Cagliari-Inter ha evidenziato limiti di e per Spalletti. Ecco 3 domande per lui

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2 marzo 2019, 18:57
Luciano Spalletti Inter

La prestazione dell’Inter a Cagliari è tutt’altro che da ricordare, ma sono almeno tre gli spunti che devono far riflettere e in parte preoccupare Spalletti, perché la stagione non è ancora finita e ci sono due competizioni da onorare, nonché due obiettivi da raggiungere

PSICO-INTER – Il day after fa ancora più male pensando al terreno perso nella serratissima lotta Champions, che dal terzo posto da blindare rischia di vedere l’Inter addirittura oltre il quarto, se gli anticipi odierni di Milan (in campo ora contro il Sassuolo) e Roma (in campo stasera nel derby contro la Lazio) dovessero dare risultati avversi a quelli “sperati” ad Appiano Gentile. Chiaramente non è tutto perduto, ma in casa Inter bisogna fare qualche osservazione dopo la sconfitta di Cagliari e sono almeno tre i punti che stonano, come sono altrettante le domande da porre a Luciano Spalletti, senza volerne fare il capro espiatorio. Perché Spalletti ha delle colpe, come tutti, ma è anche colui che da un anno e mezzo deve adeguarsi a una rosa storicamente costruita male e a delle situazioni createsi nello spogliatoio in maniera tutt’altro che pronosticabile a stagione in corso.

1. TURNOVER EUROPEO – Si è detto a più riprese che l’Inter, dopo il mercato di gennaio nullo (eccezion fatta per la “sostituzione” dell’infortunato Sime Vrsaljko con il pari ruolo Cedric Soares), terminato a poche ore dall’uscita dalla Coppa Italia, da febbraio in poi avrebbe dovuto portare a casa il bottino più alto possibile, ovvero la qualificazione in Champions League in maniera più tranquilla della scorsa stagione (per questo in Serie A si parla più di terzo posto che di quarto…) e possibilmente la vittoria dell’Europa League, difficile, ma è doveroso provarci. A ridosso della delicata doppia sfida europea contro l’Eintracht Francoforte, giocando ogni tre giorni, però, è opportuno far ruotare tutta la rosa – già limitata di suo – a disposizione. Invece Spalletti a Cagliari opta per la solita Inter, rinunciando ai tre giocatori che in Europa non sono schierabili (Dalbert, Roberto Gagliardini e Joao Mario, non di certo primissime scelte, ma questo offre la rosa oggi), nonostante la pessima prestazione dei rispettivi pari ruolo. A cos’è servito questo azzardo infruttuoso, Spalletti?

2. SCELTE TATTICHE – La rinuncia al trio sopracitato in favore di Kwadwo Asamoah, Matias Vecino e uno tra Marcelo Brozovic, Radja Nainggolan e Matteo Politano (Joao Mario in teoria è la prima alterativa credibile per tutti e tre i ruoli) dal primo minuto fa scopa con le decisioni prese a partita in corso, quando Dalbert, Gagliardini e il portoghese hanno continuato a guardare la partita dalla panchina, così come il connazionale di quest’ultimo – Cedric Soares -, probabilmente unico elemento di qualità a disposizione nel mettere palloni in mezzo per i “centravanti” presenti in area di rigore. Spalletti continua a preferire Antonio Candreva (che a Cagliari con la punizione a ridosso del 90′ ha raggiunto l’apice della sua drammaticità) a Cedric Soares, senza portare nulla a casa. Così come Borja Valero messo sulla trequarti con l’idea che possa fare gol (suo l’altro grave errore sotto porta). Insomma, coperta cortissima sì, ma anche una ricerca dei profili sbagliati tra quelli a disposizione. Spalletti, perché insisti su giocatori che tra qualche mese non saranno più all’Inter e non hanno nulla da guadagnare né da perdere?

3. RANOCCHIA CENTRAVANTI – Ricollegando il discorso alle scelte di formazione, c’è un’altra situazione da approfondire. L’indisponibilità prolungata di Mauro Icardi – e di Keita Baldé, come suggerito dallo stesso Spalletti a fine partita – ha portato l’Inter a fare la voce grossa, soprattutto mediaticamente, per dimostrare di poter fare a meno del suo ex capitano, riuscendo comunque a segnare e vincere. Tutto vero, verissimo. Gran parte del merito è da attribuire a Lautaro Martinez, quasi impeccabile da prima punta, anche perché a Cagliari è venuto meno l’apporto di Ivan Perisic, e Spalletti si è ritrovato in panchina senza altri attaccanti per provare a ribaltare il 2-1 del primo tempo. Nessuno tranne Facundo Colidio, convocato “forzatamente” dalla Primavera, con cui ancora non riesce a fare minimamente la differenza, più per “giustificare” il pesante investimento fatto un anno e mezzo fa che per buttare nella mischia il classe 2000 argentino. Perché è chiaro che Spalletti non veda Colidio (a tratti non lo fa nemmeno Armando Madonna con l’Under 19…), quindi non avrebbe mai messo piede in campo per fargli cercare il disperato gol del pareggio. E infatti Spalletti ha scelto di nuovo Andrea Ranocchia nel ruolo di centravanti, ancora una volta senza risultati. E allora, Spalletti, perché portare avanti questo teatrino che non serve a nessuno?

Tre domande banali, forse, ma ora serve chiarezza. E risultati.

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