Conte e quella sfuriata giustificata. All’Inter mancano 3 punti, una vetta e un pass

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13 novembre 2019, 20:02
Antonio Conte
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La sosta porta consiglio, magari anche a Conte. La stagione dell’Inter dipendeva dal mini-ciclo di sette partite e continua a dipendere da esso. Da quello appena concluso a quello ancora da iniziare cambia ben poco. I nerazzurri sono costretti a inseguire andando fuori giri per evitare di fare la fine delle altre, già sparite dai radar. Ma il rammarico per le uniche due partite “fallite” aumenta per ovvi motivi. E ora sotto con le altre sette decisive

OBIETTIVO PROCRASTINATO – Prima dell’inizio del mini-ciclo di sette partite in venti giorni – praticamente una ogni tre -, il piano di Antonio Conte prevedeva una sorta di en plein nazionale con imbattibilità da mantenere in terra straniera. Il tutto racchiuso in 19 punti (vedi editoriale del 13 ottobre, ndr). Alla fine dei conti l’Inter non ha tradito di molto le attese (sarebbe più giusto chiamarle “pretese”), anche se il doppio mezzo passo falso fatto stravolge abbondantemente il punto di vista dell’osservatore. Compreso quello interno, perché gli obiettivi dell’Inter dopo la sosta saranno i medesimi, ma con un paio di gradi di difficoltà in più. Il difficile deve ancora arrivare.

IN ITALIA MANCANO 2 PUNTI… – L’obiettivo 15 punti in Serie A è fallito, pur senza danni. Anzi. Con il Sassuolo a Reggio Emilia (3-4, tre punti), contro il Parma a Milano (2-2, un punto), a Brescia (1-2, tre punti), a Bologna (1-2, tre punti) e contro l’Hellas Verona (2-1, tre punti) sono arrivate “solo” quattro vittorie e un pareggio. Ovvero, 13 punti su 15 in Serie A, dove l’Inter resta al secondo posto a quota 31 a -1 dalla capolista Juventus. In pratica mancano i due punti lasciati a San Siro contro il Parma, quelli necessari per tornare in vetta prima della sosta. Obiettivo fisso nella testa di Conte, anche se non può definirsi “dichiarato” perché la sua Inter al momento non è attrezzata per competere con la Juventus per lo scudetto. Eppure è lì e proverà a tornare sopra.

… E IN EUROPA NE MANCA 1 – In Europa la situazione, invece, è ben diversa. Purtroppo. L’obiettivo (minimo) pre-sosta era 4 punti, quantomeno per limitare i danni. Contro il Borussia Dortmund prima in casa a Milano (2-0, tre punti) e poi in trasferta a Dortmund (3-2, zero punti) l’Inter si è fermata a 3. Il punto mancante di per sé non è grave, ma diventa gravissimo per i due abbuonati ai tedeschi. La classifica del Gruppo F di Champions League vede l’Inter al terzo posto a quota 4, costretta a inseguire il Borussia a 7 e il Barcellona primo a 8, dovendo addirittura difendersi dallo Slavia Praga quarto a 2. La qualificazione agli ottavi non è ancora compromessa, ma lo spettro della retrocessione in Europa League è più vivo che mai. Adesso servono 6 punti 6, per intenderci. L’Inter di Conte cercherà nuovamente di staccare quel pass, pur senza illudersi.

MENÙ DOPO LA SOSTA – Esattamente a distanza di un mese, la situazione dell’Inter non è cambiata. Né in meglio né in peggio. Da una parte è vero che la forbice con le inseguitrici si è allargata, ma arrivare secondi non porta niente in bacheca. Nessuna medaglia d’argento né altri riconoscimenti. Tenere a debita distanza chi è dietro (Cagliari e Lazio a -7) non fa notizia, se non per il Napoli (-7). Ma la testa dell’Inter e soprattutto di Conte dev’essere alla Juventus, a prescindere dall’utopia scudetto. Il prossimo mini-ciclo italiano (Torino, SPAL, Roma, Fiorentina e Genoa) è tutt’altro che una passeggiata e solo un (doppio?) passo falso della Juventus potrebbe regalare la vetta sotto l’albero di Natale. Quello europeo (Slavia Praga e Barcellona), come già detto, nasconde insidie che permettono sì all’Inter di avere il futuro nelle proprie mani, ma con chance ridottissime. Ecco perché la sfuriata di Conte a Dortmund, arrivata dopo la rimonta subita in un periodo già critico per la delusione casalinga contro il Parma, a distanza di una settimana va contestualizzata. L’Inter ha lasciato a spasso 3 punti (+2…) sanguinosissimi. Nonostante i 16 raccolti e tutti gli altri aspetti positivi di questo avvio di stagione. Un paradosso che puzza di beffa. L’Inter per continuare a sognare può essere solo perfetta. E guai a mollare la presa finché si lotta punto su punto con chi è davanti. Perché Conte ci crede e la mentalità dell’Inter deve essere la stessa, aspettando il mercato di gennaio. Che dipenderà anche dal prossimo mini-ciclo.


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