Simoni: “Esonerato dall’Inter per Milanese! Lippi e Moratti…”

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29 marzo 2016, 01:03
Simoni

Luigi “Gigi” Simoni – dopo aver parlato dei suoi campioni con Simone Lo Giudice per il sito di Gianluca Di Marzio – si sofferma sulle due partite che hanno segnato la sua carriera: Juventus-Inter e Real Madrid-Inter

SCUDETTO ALLA JUVENTUS CON POLEMICHE – Non può dormirci la notte Gigi Simoni per uno scudetto scippato in quel modo: «Abbiamo perso quel campionato perché non ce lo siamo potuti giocare. Con un pareggio contro la Juventus avremmo mantenuto un punto di svantaggio in classifica. La Juventus di Lippi aveva Zidane, Del Piero e Inzaghi, ma la mia Inter non era da meno. Noi non avevamo solo Ronaldo. C’erano Pagliuca, Bergomi, Winter, Djorkaeff, Zanetti: eravamo pieni zeppi di campioni. L’episodio del rigore Ronaldo-Iuliano fu un’ingiustizia enorme: io e Ronaldo ci beccammo pure due giornate di squalifica per aver protestato. Sono passati quasi vent’anni da quel pomeriggio eppure la gente che incontro mi ricorda quel rigore… pure i giornali lo ritirano in ballo quando devono parlare di qualche rigore clamorosamente non dato! Credo che all’epoca gli arbitri provassero sudditanza nei confronti di alcune squadre, ma non posso sapere se fossero in buona o mala fede. Giocammo quel campionato sempre davanti, per quell’episodio ci ritrovammo dietro. All’inizio degli anni ’70 con Lippi giocavamo entrambi a Genova, eravamo amici fraterni. Lui era il capitano della Sampdoria, io del Genoa. Mangiavamo spesso assieme la sera nei ristoranti della zona. Quel giorno a Torino ci siamo beccati perché lui aveva detto qualcosa che non mi era piaciuto. Lippi sosteneva che la Juventus aveva fatto una grande partita meritando di vincere: io non ero d’accordo. Il nostro rapporto comunque non è stato rovinato da quell’episodio. Siamo amici, tutt’ora».

ESONERO E RAPPORTO CON MORATTI – «Nella gara di andata in Spagna contro il Real Madrid avevo lasciato fuori Baggio, preferendogli Milanese per una questione tattica. La cosa fece scalpore. Perdemmo 2-0 e la stampa mi fece nero per quella scelta. Evidentemente anche al mio presidente non deve essere andata giù. Con Moratti ci telefoniamo spesso. Tutti gli anni mi manda il regalo di Natale e mi invita spesso quando c’è qualcosa da festeggiare. Io non ho portato rancore per quel momento in cui ha pensato di cambiarmi. Aveva apprezzato comunque il mio lavoro per un anno e mezzo. Io stimavo Moratti perché era sinceramente appassionato alla sua squadra. Il suo amore per l’Inter a volte gli ha fatto fare qualche errore. Recentemente mi ha spiegato perché ha deciso di cedere la società: cercava un acquirente che avesse nuovo entusiasmo e risorse. Mi ha detto anche di essere ancora giovane, che eventualmente sarebbe anche potuto ritornare sui suoi passi. Poi invece ha mollato davvero».

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