Jonk: “Tifosi dell’Inter fedeli ma c’è molta negatività intorno al club”

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3 ottobre 2018, 14:53

Nel corso della lunga intervista concessa agli olandesi di NOS l’ex centrocampista di Inter e PSV Eindhoven Wim Jonk si è soffermato a lungo anche sulla sua esperienza biennale in maglia nerazzurra.

TROPPE PRESSIONI – Jonk arrivò all’Inter nel 1993 per poi lasciare i nerazzurri due anni dopo proprio per il PSV Eindhoven. Nella sua prima stagione in Italia vinse la Coppa UEFA ma arrivò tredicesimo in campionato: «L’intenzione era di giocare un calcio offensivo ma non è successo. In ogni caso in Italia ho appreso molto confrontandomi con un calcio più professionale e difensivo. Dennis arrivò all’ultimo momento preferendo l’Inter alla Juve e all’inizio fu costretto ad adattarsi perché la squadra giocava con due punte e in più il suo rendimento veniva giudicato unicamente in base al numero di gol segnati. Ruben Sosa? Ottimo calciatore ma individualista che si preoccupava principalmente di sé stesso. Non c’era stabilità, durante la stagione cambiammo allenatore (Gianpiero Marini sostituì l’esonerato Osvaldo Bagnoli ndr), la situazione era molto confusa e poi c’era molto pressione nei confronti miei e di Bergkamp perché venivamo paragonati agli olandesi del Milan van Basten, Gullit e Rijkaard». I nerazzurri conquistarono la coppa eliminando il Borussia Dortmund nei quarti di finale, il Cagliari in semifinale e battendo il Salisburgo nella doppia finale: «La pressione in campionato era superiore quindi in Europa riuscivamo a giocare più liberi e questo si è tradotto in buoni risultati. La tensione era comunque enorme perché andavamo male in campionato e quindi la coppa era vista come l’unica via di salvezza: abbiamo giocato belle partite contro il Borussia Dortmund mentre col Cagliari ci fu una lotta titanica. La vittoria finale poi è stata ovviamente la ciliegina sulla torta». Nell’estate successiva il presidente Ernesto Pellegrini (che a metà stagione cedette il club a Massimo Moratti) affidò la panchina ad Ottavio Bianchi: «Nella stagione successiva la preparazione estiva andò molto bene, con il nuovo allenatore giocavamo un calcio più offensivo ma poi perdemmo la prima in casa contro la Roma a causa di un autogol e quindi ripartirono subito le critiche. C’erano partite al termine delle quali pensavo che non avevamo fatto molto ma alla fine si guardava solamente al risultato che è sacro e quindi anche per i tifosi non contava giocare bene ma vincere». Jonk sottolinea la grande passione dei tifosi dell’Inter che però può degenerare in pesanti contestazioni quando la squadra non dà il meglio o comunque non riesce a raggiungere risultati in linea con il prestigio del club: «L’Inter è una grande squadra con tifosi molto fedeli ma è anche un club difficile perché c’è molta negatività intorno al club. Ad un certo punto siamo stati contestati dai nostri stessi tifosi che un giorno interruppero addirittura un allenamento. I tifosi italiani sono passionali e molto emotivi, sia in positivo che in negativo».







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