Zanetti: “L’Inter mi ha cambiato la vita, preferivo giocare a destra”

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17 maggio 2018, 14:46
Javier Zanetti

Il sito dell’Inter ha riportato le dichiarazioni rilasciate da Javier Zanetti, protagonista di un incontro sul tema dell’etica e i valori dello sport presso il Lincoln College di Oxford, durante il quale è tornato anche sulla sua esperienza da calciatore.

SCELTA GIUSTA – «È stato difficile lasciare l’Argentina da giovanissimo. Non mi aspettavo la chiamata dell’Inter, io giocavo in una squadra piccola e pensavo ci sarebbe voluto del tempo prima di approdare al calcio europeo, quindi all’inizio ero spaventato. Per fortuna negli anni ho sempre avuto accanto a me una persona fantastica come Paula, mia moglie. È stata una scelta importante, mi ha cambiato immensamente la vita, ma io rimango con i piedi ben saldi per terra e non dimentico mai da dove sono venuto, questo è sempre stato il segreto per a tenere il giusto equilibrio. Dopo i 90 minuti di una partita non ho mai fatto fatica a smettere i panni del calciatore e a reindossare quelli della persona qualsiasi, per me è sempre stata una cosa naturale. Il primo ricordo di San Siro? Non vedevo l’ora di giocare al ‘Meazza’ e ricordo anche l’esordio con il Vicenza, 1-0 con gol di Roberto Carlos. Si giocava la domenica e io il venerdì sera ho portato i miei genitori a fare un giro in macchina allo stadio per farglielo vedere di sera illuminato e dire loro dopodomani giocherò quì. Un’emozione indescrivibile. La mia posizione preferita in campo? Gli allenatori si sono sempre fidati di me e mi schieravano dove avevano più bisogno, quindi ho fatto praticamente tutti i ruoli tra centrocampo e difesa. La mia posizione preferita è stata quella di centrocampista di destra. L’anno del Triplete giocavo sulla stessa fascia con Maicon e avevamo un accordo: che quando lui attaccava io lo coprivo e lui sapeva benissimo che poteva rientrare in difesa anche passeggiando tanto c’ero sempre io a coprirlo. Investitori stranieri? Credo sia un fatto molto positivo che un investitore straniero sia disposto a impegnarsi direttamente nel nostro calcio. È un bene dal punto di vista economico, ma anche culturale e sociale. Suning rappresenta un esempio molto importante. Noi siamo famiglia, internazionali, impegnati nel sociale, è il nostro dna. Questo è il punto di partenza e la famiglia Zhang lo ha capito perfettamente, fin dal primo giorno. Il ruolo del capitano? Un capitano deve soprattutto far vedere con l’esempio. Un capitano non è quello che urla di più. Io sono diventato capitano molto giovane e tutti i miei compagni mi hanno rispettato perché sapevano che non avevo altro interesse al di fuori del bene della squadra. Mancini CT? Prima di tutto grande intenditore di calcio, conosce profondamente il calcio italiano. Non sarà un compito facile il suo, ma ho grande fiducia che possa fare un ottimo lavoro. Saranno importanti anche i giocatori che avrà a disposizione e la loro volontà di sacrificarsi e impegnarsi al massimo delle loro possibilità. Mancini, infine, ha una grande esperienza internazionale che potrà portare in azzurro».






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