Spalletti: “Soluzione Inter? Non lo so. Ho chiesto aiuto, ma…”

Articolo di
18 febbraio 2018, 00:20

Luciano Spalletti – intervistato dai microfoni di “Rai Sport” durante la diretta del “Sabato della DS” su Rai 2 – analizza la pesante sconfitta in casa del Genoa rispondendo a tono agli attacchi ricevuti e invocando nuovamente l’aiuto della dirigenza per la delicata situazione creatasi all’Inter

EPISODIO SFAVOREVOLE – Un KO pesante per l’Inter di Luciano Spalletti, che dopo il 2-0 inflitto dal Genoa indica più di un fantasma all’interno dell’ambiente nerazzurro: «Dentro la partita non abbiamo avuto grandi risposte perché non ce ne possiamo impadronire in maniera totale, ma dobbiamo cercare di guadagnare pallone su pallone, contrasto su contrasto, arrivando un metro prima per determinare qualcosa di positivo. La partita era in equilibrio, poi è successo l’infortunio dell’autorete e lì entra in gioco il periodo non bellissimo che si sta attraversando, che crea più problemi. La reazione c’è stata, poi nel secondo tempo abbiamo preso il secondo gol che ci ha buttato giù ulteriormente e abbiamo perso. Non mi sembra una partita in cui abbiamo sbagliato tutto: c’è stata la difficoltà, l’episodio ci ha peggiorato la situazione e la squadra ha tentato di fare quello che poteva fare per il momento che sta attraversando».

RICHIESTA DI AIUTO – «Bisogna fidarsi di quello che dico: noi siamo lì a lavorare dalla mattina alla sera e durante il mercato di riparazione sono stati fatti tutti questi nomi che hanno creato aspettative, così tutti i ragazzi si sono sentiti in discussione. Adesso, a mercato finito, si parla di rivoluzione: si parla degli acquisti già fatti per giugno e si dice che verrà smantellata mezza squadra. Ci sono tre-quattro mesi in cui far sentire la fiducia ai ragazzi per la maglia che vestono e l’importanza che hanno. Il tentativo è difenderli, ma se si parla di rivoluzione è una sentenza definitiva da cui non poter tornare indietro. Si parla solo dei nuovi arrivi, di chi forse abbiamo già preso: il mio tentativo di tirare dentro i dirigenti è una richiesta di aiuto, perché io sono dentro lo spogliatoio e so di cosa parlano i ragazzi… La prima analisi va fatta sul lavoro, e io l’ho fatta dicendo che lavoro male, questa settimana ho tentato di chiedere qualcosa di diverso negli allenamenti doppi per approfondire alcuni concetti sullo stare in campo, ma devo dimostrare di stare con loro anche in altri ambiti. Non c’è nessun rapporto scricchiolante tra me e la dirigenza, ma ciò non significa che loro non prendano decisioni e non mi analizzino, alla fine verranno prese delle decisioni: i dirigenti fanno così anche con me. Il mercato ora è chiuso, finito: si è parlato di Javier Pastore, Daniel Sturridge e chi più ne ha più ne metta, ma ora è finito. Ci sono le sentenze della rivoluzione che verrà fatta perché siamo andati a trattare e comprare questo giocatore. Sono parole pesanti, mancano quattordici partite… Bisogna parlare anche di mercato e futuro, ma io devo fare il mio lavoro perché sono dentro con i calciatori e, stando dentro, le cose le so meglio: ora abbiamo bisogno del pezzettino di attenzione in più, del pensiero, del piccolissimo movimento corretto per dare un contributo agli equilibri sottili che stiamo attraversando adesso. Per questo tiro dentro la società dicendo di non parlare di giocatori nuovi, perché così non aiutiamo i ragazzi in rosa: il tentativo è di questo tipo».

ALLENATORE VS. GIORNALISTI – «Noi come posizione siamo più in difficoltà rispetto alle sentenze, si cambiano più allenatori che giornalisti durante la stagione (sorride, ndr). Alla fine si va a finire sempre lì: l’equazione che siccome guadagni più soldi devi assorbire tutte le offese che ti fanno è sbagliata, è una scelta professionale e ognuno dev’essere contento della propria scelta. Se no un giornalista va a fare il corso a Coverciano e prende il tesserino di allenatore! E poi ci sono giornalisti che guadagnano più di alcuni allenatori… Se avessi chiara una soluzione, l’avrei giù fatta: tento di cambiare qualcosa piano piano, lavorando di più e meglio. La migliore soluzione è l’essere il più autocritici possibili: io lo faccio e ho più responsabilità di tutti, ho più colpe di tutti, per questo devo lavorare più di tutti, poi può darsi che non ci riesca, ma ci provo. Io dico la mia, gli altri dovrebbero dire la loro».






ALTRE NOTIZIE