Crack Inter: il “Berlusconi” non salva dal fallimento. Rischio D

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23 ottobre 2015, 00:00
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Ottavo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, seconda Special Edition dopo il “Trofeo Berlusconi”: la vittoria contro il Milan non permette all’Inter di superare i problemi economici palesati nelle ultime ore. Tanti gli spunti d’interesse: con la fuga di Moratti, Thohir ha perso la bussola. La storia dell’Inter rischia di essere stravolta nel giro di pochi mesi

VITTORIA INUTILE – Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Non la pensa così Roberto Mancini, che decide di presentarsi all’appuntamento dell’anno con un’Inter imbottita di riserve e di giovani (di cui molti stranieri, ndr) facenti parte della rosa Primavera-Estate 2015/16: in pieno Autunno? E’ proprio vero, non ci sono più le mezze stagioni. Ah già, ovviamente si parla della finale del “Trofeo Berlusconi: il Milan arriva allo scontro decisivo dopo aver battuto gli egiziani della Rappresentativa Nipoti di Mubarak, l’Inter ha un cammino più semplificato e in semifinale vince a tavolino contro gli svedesi dell’FC Licenziati dall’Ikea. Il fatto che Mancini abbia snobbato l’appuntamento, nonostante le smentite di rito, non va giù ai vertici rossoneri, che provano in tutti i modi ad avere la meglio. Viene modificato il regolamento a pochi minuti dal fischio d’inizio, ecco uno stralcio dell’articolo 31 bis: “Nell’Inter, il terzo portiere Tommaso Berni deve giocare almeno quindici minuti, pena la sconfitta a tavolino”. Fortunatamente, l’attento Sylvinho ricorda questa norma a Mancini, che al 78′ inserisce Berni al posto del migliore in campo, Juan Pablo Carrizo: è troppo tardi, ma il solito Sylvinho avvisa in tempo l’arbitro Marco Di Bello da Brindisi, che segnala esattamente tre minuti di recupero. La partita termina al 93′, Berni gioca 15 minuti esatti, né un secondo in più né uno in meno, e l’Inter riesce a portare a casa l’ambito trofeo. Grazie a questa vittoria, gli uomini di Mancini guadagnano l’accesso alla prossima edizione della Yellow Tie League, organizzata in onore dell’Amministratore Delegato Adriano Galliani. A decidere il match un discusso gol del sopravvalutato Geoffrey Kondogbia, ovviamente fuori ruolo e avvantaggiato dall’infortunio del fortissimo Andrea Bertolacci, che non può ostacolare il francese lanciato a rete. Questa vittoria serve anche ad aggiornare le statistiche della stracittadina: l’Inter (andata e “Trofeo Berlusconi) raggiunge il Milan (Pechino Express Cup e “Trofeo Tim”) a quota 6 punti, adesso la panchina di Mancini è un po’ più salda.

MORATTI IN FUGA – Nonostante la vittoria, che tra l’altro ha colpito nell’orgoglio lo sconfitto Silvio Berlusconi, non è tutto oro quello che luccica. La notizia che nelle ultime ore ha destabilizzato l’ambiente è una di quelle pesanti. Pesantissime. Addirittura più pesante dell’investimento estivo del flop Kondogbia: Massimo Moratti è fuggito. Proprio così. L’ex Presidente nerazzurro non rientra a casa da almeno 86 ore, di cui una di cartone. L’ultimo avvistamento di Moratti risale a lunedì 19 ottobre 2015 verso le ore 12, poco prima della fine del Consiglio d’Amministrazione dell’Inter: indossa un gessato grigio, scarpe blu in pelle di serpente, occhiali da vista modello “Galileo Galilei” trasparenti, capelli sconvolti metallizzati RAL “McLaren F1” e denti gialli. Chiunque lo vedesse è pregato di contattare la famiglia, l’Inter o Alvaro Recoba. I motivi della scomparsa sono facilmente rintracciabili nella richiesta avanzata dal suo successore in presidenza. A Moratti, durante il CdA, sono stati chiesti, nell’ordine: 10 milioni per il buco creato dal caso Ricky Alvarez; 21 milioni per pagare l’ultimo anno di contratto a Walter Mazzarri & Friends; 40 milioni per coprire le rate da girare al Monaco per il pagamento di Kondogbia, che comunque qualche folle crede essere sia superiore a Paul Pogba; 74 milioni per l’ennesima perdita annuale; 140 milioni per il deficit consolidato; 19 euro al mese per avere in esclusiva per i prossimi tre anni la Champions League su Mediaset Premium. A quest’ultima richiesta, l’ex Patron nerazzurro ha mollato tutto e, facendo una “furbata” degna di nota, ha lasciato gli altri azionisti con le mani in mano. La situazione in casa Inter adesso è drammatica: senza le donazioni di Moratti la gestione societaria è destinata a fallire nel giro di pochi mesi e l’ex numero uno lo sa bene, visto che da tempo prova a svincolarsi dal ruolo in tutti i modi. Neanche l’acquisto di Ishak Belfodil ha portato gli altri soci a liberarsi di Moratti, che adesso si è dato alla fuga. Corri Forrest, corri!

