Coronavirus

Abete: “Gravina, approccio corretto. Spadafora? Difficile dare giudizi”

Giancarlo Abete – ex presidente della FIGC – ha parlato a “Stadio Aperto” su TMW Radio, commentando la gestione del calcio in questo periodo di emergenza causata dal Coronavirus. Attenzione speciale su quanto fatto (e detto) fin qui dall’attuale presidente federale Gabriele Gravina e il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora.

APPROCCIO CORRETTO – Giancarlo Abete ha riservato degli elogi all’operato di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, in questo difficile periodo di emergenza Coronavirus: «L’approccio di Gravina è stato corretto fin dall’inizio: la responsabilità delle scelte finali spetta al Governo, non alla FIGC. Per riuscire a ripartire il sentiero della Serie A è stretto, visto quanto valutato dal Comitato Tecnico Scientifico. Essere Presidente della Federazione non significa avere grande potere, ma grandi responsabilità: deve gestire tanti interessi contrastanti. Quest’anno per esempio è passato da poter inaugurare Euro2020 a gestire quest’emergenza. È stato difficile, merita un’altra chance».

DANNO ECONOMICO –  Abete ha poi parlato anche della gestione della situazione da parte del Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, e dei danni economici per il paese in caso di stop al calcio: «Si è trovato a gestire una situazione inimmaginabile e complessa anche per lui. Diventa difficile dare giudizi, ognuno comunica nel modo che crede. Bisogna constatare però che il mondo del calcio non ha gradito alcuni suoi modi di comunicare, al di là dei contenuti. Io ho sempre preferito la sobrietà senza mai collegarmi a situazioni in cui potesse sembrare che avessi un ruolo maggiore rispetto a quello che avevo. Ci si dimentica che il calcio ha ricevuto, negli ultimi anni, 680 milioni di euro dal CONI pur pagando più di 11 miliardi di tasse, solo il 6%. Il danno economico in caso di stop del campionato sarebbe ingente così come quello che abbiamo subito tutti. Il contesto internazionale potrebbe aiutare a una ripresa anche in Italia. La quarantena è un problema delicato. Un altro tema da affrontare è quello dei medici, dal momento non esiste un contratto collettivo che li tuteli».

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