Editoriali

Basta con le soap, alla Scala del calcio torni la grande Opera

L’Inter vince e difende il terzo posto dagli attacchi del Milan, ma soprattutto sente vicino il ritorno del sereno, grazie ad una buona prestazione e alle parole di Beppe Marotta. Ma ora serve un segnale da Mauro Icardi, per un gruppo che ha bisogno ancora di peso e incisività nel reparto avanzato

CORAGGIO NE SIAMO QUASI USCITI – La settimana più nera della carriera di Mauro Icardi pare avviata alla conclusione, a spegnerla ci pensano Radja Nainggolan, a nome della squadra, e Beppe Marotta, a nome della società, l’uno a confermare il buono stato di salute del gruppo, l’altro a consolare lacrime come un babbo che carezza la stessa guancia appena schiaffeggiata. Ok, ci siamo divertiti tutti, una settimana così ci può stare, ma poi, finito il giro di valzer, meglio che si torni alla normalità. Normalità per la squadra, che ritrova finalmente la capacità di andare a segno, due gol, ma mettiamoci anche quello annullato, segno che in porta non è più vietato tirare.

BUONE NOTIZIE DI CLASSIFICA – Contro avversario per nulla facile, che rende la vita dura all’Inter per larghi tratti, che riagguanta il pari dopo due minuti dal gol subito, che impegna severamente il nuovo capitano Samir Handanovic, anche se poi piagnucola a vuoto provando a contestare il secondo gol interista, vedendo un fallo che nessuna telecamera rileva come tale. Insomma Spalletti ha in mano la squadra e la squadra è un’entità viva e vitale, lo dicono la prestazione di Ivan Perisic (grande spinta, affondo, e assist), la propositività di Danilo D’Ambrosio (gol del vantaggio), e di Milan Skriniar (gol annullato e partecipazione al raddoppio), attaccanti aggiunti a sostegno di un reparto non ancora guarito del tutto, segnali forti di un gruppo che parla coi fatti al suo ex capitano. Ma comprendere con esattezza cosa gli stanno dicendo non è cosa semplice. Sappiamo cosa ha detto Beppe Marotta per averlo sentito dalla sua viva voce, Mauro tornerà, la società affronterà positivamente l’argomento rinnovo, ma alle sue condizioni, e tanto basta. Ma il vulnus esiste, o almeno, i fatti stanno lì ad autorizzare il mondo intero a credere che dietro la porta dello spogliatoio ci si ancora una partita da giocare. La vera partita. Quella che si gioca prima ancora di toccare l’erba, quella di chi si guarda negli occhi, si annusa, e che decide come andare in campo e a far cosa. Chissà se sapremo mai la vera verità. Luciano Spalletti ha toccato quel tasto preciso, letteralmente “aspettavamo Mauro negli spogliatoi a gara conclusa”, ma in concreto “viett’a pigghià ‘o perdono” per dirla col boss Savastano di Gomorra. Il resto non conta, “altra materia da Instagram” (per parafrasare Woody Allen che citava Balzac).

LE CONCORRENTI – Con questo Milan che corre forte e spadroneggia sul campo dove l’Inter ne ha prese quattro, serve mantenere una distanza di sicurezza che dia ai nerazzurri due risultati utili su tre nello scontro diretto di sapore Champions League del derby, dove serve presentarsi con un bomber di rango come il ritrovato (speriamo) Maurito al cospetto del golden boy Krzysztof Piątek. A proposito, sarebbe gentile da parte sua metter via il gesto delle pistole, che davvero non si regge ed è di un gusto così cattivo da meritare trattamento quasi pari a un buu razzista.

WANDA – Il procuratore e la moglie fanno una gran figura nel salotto delle volpi e delle tigri, rispondendo a quasi tutti i quesiti sulla bocca e sulle tastiere di tutti, tranne che all’unico davvero importante: come la mettiamo con le affermazioni sui palloni che non arrivano a Maurito? Non risponde, Wanda Nara, e fa bene, perchè in tali questioni non esiste procuratore né moglie che debba entrare. Non è sessismo. Nello scegliere di rappresentare suo marito la signora Nara sapeva di non poter prescindere dal ruolo di moglie. Dal quale trae obiettivi vantaggi (vedi social, click, popolarità e dunque sponsor), ma anche fatica, e dunque lacrime.

MAROTTA – in questo frangente scopriamo l’importanza dell’arrivo di Marotta. La severità verso Nainggolan e verso Icardi è l’inizio di un percorso di rigore destinato a riversarsi in ogni aspetto, anche nell’allestimento della futura Inter. Senza di lui forse non sarebbe nemmeno nata la querelle della fascia tolta, non lo sappiamo, ma avremmo sicuramente visto passarla liscia a chi fa tardi ad allenamenti o a chi va in tv a pretendere più assist per il suo assistito.

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