Conte ha 3 squadre ma all’Inter ne servono “solo” 2: tutti i nomi a rischio

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16 Settembre 2020, 13:13
Antonio Conte Inter Antonio Conte Inter
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Conte con ambizione ha disegnato la sua Inter per riportarla alla vittoria. Il mercato però sta andando in un’altra direzione, soprattutto a livello di tempistiche. Non tanto per i problemi in entrata quanto in uscita. Le tre formazioni attualmente presenti – più o meno fisicamente – ad Appiano Gentile vanno prima dimezzate e poi riportate a due

MERCATO BLOCCATO – La prima amichevole stagionale ha detto che l’Inter ha due squadre, schierate rispettivamente nel primo e nel secondo tempo (vedi analisi tattica di Inter-Lugano, ndr). Poi ce n’è una terza, non schierata per mancanza di tempo. Per mancanza di utilità. All’Inter tre squadre non servono. Anzi, per Antonio Conte rappresentano un problema a livello di gestione del lavoro sia individuale sia collettivo in allenamento. Ma anche di gestione del gruppo in sé, tra campo e panchina. E ovviamente tribuna, perché qualcuno finirebbe lì con continuità, visto che l’alternativa sarebbe quella di rimanere a casa. La rosa extra large nerazzurra è un problema grossissimo, in particolar modo in sede di mercato, visto che blocca qualsiasi entrata. Prima bisogna cedere due elementi per reparto, poi si può far entrare un nuovo innesto. Il rapporto 2:1 è fondamentale in questa fase della strutturazione della rosa 2020/21 di Conte, che ha fretta di sapere con quale materiale tecnico e umano potrà lavorare dal 6 ottobre in poi. E il tempo stringe, eccome.

ROSA EXTRA LARGE – L’attuale rosa dell’Inter conta almeno tre giocatori per ogni ruolo, in alcuni casi addirittura quattro. E poi ci sono i famosi jolly che, potendo giocare praticamente in più reparti e su più lati, permettono a Conte di avere ricambi continui. A differenza della scorsa stagione, in cui la rosa corta è stato un problema fin dal debutto, adesso l’esagerazione risolve un difetto ma ne crea subito un altro. Escludendo i quattro classe 2002 che, eventualmente, potrebbero ritrovare continuità “retrocedendo” nella Primavera di Armando Madonna – il portiere Filip Stankovic (quarto estremo difensore ma con offerte in Serie B), il difensore Lorenzo Pirola (vicino al Pescara), il centrocampista Lucien Agoumé (promesso allo Spezia) e l’attaccante Sebastiano Esposito (prossimo al prestito in Serie A) -, la rosa di Conte prevede già 33 giocatori. Compreso Arturo Vidal, che da Barcellona sta solo aspettando un cenno per partire in direzione Milano. Considerando che almeno uno per reparto dovrà ancora entrare, ne dovranno uscire almeno tra le 10 e le 15 unità, oltre ai 18enni già citati. Un numero altissimo, più vicino ai 10 che ai 15 qualora si decidesse di non soddisfare tutte le specifiche e ambiziose richieste di Conte. Davvero troppi.

