tutto il mondo tennistico internazionale, dopo aver già offeso quello calcistico, perché un criminale del genere non può continuare a professare il mestiere di calciatore, essendo un cattivo esempio per bambini, adulti, anziani, diabetici (il Melo caramellato fa malissimo, ndr) e perfino per i fans di Holly&Benji. In serata, infine, arriva anche il comunicato stampa della società clivense: “L’A.C. ChievoVerona comunica che il calciatore Paul Mpoku a seguito di uno scontro avvenuto al 38esimo minuto del secondo tempo con l’assassino Felipe Melo, episodio che ha portato all’espulsione dell’allenatore Rolando Maran, ha riportato un principio di morte. Carriera finita per lui”. La richiesta al Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel è già stata inviata: “O fermate Felipe Melo oppure fermiamo il campionato di Serie A”. Una richiesta che risuona come una minaccia e già ci sono società che stanno attuando quanto affermato: il Frosinone, ad esempio, non è ancora sceso in campo nella competizione. Fermo a 0 punti dopo quattro giornate, il debutto stagionale verrà posticipato finché Melo non finirà in gabbia. E intanto ci sono già le prime dichiarazioni del brasiliano, che ha capito di averla fatta grossa questa volta: «Speravo di avergli fatto un Mpoku male, ma non così tanto. RIP».

FASSONE COME DON LUCIANO – Se gli scandali sembrano finiti, forse non tutti gli interisti hanno fatto i conti con ciò che è avvenuto durante l’ultima settimana: l’Inter ha licenziato Marco Fassone, ormai ex Direttore Generale nerazzurro. I motivi? Tanti, troppi. In primis ha litigato con il Presidente Erick Thohir, chiedendogli un container di ombrelli in seguito al rinnovo di contratto di Walter Mazzarri. Poi ha toccato i capelli del vice-Presidente Javier Zanetti, che lo ha denunciato al WWF in quanto specie protetta. Infine, in due anni, non ha mai imparato a enunciare “Maicol Bolinbruc”, adirando il CEO Michael Bolingbroke, che per ripicca lo chiamava “Marco Fassuan”. E proprio questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Infine, alcuni addetti ai lavori, molto vicini agli ambienti nerazzurri, riportano anche la voce secondo cui al termine di Carpi-Inter Fassone abbia chiuso Yuto Nagatomo nello spogliatoio della squadra emiliana, generando il terrone in Giappone tra tutti i produttori di prugne salate. E’ un Fassone in perfetto stile Luciano Moggi: quel “Meglio un anno senza tituli che una vita da ridiculi” era ben più di un campanello d’allarme. Per fortuna, però, un lato positivo nella vicenda c’è: Nagatomo poteva essere dato in pasto a Melo, che sicuramente lo avrebbe ridotto in brandelli. La crisi dell’Inter si nota da questi piccoli dettagli. Ah, dimenticavo: Moggi nei giorni scorsi è diventato ufficialmente un giornalista pubblicista. Fassone sta già facendo il tirocinio per seguirne le orme: questo editoriale, in realtà, lo ha scritto lui!

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