THOHIR FA BANCAROTTA – Ma se da una parte c’è un Moratti che scappa dai suoi doveri di azionista di minoranza (possiede solo il 30% sul campo, il 28% legalmente), dall’altra c’è un Erick Thohir che, non potendo più sopperire ai danni economici fatti dal suo predecessore, ha deciso di mollare tutto. E’ profondo rosso. Il Presidente indonesiano, unico senza soldi della ricchissima famiglia Thohir (il padre Teddy è famoso per il suo business sugli orsetti di peluches, il fratello maggiore Garibaldi per la spedizione dei 1000 indonesiani senza bisogno di obbedire a nessuno e il cugino Colombo per aver scoperto in America l’ingrediente segreto della Coca Cola), ha messo l’Inter in vendita. La decisione è stata presa nella lunga notte tra martedì 20 e giovedì 22: resosi conto che la sua squadra, anziché ben figurare in Champions League come le altre (vedi Juventus e Roma), ha vinto di misura il “Trofeo Berlusconi” contro il Milan, Thohir ha detto stop. I motivi? Thohir non solo non vuole spendere più per l’Inter, ma non ha neanche i soldi per farlo. Il quesito che dopo ogni sessione di mercato viene riproposto dagli addetti ai lavori oggi assume un valore sempre più decisivo: “Ma da dove li prende i soldi Thohir?”. La risposta non si sa. Sta di fatto che, dopo aver chiesto a Marco Tronchetti Provera di aumentare l’offerta di sponsorizzazione per continuare il binomio tra Inter e Pirelli, all’indonesiano hanno chiuso le porte. La voce sulla sponsorizzazione Etihad da 125 milioni è stata già smentita come il peggiore dei bluff ed ecco che l’Inter si avvia verso la bancarotta: l’Inter è tecnicamente fallita. Entro Natale 2015 ci sarà la prima asta fallimentare, dove verranno venduti marchi e soprattutto i trofei. Però si può guardare il bicchiere mezzo pieno: mettendo all’asta il “Trofeo Berlusconi” alzato al cielo da Dodò, forse si potranno limitare i danni.

RISCHIO SERIE D – Tra i problemi in campo e in società, la situazione non è delle più rosee. Ciò che preoccupa maggiormente i tifosi non è l’ennesimo fallimento stagionale, ovvero il mancato approdo in Champions League o nella più economica Europa League. La vera paura è retrocedere, ma ovviamente non per demeriti sportivi. La squadra di Mancini, infatti, pur giocando male, non rischia di terminare la stagione nelle ultime tre posizioni. Il rischio, però, è quello di finire in fondo quando verrà stravolta la classifica una volta dichiarato il fallimento societario già in atto. E per i tifosi nerazzurri sarà una mazzata tremenda. Da anni cantano: “Io non rubo il campionato e in Serie B non son mai stato”. E il campionato di certo non verrà rubato, perché lo Scudetto non verrà vinto. Ma l’ombra della Serie B incombe. Anzi, peggio. Non si parla neanche di Lega PRO, che tutto sommato sarebbe una discreta categoria professionistica da cui ripartire con Berni in porta, magari lo stesso Dodò capitano e perché no, Lampros Choutos punta di diamante. Il vero incubo si chiama Serie D, dove l’Inter sarebbe costretta a finire proprio come il Parma. Perché il destino nerazzurro è segnato: prima il mercato bloccato, poi la liquidazione totale e infine la morte societaria. In questo modo sicuramente l’Inter tornerà a essere simpatica, ma la sofferenza dei cuori nerazzurri sarà eccessiva. Siamo solo a fine ottobre, ma si può già annunciare l’imminente Crack Inter: ed è sicuramente stupefacente! I commenti li lascio a voi, cari lettori. Anche perché, quando ho interpellato Andrea Ranocchia sulla questione, la sua risposta è stata una sentenza: “Crack crack”.

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