Mirabelli: “Inter, ecco perché sfumarono Gabriel Jesus e Casemiro! Invece Perisic…”

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28 marzo 2019, 14:09
Massimiliano Mirabelli

Massimiliano Mirabelli – ex Responsabile degli Osservatori dell’Inter ed ex Direttore Sportivo del Milan -, intervistato dal quotidiano “Libero”, racconta la sua esperienza nerazzurra fatta di retroscena legati al mercato e non solo, dal caso Gabigol a quello Icardi

(I) GABRIEL E CASEMIRO – Il retroscena di Massimiliano Mirabelli è legato ai colpi brasiliani mancati: «Ai tempi dell’Inter vado a vedere di persona un certo Gabriel Jesus del Palmeiras, uno che avevo già scoperto a video. Lo seguo in un paio di gare e capisco che merita di essere osservato in allenamento. E inizia il difficile: è tempo di derby e la stracittadina Palmeiras-San Paolo è sentitissima. I due club si allenano in campi divisi solo da una siepe: qualsiasi estraneo viene considerato una spia. Mi presento spiegando che sono un italiano che vuole visionare la struttura e mentre mi mostrano tutto spio Gabriel Jesus, poi chiedo dell’acqua e riesco a incrociarlo: gli stringo la mano e gli do appuntamento. Torno in Italia, l’acquisto è praticamente chiuso per 20 milioni di euro, però si intromette un agente legato all’Inter e fa perdere tempo: così il Manchester City chiude prima (ride, ndr). Per rifarsi i nerazzurri mi chiedono che ne penso di Gabriel ‘Gabigol’ Barbosa. Risposta: “Ve lo sconsiglio nettamente”. Il risultato lo sapete tutti… Casemiro l’avevo concluso per 5 milioni, hanno preferito Yann M’Vila».

MURILLO E I CROATI – Oltre agli affari sfumati, qualcuno a Mirabelli è andato in porto perché l’Inter lo ha ascoltato in sede di mercato: «Jeison Murillo, Marcelo Brozovic e Ivan Perisic, per esempio. Perisic lo conoscevo bene, giocava al Wolfsburg: aveva accettato la mia proposta, ma i tedeschi non volevano cederlo. È andato in sede, si è seduto e ha detto: finché non mi date all’Inter non mi alleno più. Ha vinto Perisic, abbiamo vinto noi».

ICARDI E LA CHAMPIONS – Mirabelli conferma il suo punto di vista sul caso Mauro Icardi (vedi articolo), per cui l’Inter ha perso certamente punti: «Icardi è un bravissimo ragazzo, ma prima di tutto ci deve essere sempre l’Inter. Io non l’avrei fatto tornare in gruppo e non l’avrei più fatto giocare anche a costo di perdere la qualificazione in Champions League: conta solo l’Inter, non esistono compromessi. Sarebbe stato un segnale forte anche per il futuro».

MANCINI E FASSONE – Tra gli amici all’Inter si ricorda Roberto Mancini, di cui Mirabelli racconta un aneddoto: «Ritiro a Riscone di Brunico, prendiamo la funivia e andiamo a fare un incontro di rappresentanza in una baita. Ci fanno mangiare wurstel e altre cose buonissime, ma poco leggere. Al momento di tornare allora lo provoco: “Mister, ce la facciamo a piedi così smaltiamo?”. Mancini ride: “Non vorrei che a metà strada dovesse venirti a prendere un elicottero”. Parte la sfida e ci facciamo quattro ore di cammino su stradine dissestate. All’arrivo io sono tranquillissimo, mentre Mancini, quello sempre in forma e allenato, ha un ginocchio gonfio che poi sarà costretto a operare: ogni volta che lo vedo glielo ricordo… Come sono arrivato al Milan? Lavoravo all’Inter con Marco Fassone, evidentemente bene perché, quando c’è stata l’occasione, mi ha portato con lui in rossonero…».

Fonte: Libero

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