Adani: “La mia Inter piena di trascinatori! Adriano a volte…”

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1 febbraio 2017, 22:31
inter adani

Daniele Adani è l’ospite di “Memorabilia”, trasmissione in onda su Inter Channel: l’ex difensore nerazzurro parla della sua attuale carriera a Sky Sport, dell’inizio della sua carriera e della sua esperienza in un’Inter di trascinatori e fomentatori di folle. Di seguito le sue dichiarazioni, riportate dal sito ufficiale della società

PASSATO E PRESENTE Daniele Adani è l’ospite dell puntata odierna di “Memorabilia”, trasmissione in onda su “Inter Channel”. L’ex difensore nerazzurro inizia la sua intervista parlando del modo diverso in cui oggi vive il calcio: «È una cosa che faccio con passione, credo di farlo cercando di portare il campo alla gente. Cercare di stare attenti al modo di comunicare ha un senso, per provare a far capire il calcio alla gente a casa, perché si appassionino ai protagonisti. Non ero un giocatore con colpi eccezionali, avevo altre qualità e di certo c’erano l’intelligenza tattica e la gestione in campo. Mi sono trovato bene in tutte le squadre, cercando nei rapporti qualcosa di profondo con gli allenatori e con i compagni, cercando di capire il calcio, capire cosa queste persone volevano trasmettere. Sono partito dal settore giovanile del Modena, poi via via Brescia, Lazio, Fiorentina. Dopo l’Inter ho concluso ad Empoli ed è stata comunque un’esperienza importante. Il calcio è cambiato ancora rispetto a 10-15 anni fa, ma un giocatore con intuito e posizione che riesca a gestire tutti i palloni vaganti e sporchi ha possibilità anche con una lettura anticipata di sopperire ad alcuni difetti. Io giocavo dietro perché mi muovevo prima degli altri riuscendo a sopperire ad alcune mancanze atletiche».

SQUADRA DI TRASCINATORI – Il gol del 2-2 in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus è certamente rimasto nel cuore dei tifosi nerazzurri: «Fu un gol emozionante, sentivo che era il momento di andare in avanti. Avevo anche una maglietta dedicata ad un ragazzo, una storia guidata dall’alto credo. Una persona importantissima in quegli anni è stato Toldo, un ragazzo che è come un fratello ed era un pilastro di quella squadra. C’erano anche tante figure apparentemente secondarie che hanno poi trascinato l’Inter negli anni a venire. Sentivamo il peso della maglia, avevamo negli occhi e nel cuore la responsabilità e la gente lo percepiva. Lo spettacolo poi lo danno gli attaccanti, che esaltano le folle. C’erano Vieri, Recoba, Adriano, Cruz che era efficacissimo. L’Inter ha sempre avuto tanta qualità e una rosa lunga, estesa, era solo questione di tempo per arrivare a raccogliere. Adriano a volte dava l’impressione di essere onnipotente. Aveva potenza, velocità e coordinazione, colpo di testa, calcio, poteva giocare da solo o con un’altra punta. Sudamerica? La mia passione nasce con la condivisione di tanti valori con dei compagni che avevo all’Inter, soprattutto argentini o in generale sudamericani, come anche Cordoba e Recoba. Con loro mi sono sempre trovato bene nel condividere ricordi ed emozioni. Finita la carriera mi è venuto naturale andare a trovare Almeyda in Argentina e iniziare ad informarmi anche sulle competizioni».

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