Coronavirus, porte chiuse e calendario Inter stravolto. Questione di priorità

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23 Febbraio 2020, 20:49
Marotta Conte Inter
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Il Coronavirus è l’argomento più trattato in questi giorni, purtroppo. E in Italia ciò avviene in maniera incompetente. Tralasciando le competenze mediche, in queste ore la psicosi tocca anche il calcio. Il rinvio di Inter-Sampdoria e delle altre partite in programma oggi in Serie A ha dato l’input per polemizzare su cose futili. Dal problema porte chiuse al calendario senza date. Qualche domanda legittima ora bisogna porsela

ALLERTA CORONAVIRUS – Le misure di prevenzione e sicurezza si stanno prendendo solo ora, in Italia. In ritardo. Probabilmente anche navigando a vista. Le informazioni in possesso sono poche e confuse, giusto aspettare chiarezza da chi è competente in materia. Di certo non è questa la sede per trattare un tema così delicato come il rischio Coronavirus che sta mettendo in crisi l’Italia intera. Però a esso si possono collegare discorsi più futili come quelli legati al calcio. Sì, perché, pur essendo domenica, parlare di calcio oggi è veramente difficile. E risulta quasi assurdo leggere e sentire polemiche dopo la decisione di rinviare alcune partite. Tra cui quella precedentemente prevista stasera a San Siro. La psicosi da Coronavirus, soprattutto se smette di essere solo tale, mette a serio rischio anche il finale di stagione del calcio (italiano e non), ma non è questa la priorità oggi. Oggi bisogna solo pensare alle cose serie, non al calcio. Ci riusciamo?

PORTE CHIUSE – La risposta alla precedente domanda è no. Ovviamente. Proprio perché siamo italiani. E trattare l’argomento calcistico è quasi un dovere morale. Ma proviamo a farlo fissando, appunto, alcune priorità. Aver rinviato Inter-Sampdoria può significare tanto o poco. La partita della 25ª potrà essere recuperata una volta fatta chiarezza sulle misure da utilizzare per spettacoli sportivi pubblici all’aperto. A Milano o fuori Milano. A marzo, aprile o maggio, chissà. Ma c’è subito il primo problema. Partite a porte chiuse? No, non si può. Non è rispettoso per chi ha già pagato (abbonati). Né per chi pagherà (occasionali). Figuriamoci per le società che, attraverso i guadagni da stadio, possono fatturare e mettere a posto i conti in bilancio. E poi c’è ovviamente il fattore prestativo. I diritti TV e la telecronaca verrebbe garantita a chi segue la partita da casa, ma per i calciatori in campo non sarebbe normale giocare più di una partita senza tifosi. Il calcio business non è pronto per questa drastica soluzione, ma vale davvero la pena contrapporsi?

CALENDARIO STRAVOLTO – Venisse confermata la decisione di non far giocare la Serie A a porte chiuse finché necessario (una giornata? Due? Tre? Tredici?), in assenza di altre soluzioni, vorrebbe quasi dire annullare il campionato italiano per questa stagione. Non falsare, proprio annullare. Perché non ci sono margini per trovare altre date per recuperare più di un paio di giornate. C’è Euro 2020 alle porte (con tutti i problemi collegati…) e le competizioni internazionali che non seguono la stessa logica italiana. Per intenderci, se venisse rinviata anche Juventus-Inter perché giocare a porte chiuse venisse considerato infattibile, andando avanti in Champions League (i bianconeri) e in Europa League (i nerazzurri), il principale scontro diretto per lo scudetto potrebbe non giocarsi mai. Assurdo? Sì. Importante? Sicuramente molto meno della salute e della vita, messe a rischio dal Coronavirus (e da tanti altri fattori di rischio oggi passati in secondo piano). Bisogna trovare una soluzione anche per il calendario calcistico, ma qual è il danno minore oggi?

SOLUZIONE INTELLIGENTE – Si può ipotizzare – senza viaggiare troppo con la mente – che una decisione verrà presa in tempi brevi. Piuttosto che annullare la Serie A 2019/20, si giocherà a porte chiuse per un po’. Laddove possibile, in campo neutro. Probabilmente sarà questa la soluzione per cui opterà la UEFA per il prossimo impegno dell’Inter in Europa League. Il ritorno dei sedicesimi di finale contro il Ludogorets dovrebbe giocarsi senza tifosi sugli spalti, probabilmente non a San Siro. E se l’Inter non può giocare a Milano, per un po’ toccherà “emigrare” in zone meno a rischio. Ad esempio nel Sud Italia. Soluzione poco economica e tutt’altro che semplice, ma necessaria. Senza dubbio più intelligente del “senza tifosi non si gioca” ipotizzato in queste ore. Per il resto, Beppe Marotta e i vertici nazionali stanno già lavorando per risolvere questo problema. La squadra guidata da Antonio Conte attende notizie sulle prossime partite, che potrebbero essere solo “trasferte”. Ma oggi il pensiero futile del calcio ci tocca poco. Restiamo in attesa di novità su ciò che ne sarà del calcio in questo periodo, ricordandoci che le priorità sono altre. E soprattutto sperando che l’allerta Coronavirus rientri quanto prima, perché il calcio può aspettare.


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