Walter Samuel e l’Inter: una storia incisa su un Muro di gloria

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9 gennaio 2016, 21:41
Samuel

Lo storico numero 25 nerazzurro, il “Muro” di tante battaglie, ha annunciato da qualche mese il suo ritiro dal calcio giocato. A fine stagione The Wall dirà basta. I tifosi si apprestano dunque a salutare un altro protagonista assoluto, eroe del Triplete e di tante vittorie. Uomo e campione valoroso, ecco cos’è stato Walter Samuel per gli interisti

CURIOSITÀ – Il difensore argentino Walter Adriàn Samuel originariamente si chiamava Walter Adriàn Lujàn, cognome della madre di origini ebraiche che lo ha cresciuto da sola. Il cognome Samuel, con il quale è conosciuto dal mondo intero, arriva solo in un secondo momento in omaggio al padre adottivo. E già questo aneddoto fa capire di che pasta è fatto il ragazzo. Come tutti i giovani argentini, inizia a tirare i primi calci al pallone sui campetti di periferia. E’ qui che si verifica una cosa che ai più sembrerà assurda: gioca in attacco. Lui, difensore nel sangue, sogna di diventare un attaccante. Il colmo. Ma ben presto qualcuno si accorge che non è quello il suo destino, e lo arretra in difesa. Quel qualcuno era Osvaldo Crosetto, il primo allenatore di Samuel nella squadra giovanile del Firmat (luogo in cui è nato).

ECCO THE WALLWally, nomignolo con il quale viene affettuosamente chiamato dai suoi tifosi, inizia la sua gloriosa carriera in Argentina nel Club Atlético Newell’s Old Boys dove rimane per due stagioni. Samuel si mette in evidenza, e infatti arriva presto la chiamata di un club importante e titolatissimo: il Boca Juniors. In quest’ultimo giocherà per tre stagioni, vincendo campionato di Apertura e Clausura. E nel 2000 anche la Coppa Libertadores. A questo punto giunge il momento di fare il grande salto, Walter arriva in Europa. È la Roma di Fabio Capello la squadra che lo porta in Italia. Un’esperienza fortunata quella di Samuel a Roma, per lui e per la squadra. Rimarrà in giallorosso per quattro stagioni, vincendo uno storico Scudetto e una Supercoppa italiana. Sono proprio i tifosi della Roma a coniare il soprannome che lo accompagnerà per sempre: The Wall, il Muro.

POCO REAL – Dopo l’esperienza alla Roma, nella quale Samuel diventerà un pilastro conquistandosi anche un posto fisso in Nazionale, viene ingaggiato dal Real Madrid di Florentino Perez. I Galacticos sono il sogno di qualsiasi calciatore, arrivare a vestire la camiseta blanca non è roba da poco. È quasi un attestato di grandezza. La parentesi spagnola però non si rivela positiva per Samuel, che viene indicato da stampa e tifosi più che altro come una crepa nel muro. Poco importa se il Real Madrid non dimostri di avere un progetto di gioco ben chiaro in testa, lui lì non c’entra niente. Troppo poco fine per i palati delicati dei madridisti, viziati e abituati a una certa tipologia di giocatore. L’argentino poco Real rimarrà a Madrid per una sola stagione, prima di fare ritorno in Italia. All’Inter di Massimo Moratti e Roberto Mancini. Ed è qui che inizia la sua avventura più bella.

PUNTO FERMO – C’è una cosa che balza subito all’attenzione degli interisti quando si parla di Samuel: è sempre riuscito a mettere d’accordo tutti. Può sembrare un dato banale, ma non lo è affatto. Soprattutto quando si parla di una tifoseria notoriamente polemica e spesso spaccata in due fazioni. Con lui questo non succedeva. E non succedeva per un motivo ben preciso: giocava bene e parlava poco. Un binomio vincente anche all’occhio del tifoso più esigente. In un mondo in cui spesso le chiacchiere prevalgono sui fatti, Samuel riusciva a invertire la tendenza. E anche Moratti conferma: «Samuel? Avrò sentito la sua voce tre volte in 18 anni…». Parlava poco Walter, i suoi occhi di ghiaccio facevano trasparire pochissime emozioni ma in campo si faceva sentire. Eccome se si faceva sentire! Famoso il suo rituale nei primi minuti di gioco, una “botta” rifilata al malcapitato attaccante di turno. Una sorta di avvertimento per far capire chi comanda. Qualcuno lo ha definito “fallo alla Samuel” o più comunemente “vecchietta“. Poco conta la definizione, quello era il suo segno distintivo. E lo sapevano tutti.

L’ARTE DI VINCERE – Walter Samuel ha sempre vinto, fin dalle sue prime esperienze. Ma all’Inter ha vinto davvero tutto quello che c’era da vincere. Nove anni in nerazzurro coronati da 5 Scudetti, 3 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. Nonostante due brutti infortuni che sembravano poter arrestare la sua corsa, il Muro si è sempre rialzato. E lo ha sempre fatto senza paura. La gloriosa annata del 2010, culminata con la conquista del Triplete, è sicuramente quella che rimarrà maggiormente impressa nella sua memoria e in quella dei tifosi. Quel gol vittoria al minuto 94 contro il Siena, da centravanti puro, mette ancora i brividi. Ma quando si parla di Samuel non si può evitare di mettere in evidenza un dato fondamentale: con lui in campo l’Inter ha vinto 10 derby consecutivi su 11 totali, di cui uno deciso da un suo colpo di testa. Un vero e proprio talismano, che continua a funzionare anche in veste di spettatore/tifoso (l’argentino era infatti presente all’ultimo derby deciso dalla rete di Fredy Guarin). Ecco chi era Walter Samuel, un combattente nato. Un uomo vero. Un difensore roccioso. Un Muro di gloria.

«Se guardi la palla perdi di vista il centravanti e addio, è capitato anche a me e ho sbagliato. In area si marca a uomo e basta. Perché la palla non entra mica in porta da sola, cari miei».

Grazie di tutto Campione, è stato un onore.

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