Moriero: “Recoba d’oro per l’Inter! Quei tiri a 200 km/h…”

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25 febbraio 2016, 22:52
recoba

Francesco Moriero, ex ala nerazzurra – intervistato da Ernesto Branca -, si racconta ai microfoni del sito del giornalista Gianluca Di Marzio: l’argomento è Alvaro Recoba. Tanti gli aneddoti sul fuoriclasse uruguayano, mai sbocciato rispetto alle reali potenzialità in possesso

NON SOLO SCIUSCIA’ PER RONALDO – «Recoba era bello da vedere, magari non amava allenarsi tanto ma quando aveva la palla tra i piedi era uno che la faceva cantare. Ronaldo era fenomenale, ma anche il Chino non scherzava: il suo tiro ancora me lo ricordo, una cosa pazzesca impossibile da dimenticare. Vi svelo un segreto: fu proprio lui a farmi balenare in testa l’idea del lustra scarpe. Era la seconda giornata di campionato e perdevamo a San Siro contro il Brescia. Gigi Simoni decise di far entrare il Chino al posto di Ganz. Dopo qualche minuto, quel giovane uruguaiano ci mostrò cosa sapeva fare, segnando un gol da antologia con una precisa punizione da 30 metri che bucò Cervone che già era alto e potente di suo. Mentre quella palla spegneva la sua corsa in fondo alla rete a me venne in mente di lustrargli la scarpa, un gesto nato per scherzo, ma che diventò un rituale di quegli anni all’Inter».

PRECISIONE CHIRURGICA, POTENZA INAUDITA – «Recoba arrivò giovane in Italia, era un ragazzetto che fece subito simpatia a tutti. Lo avevamo preso sotto la nostra protezione perché, oltre ad essere un giocatore che aveva grandissimi numeri, era un bravissimo ragazzo, molto più piccolo di noi, e questo ci spingeva a cullarlo tantissimo. Il Chino era bello da vedere in qualsiasi contesto, faceva dei numeri impressionanti. Appena iniziava l’allenamento metteva la palla a centrocampo e calciava a freddo in porta a 200 km/h, per poi continuare quando tutti andavano a fare la doccia. C’aveva questo tiro impressionante e molto preciso».

INTER SUDAMERICANA, RECOBA CHIUSO – «Avevamo un’anima sudamericana, e come sarebbe potuto essere altrimenti con Ronaldo, Simeone e Zanetti in squadra. Era un gruppo che non ti metteva tensione perché nella loro cultura il calcio è divertimento e proprio per questo motivo Recoba entrava tranquillo in campo e convinto dei propri mezzi. Non doveva dimostrare nulla perché faceva parte del gruppo e sapevamo quanto valeva. Era uno dei nostri. Giocava poco perché davanti aveva giocatori del calibro di Ronaldo prima, e Baggio e Vieri dopo. Decise di andare a Venezia e secondo me fu un’ottima decisione perché quell’esperienza gli permise di crescere. Recoba è stato un giocatore che poteva dare molto ma molto di più. Il talento ce l’aveva. Sulle sue qualità non si poteva discutere, il Chino era un ragazzo d’oro».

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