Recoba: “Io so cos’ho dato all’Inter. Pupillo di Moratti, ma…”

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23 settembre 2015, 19:03
Recoba

Intervistato dai microfoni del “Corriere della Sera” durante la sua vacanza in Italia, Alvaro Recoba parla del suo passato nerazzurro, fatto di luci e ombre. Idoli di molti, ma spesso criticato a torto o a ragione

ITALIA E DERBY«Erano anni che non venivo in Italia. Da quando sono andato in Grecia, non sono più tornato qui. Ho visto il derby a San Siro, per fortuna è andato bene, altrimenti non mi avrebbero fatto tornare un’altra volta! (ride, ndr). Ho contribuito alle vittorie dell’Inter, ma avrebbero potuto essere anche di più».

CON BAGGIO CONTRO IL VERONA«Ho fatto gol anche all’Hellas Verona, quando vincemmo 2 a 1 e presi un pestone quando lo feci. C’era anche Baggio, un grande in tutti i sensi. Sicuramente è uno dei cinque più grandi calciato con i quali ho giocato».

L’OMBRA DI RONALDO«Anche Ronaldo è uno di quei grandi. Contro il Brescia non gli rubai la scena. A lui non importava minimamente, tanto poi ha segnato tantissimi altri gol. Ci ha fatto vincere la Coppa UEFA quasi da solo».

FLORENZI VERSIONE CHINO«Ho visto il gol di Florenzi della Roma contro il Barcellona. Mi trovavo allo stadio Olimpico quella sera e quando ha segnato, i tifosi della Roma lo hanno paragonato al mio gol all’Empoli».

RAPPORTO CON MORATTI«Rapporto tropo stretto con Moratti? Sono qui da due settimane e non l’ho ancora incontrato. Io ero il suo preferito, ma era una cosa naturale. Non ho mai chiesto nulla. Ho fatto il mio dovere, fossi stato un altro tipo sarei già ospite a casa sua».

PER TANTI L’INCOMPIUTO – «Non mi dà fastidio la parola incompiuto, può anche essere la realtà. Solo io so quanto ho sono riuscito a fare e a non fare, forse l’ho ritenuto sufficiente. Ho sempre visto il calcio alla mia maniera, per questo non potrei mai fare l’allenatore. Farei giocare solo quelli bravi e in questo modo si perderebbero tutte le partite».

AMICIZIA CON ZANETTI«Quando sono arrivato in Italia mi ospitava sempre Zanetti, che si alzava presto, verso le 7, mentre a me piaceva sempre dormire. Ma non è vero che non mi allenavo come dovevo. Ovviamente non ero come Javier, lui ancora oggi potrebbe farlo e giocare».

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