TUTTI GLI ESUBERI – C’è chi crea problemi e chi no. Infatti, mentre i classe 2001 Georgios Vagiannidis (esterno destro) ed Eddie Salcedo (attaccante) non rappresentano un problema né numerico, potendo entrare nella Lista U22 della Serie A, né economico, avendo ingaggi bassi, sono gli altri esuberi a bloccare le operazioni dell’Inter. Partendo in ordine di importanza, il classe ’86 Diego Godin frena le entrata in difesa a causa del suo ingaggio monstre. Lo segue a ruota il classe ’88 Andrea Ranocchia, che a questo punto potrebbe restare andando in scadenza. Entrambi non porterebbero cash ma solo risparmio di mensilità. Per il classe ’98 Andreaw Gravillon si prospetta un altro prestito. Più drammatica la questione sulle fasce, dove il classe ’87 Antonio Candreva, il classe ’88 Kwadwo Asamaoh, il classe ’89 Ivan Perisic e il classe ’93 Dalbert obbligano Conte a fare delle scelte. Tre sono quelli bocciati (il ghanese dovrebbe rescindere), mentre il croato, unico in grado di generare una plusvalenza, rischia di completare il reparto in mancanza di offerte. In mezzo al campo il classe ’88 Radja Nainggolan, il classe ’91 Matias Vecino, il classe ’93 Joao Mario e il classe ’94 Roberto Gagliardini si trovano nella stessa situazione. Due addii certi ma senza proposte, invece il belga e l’italiano oggi fanno numero in attesa della rivoluzione. Anche qui zero offerte, semmai un ritorno al Cagliari per il primo e uno scambio per il secondo. In attacco la coppia formata dal classe ’92 Samuele Longo e dal classe ’98 Axel Bakayoko neanche si commenta, ovviamente altro doppio addio in vista con nuovo prestito per evitare la rescissione. Infine, il terzo portiere Daniele Padelli, che ha appena rinnovato, non rappresenta un problema in quanto prende il posto “simbolico” di Tommaso Berni, anche senza l’obbligo che venga iscritto nelle liste.

SACRIFICI RISCHIOSI – In questo scenario, da un certo punto di vista drammatico sia per la programmazione sia soprattutto per le casse societarie, entrano in gioco gli unici giocatori in grado di generare una ricca plusvalenza se sacrificati sul mercato per far spazio non ad affari low cost – come il già citato Vidal – ma a top player titolari. In difesa Milan Skriniar, teoricamente titolare sul centro-destra dopo l’uscita di Godin. A centrocampo Marcelo Brozovic, che non è più sicuro del posto ma allo stesso tempo è l’unico che garantisce continuità in un reparto già dimezzato da alcuni acciacchi. In attacco Lautaro Martinez, che a breve discuterà il rinnovo del contratto con ricco adeguamento ma ovviamente resta il sogno – più futuro che presente – di alcuni ricchi top club europei. Di questi tre “titolari”, il croato è quello più a rischio, ma il suo futuro è legato molto alle reali possibilità di investimento dell’Inter. Se ne partisse un altro, sarebbe quasi impossibile rimpiazzarlo adeguatamente in questa finestra di mercato. Per regalare a Conte il mediano richiesto per il suo 3-4-1-2, l’Inter vorrebbe evitare di sacrificare Christian Eriksen, che per il tecnico nelle gerarchie è tutt’altro che intoccabile. Ma ormai non bisogna stupirsi più di nulla.

ACQUISTI RICHIESTI – Nell’attuale rosa di Conte, ci sono solo 14-15 elementi sicuri di creare la base per la “formazione-tipo” con relative sostituzioni reparto per reparto. Il tecnico si aspetta almeno altri 5-6 innesti. Un centrale destro per sistemare la difesa (tipo Armando Izzo del Torino). Il jolly Matteo Darmian del Parma per completare le alternative dietro e sulle fasce. L’esterno mancino titolare (stile Marcos Alonso del Chelsea). Un mediano di qualità e quantità per sdoganare il modulo scelto (N’Golo Kanté del Chelsea non ha piani B). E la quarta punta (modello Olivier Giroud del Chelsea). Oltre a Vidal, ovviamente. La situazione dell’Inter, oggi, non permette di fare più di metà di questi investimenti. Dietro solo Darmian. In mezzo solo Vidal. E davanti il ritorno di Andrea Pinamonti (vedi articolo). Alla fine, una rosa di 25-26 giocatori comprendente eventualmente più di un paio di giovani del vivaio e non, andrebbe benissimo a Conte, purché gli altri 22 completino il gioco delle coppie. Servono due formazioni per competere in Serie A e in Champions League. Facile capire che oggi le cessioni per l’Inter sono vitali. Prima a livello numerico, per portare ad Appiano Gentile quei giocatori attualmente “congelati”. Poi a livello competitivo, perché il salto di qualità passa attraverso altri nomi oggi impossibili da trattare. Il mercato “estivo” termina tra meno di 20 giorni e non c’è tempo di improvvisare.


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