Brozovic spatentato, una leggerezza che gli costa l’Inter? Segnali diversi

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12 Luglio 2020, 18:16
Marcelo Brozovic
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Brozovic torna in prima pagina per qualcosa che di epico ha ben poco. Il centrocampista croato in queste ore è anche sotto la lente d’ingrandimento dell’Inter, che deve decidere cosa fare. Intanto Conte, in emergenza, da qualche settimana ragiona su una nuova soluzione tattica che potrebbe aprire nuovi scenari di mercato in casa nerazzurra

SEMAFORO ROSSO – Compiuti 18 anni il primo obiettivo di qualsiasi adolescente italiano è patentarsi per poter guidare l’auto. Indipendenza. Funziona così più o meno in tutto il mondo, può cambiare solo l’età minima per accedere al test della patente. Funzionerà così anche in Croazia, da dove arriva il protagonista del giorno. Stamattina ci siamo svegliati con la notizia della patente ritirata a Marcelo Brozovic (vedi dettagli) e sicuramente non ne sentivamo il bisogno. Né della notizia sbattuta in prima pagina né soprattutto di dover commentare una leggerezza simile. Ma c’è stata e quindi è giusto contestualizzare il tutto. L’errore più grave fatto da Brozovic è quello di non aver rispettato un segnale stradale, in questo caso un semaforo rosso. Tutto il resto è una conseguenza di una condotta oggettivamente stupida e superficiale che avrebbe potuto avere un epilogo diverso. Decidere di mettersi alla guida consapevole di non essere nelle condizioni di superare l’alcool test (di questo possiamo parlare, senza centellinare ogni goccia messa in circolo) non è da persona matura. E se si tratta di un calciatore professionista quasi 28enne, oltre al danno c’è la beffa mediatica. E purtroppo non solo quella, oggi. Certo stona il fatto che una notizia simile sia stata data in pasto ai giornali, permettendo qualsiasi tipo di speculazione extra-stradale su Brozovic. E la cosa non può passare inosservata in un periodo in cui l’Inter è – anche per colpe sue – costantemente sotto assedio. Ci mancava solo quest’altra per alzare un altro polverone inutile.

EQUIVOCO TATTICO – Brozovic in campo finora ci ha permesso di attribuirgli qualsiasi neologismo, stavolta “spatentato” non glielo toglie nessuno. Quella “S” iniziale con valore privativo è un po’ il riassunto di ciò che potrebbe essere anche in campo ma che ha deciso di non essere. S di superficialità. La stessa superficialità con cui si è messo alla guida è quella che lo porta in campo a pigiare sull’acceleratore come se ogni partita richiedesse un impegno massimale dall’inizio alla fine, senza risparmiarsi. E soprattutto senza modularsi. Il ruolo in campo cucitogli “casualmente” addosso da Luciano Spalletti lo ha reso recordman in termini di chilometri percorsi sul rettangolo verde. Brozovic negli ultimi due anni è diventato un mediano dai piedi buoni. Per comodità lo descriviamo come regista basso, ma non è un metodista. Questo è il primo errore concettuale nell’analisi delle prestazioni del numero 77 croato. Da quando il suo raggio d’azione è stato arretrato, il croato è un incontrista che a dinamismo e tackle abbina discreta visione di gioco per impostare la manovra da dietro. Tutt’altro giocatore dal trequartista-esterno incapace di giocare spalle alla porta visto all’inizio della sua avventura interista, tutt’altro centrocampista dalla mezzala confusionaria osservata (e criticata) fino alle sliding doors di gennaio 2018. Brozovic ha bisogno di vedere km di campo davanti e intorno a sé per offrire una prestazione ottimale. Lavoro sporco per garantire pulizia. Ma oggi non basta più. Non basta più per chi vuole competere con i più forti per vincere.

UPGRADE RICHIESTO – Definirlo un “equivoco tattico” è ovviamente una forzatura, perché a un centrocampista come Brozovic – se sta bene – è impossibile rinunciare. In giro per il mondo difficilmente si trova un profilo simile. Scende in campo per garantire più qualità dei compagni ma alla fine fa la differenza grazie alla quantità. Paradossale ma apprezzabile. Finché non arriva la richiesta del salto di qualità in rosa. Salto di qualità che Brozovic non sembra essere intenzionato a fare, a tal punto da rischiare il posto da titolare (non in questa stagione falcidiata da infortuni a centrocampo, ormai…). L’opera tattica rivoluzionaria di Antonio Conte è già iniziata. Stima Brozovic ma non si accontenta. E intanto ragiona per impostare Nicolò Barella nel ruolo spallettiano di Brozovic, cioè l’incontrista che non si risparmia in fase di copertura e s’impegna anche in fase d’impostazione. Un capolavoro già visto a Londra con N’Golo Kanté, uno dei segreti del Chelsea di Conte. Ed è proprio Kanté il modello di riferimento di Barella. In questo scenario, Brozovic non è escluso da Conte, che lo stima ed è pronto ad affidargli nuovamente il centrocampo dell’Inter, magari con un ruolo leggermente modificato. Al fianco o da alter ego e vice-Barella. Ma è lo stesso centrocampista croato a potersi escludere, non sentendosi particolarmente adatto a soddisfare le impegnative richieste tattiche del suo allenatore. Perché a quasi 28 anni la corsa no-stop deve essere funzionale alla doppia fase di gioco, non l’alibi di chi sbaglia la giocata decisiva per mancanza di lucidità. Brozovic oggi si candida per essere il titolare sacrificato in nome della plusvalenza e dell’upgrade in mezzo al campo, sebbene le possibilità che resti a completare il pacchetto mediano siano alte qualora si riuscisse a chiudere qualche altra ricca uscita. Ma Brozovic prima di tutto deve cambiare atteggiamento, in campo e fuori: ha circa un mesetto di tempo per convincere Conte a puntare ancora su di lui, maturando (davvero). Ultima chiamata.


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